Un’esortazione a costruire l’unità del paese, sanando le divisioni etniche e religiose, ha accompagnato il grande raduno di pellegrini al santuario di ‘Nostra Signora di Madhu’, nel distretto nordoccidentale di Mannar, in Sri Lanka, in occasione della festa dell’Assunzione di Maria, le prime celebrazioni della festività religiosa dalla fine della trentennale guerra secessionista nel maggio scorso.
Agenzia Misna - Centinaia di migliaia di persone (oltre 600.000 secondo gli organizzatori) di tutte le confessioni cristiane e moltissimi indù e buddisti, hanno partecipato alle celebrazioni, officiate dal nuovo arcivescovo di Colombo Malcom Ranjiith, insieme all’arcivescovo emerito Oswald Gomis, e il vescovo di Jaffna Thomas Sauvdranayagam; non era presente per ragioni di salute il vescovo di Mannar, monsignor Joseph Rayappu, noto per la sue posizioni apertamente critiche nei confronti degli abusi dell’esercito e contro i civili tamil. Sul sacrato del santuario mariano, risalente a quattrocento anni fa, dove è stata esposta l’antica statua lignea della Madonna con Bambino che raccoglie la devozione dei fedeli di tutte le religioni in Sri Lanka, erano seduti in prima fila i rappresentanti delle autorità pubbliche, politici, religiosi buddisti e militari. “Le divisioni e l’odio devono finire, iniziamo ad amarci l’un l’altro e costruiamo una società più giusta, passando dalle parole ai fatti” ha detto nell’omelia l’arcivescovo Ranjiith, il quale ha ricordato come il sogno di unità seguito alla dichiarazione di indipendenza non si è potuto realizzare per le crescenti divisioni tra maggioranza cingalese e minoranza tamil. “Siamo molto felici che i dintorni del santuario di Madhu, che sono state campo di battaglia, ora siano tornate ad essere un luogo religioso” ha detto in lingua tamil il vescovo di Jaffna, monsignor Sauvdranayagam, riferendosi in particolare a quanto accaduto ad aprile dello scorso anno, quando scontri tra esercito e ribelli separatisti tamil delle Tigri per la liberazione della patria tamil (Llte) avevano reso pericoloso avvicinarsi e quindi le celebrazioni non ebbero luogo. Ranjiith e Sauvdranayagam hanno entrambi ringraziato le autorità e i militari per aver garantito l’accesso e sminato la zona, ma hanno anche ricordato le centinaia di migliaia di civili tamil chiusi nei campi profughi; l’arcivescovo di Colombo ha espresso rammarico per il fatto che non sia stato permesso ai cattolici e agli altri di partecipare alla celebrazione, mentre il capo della diocesi di Jaffna, città simbolo del movimento indipendentista tamil, ha espresso l’augurio che i rifugiati, trattenuti in massa per identificare ex guerriglieri o loro sostenitori, possano tornare presto alle loro case. Si stima che siano 30.000 solo i cattolici originari del distretto di Mannar, ancora nei campo profughi.
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