martedì, agosto 18, 2009
Dalle pagine di Avvenire il segretario generale della CEI traccia un'analisi della società che si sta delineando in italia e lancia un appello agli uomini e alla classe politica del nostro bel paese.

avvenireMisna - Il dibattito sociale e politico in Italia si consuma troppo spesso “in una quotidianità irretita dalle sirene del consenso facile e immediato”, mentre serve “una riflessione alta, una visione d’insieme responsabile e di lungo periodo, se non si vuole privare il Paese di soluzioni ponderate e condivise”. È questo l'appello rivolto alla società e alla politica dal segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), il vescovo Mariano Crociata, in un editoriale pubblicato dal quotidiano “Avvenire” di sabato 15 agosto. “La solennità dell'Assunzione di Maria, come tutte le feste cristiane — scrive Crociata — fa memoria del passato ma al tempo steso illumina il presente e annuncia il futuro”. “Senza una visione, senza una prospettiva di lunga durata, senza futuro — ha avvertito il segretario della Cei — non si può vivere”. Sancita la fine delle ideologie, il Paese si è, a suo giudizio, adagiato su un eterno presente, rivelatosi però a lungo andare “vuoto, senza più punti di appoggio nel passato e senza approdi in un futuro possibile”. Risultato: “La frammentazione sembra regnare incontrastata, mentre crescono pensieri e generazioni senza radici e senza prospettive”. In questo contesto, quelli che “portano la responsabilità della cosa pubblica” — ha sottolineato il vescovo pur richiamando ogni componente della società a un impegno di più lungo respiro — “sono chiamati a ritrovare la capacità di progettare, di prendersi a cuore il futuro dell’intera collettività e di ricercare il bene di tutti e di ciascuno”. Mettere in pratica, insomma, gli insegnamenti dell’enciclica sociale di Benedetto XVI Caritas in veritate, a parole da tutti apprezzata, impegnandosi — ha detto il presule, citando il documento — “per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale”. Un'attenzione speciale viene riservata alle giovani generazioni, che “portano il peso e le conseguenze più evidenti di un clima culturale che brucia nel “tutto e subito” le tensioni e le aspirazioni più profonde, ripiegando nel consumo e nello stordimento per compensare il vuoto di senso e di speranza”. Anche a esse, tuttavia, spetta un compito: quello di non scaricare «sulla responsabilità di altri il proprio rifiuto di mettersi in gioco”, e imparare, anche da soli, “a guardare lontano”. In tale senso il vescovo Crociata parla di “un dono di luce e di Spirito all'opera anche in questo nostro tempo”. Saremo capaci di scorgerlo e accoglierlo? “È il nostro primo compito ecclesiale. Abbiamo dinanzi — evidenzia — l'opportunità di una nuova tappa nel cammino della Chiesa in Italia, con gli Orientamenti pastorali sulla educazione per il prossimo decennio che ci prepariamo a ricevere. Ci è chiesta dedizione, passione, come agli inizi della missione cristiana”, nella speranza certa di nuovi frutti, in attesa di “cieli nuovi e terra nuova”.

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