venerdì, agosto 21, 2009
Dopo più trent'anni di intenso lavoro finalmente la popolazione Pokot del Kenya potrà leggere la Bibbia tradotta nella propria lingua madre.

Radio Vaticana - La nuova Bibbia, la cui traduzione e supervisione sono state coordinate e dirette dalla società biblica del Kenya (Bsk), sarà ufficialmente presentata a Nairobi, sabato prossimo, nel corso di una cerimonia dal ministro delle Comunicazioni e Informazioni, Samuel Poghisio. I pokot sono una comunità pastorale che vive nelle aride pianure del nord-ovest del Kenya e che si estende anche in Uganda. La principale difficoltà - hanno spiegato gli studiosi - non è stata tanto la traduzione della Bibbia ma le differenze nella presentazione e nell'introduzione delle note a pie' pagina e nelle indicazioni dottrinali. "Finalmente, un viaggio iniziato trent'anni fa si è appena concluso - ha dichiarato con soddisfazione il presidente della società bibliba del Kenya, Isacco Litali - e adesso è giunto il momento di raccogliere i frutti del duro lavoro e del sacrificio della gente pokot. In passato ci siamo accorti quanto fosse importante la presenza della Bibbia tradotta nelle lingue locali tra le popolazioni indigene”. “La traduzione nella propria lingua - ha aggiunto - ha un profondo effetto sulle persone, le induce a ricevere la Parola di Dio in modo più efficace rispetto a prima. Si dice che è il Signore a rivolgersi a loro nella loro lingua principale”. Tra gli obiettivi della Conferenza episcopale del Kenya vi è quello di promuovere la traduzione della Bibbia nelle diverse lingue dei popoli indigeni. Si deve fare in modo che sia più presente nelle riunioni e durante le celebrazioni. Si deve anche offrire piena fiducia agli indigeni operatori di pastorale, sacerdoti, religiosi, animatori delle comunità e catechisti, affinché si sentano appoggiati e abbiano il posto che corrisponde loro come protagonisti del processo di inculturazione del Vangelo. Il ministro Poghisio ha sottolineato che la Bibbia sarà anche una risorsa fondamentale per affrontare il problema del perenne conflitto tra i pokot e i popoli vicini. Per la popolazione pokot la pubblicazione di questa Bibbia significa anche “un migliorarsi dal punto di vista dell'alfabetizzazione, molte persone si sforzeranno di imparare a leggere e a scrivere”. Per la Chiesa del Kenya è fondamentale fortificare l'incarnazione della fede cristiana nella vita dei popoli che hanno una tradizione di fede e spiritualità. Occorre, inoltre, enfatizzare l'importanza dell'apprendistato delle lingue proprie dei popoli originari, rendere presente la Bibbia nei momenti significativi della vita e organizzare laboratori per traduttori della Bibbia e della liturgia nelle lingue indigene. "La promozione della traduzione cattolica della Bibbia nei diversi idiomi dei popoli originari - ha affermato Elisabetta Muriuki, segretario generale della Bible Society of Kenya - è un diritto degli stessi a provare l'amore del Padre che ci manifesta la sua Parola. Il processo di inculturazione del Vangelo - ha concluso Muriuki - è un'esperienza comunitaria". Secondo la Società Biblica del Kenya – ricorda l’Osservatore Romano - la Bibbia era disponibile solo in sedici lingue: borana, dholuo, ekegusii, gikuyu, kalenjin, kidawida, kikamba, kimiiru, logooli, lunyore, masai, nandi, luhya, swahili, turkana, somo. Adesso si aggiunge la versione in pokot. Attualmente, vi sono altri quindici gruppi linguistici che hanno a disposizione solo la traduzione del Nuovo Testamento e tre gruppi linguistici che dispongono solo di una piccola parte delle Sacre Scritture. La lingua pokot appartiene al gruppo delle lingue Nilotiche Meridionali. Secondo l’ultimo censimento del Kenya (1999) gli abitanti del distretto del West Pokot erano 308 mila, quasi tutti pokot. A questi vanno aggiunti circa 70 mila pokot che vivono in Baringo e almeno 50.000 in Uganda. (A.L.)


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