giovedì, agosto 27, 2009
La modella malese accetta le frustate per aprire il dibattito sulla sharia. E il primo ministro si schiera con lei

PeaceReporter - Sei frustate con una canna di bambù e una multa di 1700 euro. Questo è il prezzo da pagare per una birra nel pub di un hotel di una località balneare nello Stato ultra-conservatore di Pahang, Malesia. È il prezzo che è stata condannata a pagare Kartika Sari Dewi Shukarno, modella trentaduenne di religione musulmana. La Shariah (legge d'ispirazione cranica) punisce il consumo di alcolici da parte dei credenti con tre anni di carcere e altre pene corporali. Nessun divieto invece per buddisti, induisti e cristiani, che rappresentano nel complesso il 30 per cento della popolazione. La Malesia ha un sistema legale doppio, che permette alle autorità di giudicare i musulmani secondo la legge penale e familiare islamica, oltre che in base alla legislazione civile.

Nonostante la maggior parte degli autori di questo "reato" venga generalmente graziata, la donna, che sarebbe la prima nel Paese a venire punita con la fustigazione per aver consumato alcolici, ha affermato di non voler presentare ricorso, sfidando i giudici a eseguire pubblicamente la sentenza.

Kartika, madre di due figli, era stata prelevata dalla sua abitazione di Karai, nel nord del Paese per essere condotta in un carcere femminile vicino a Kuala Lumpur perché venisse eseguita la sentenza, quando Mohamad Sahfri Abdul Aziz, consigliere esecutivo di Pahang per la Religione, il Lavoro e l'Unità, ha annunciato che la fustigazione sarebbe stata spostata di un mese, per rispettare la santità del Ramadan. Le autorità hanno però fatto sapere di non avere alcuna intenzione di revocare la sentenza, nonostante gli appelli da parte delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, che insistono perché la Malesia abolisca la pratica delle punizioni corporali.

All'arrivo del contrordine, Kartika è stata ricondotta a casa senza ricevere alcuna spiegazione, tanto che sulle prime si è persino rifiutata di scendere dal furgoncino sul quale era stata caricata. "Tutto ciò è molto strano, perché si stanno comportando così con me? Quando hanno deciso di spostare la fustigazione a dopo il Ramadan, l'ho saputo solo dalle notizie in televisione", ha dichiarato oggi in un'intervista telefonica. La sorella Ratna si è detta preoccupata per lo stato di salute della donna, che è apparsa fortemente stressata a causa dell'inaspettato rinvio.

In mattinata anche il premier malese Najib Razak è intervenuto sulla vicenda, esortando la donna a non accettare passivamente la sentenza del tribunale islamico e a presentare ricorso. Il primo ministro, durante una conferenza stampa, si è detto convinto che le autorità giudiziarie coinvolte capiranno le implicazioni del caso anche a livello internazionale e, pur assicurando che non interferirà personalmente con le corti che applicano la Shariah, ha lasciato intendere che ci sono ancora possibilità che l'imputata venga assolta. Kartika Sari Dewi Shukarno ha però rifiutato la solidarietà di Najib, rispondendo che starà ai giudici decidere in merito ad una sua eventuale assoluzione.

L'opinione pubblica del Paese è divisa. Nasrudin Hassan Tantawi, esponente del Partito Islamico Conservatore (Pas), ha espresso il proprio disaccordo nei confronti delle dichiarazioni del premier: "Non vogliamo che i tribunali della Sharia siano percepiti come inconsistenti o senza poteri". Alcuni parlamentari della maggioranza e i membri di gruppi per i diritti delle donne si sono detti contrari a una punizione giudicata crudele e sproporzionata rispetto al reato commesso. La fustigazione è infatti generalmente riservata agli uomini che si siano macchiati di gravi reati, come lo stupro o la corruzione.

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