Nella giornata mondiale contro il lavoro minorile Mohammad Manan Ansari, 14enne di un villaggio dello Jharkhand, interviene alla conferenza internazionale per raccontare la sua vicenda di bambino fuggito dallo sfruttamento nelle miniere di mica.
Mumbai (AsiaNews/Agenzie) - Mohammad Manan Ansari ha 14 anni e viene dal villaggio di Samsahiriya, nello stato di Jharkhand. A 8 anni ha iniziato a lavorare nelle miniere di mica del distretto di Koderma, uno dei più poveri dello Stato. Domani racconterà la sua storia al summit dell’Organizzazione mondiale del lavoro di Ginevra nel giorno in cui si celebra la giornata mondiale contro il lavoro minorile. La vicenda di Manan (nella foto) è simile a quella della maggior parte dei suo coetanei che vivono nel villaggio. Simile, ma non identica, perché lui oggi può raccontarla come un fatto del passato grazie all’intervento di una ong indiana, la Bachpan Bachao Andolan (Bba), che ha convinto i genitori a togliere Manan dalla miniera e farlo studiare in un centro di riabilitazione a Jaipur.
“Più della metà dei bambini del mio villaggio lavorano nella miniera di mica - racconta il ragazzo - e così anche i loro parenti. I più piccoli hanno tra i 6 ed i 7 anni”. Le famiglie di Samsahiriya sono in media composte da dieci persone e la maggior parte di loro trovano lavoro nella “khadan”, la miniera. Manna racconta che i minerali spesso si trovano in superficie, ma il materiale migliore è in profondità e sono soprattutto i bambini quelli che si immergono nei tunnel sotto terra per andare a recuperali. Talvolta i cunicoli collassano e così i piccoli minatori muoiono. La loro giornata lavorativa inizia alle 10 del mattino e sino alle 6 di sera lavorano nella miniera. Guadagnano in base ala qualità del materiale estratto: un chilo di minerale viene pagato un minimo di 4 o 8 rupie sino a 20, l’equivalente di 30 centesimi di euro.
Le giornate di Manan si sono svolte in questo modo sino a quattro anni fa, quando grazie alla Bba ha iniziato a studiare a Jaipur. Da allora è diventato anche un difensore dei diritti dei bambini. Torna appena può al villaggio per visitare i parenti e in questi anni è riuscito a convincere le famiglie di altri otto bambini a toglierli dalla miniera per mandarli a scuola. Manan racconta: “Spiego loro che se non sono d’accordo che i figli studino, la prossima generazione soffrirà ancora di più. Ma devo fare tanti tentativi prima di convincerli”.
Mumbai (AsiaNews/Agenzie) - Mohammad Manan Ansari ha 14 anni e viene dal villaggio di Samsahiriya, nello stato di Jharkhand. A 8 anni ha iniziato a lavorare nelle miniere di mica del distretto di Koderma, uno dei più poveri dello Stato. Domani racconterà la sua storia al summit dell’Organizzazione mondiale del lavoro di Ginevra nel giorno in cui si celebra la giornata mondiale contro il lavoro minorile. La vicenda di Manan (nella foto) è simile a quella della maggior parte dei suo coetanei che vivono nel villaggio. Simile, ma non identica, perché lui oggi può raccontarla come un fatto del passato grazie all’intervento di una ong indiana, la Bachpan Bachao Andolan (Bba), che ha convinto i genitori a togliere Manan dalla miniera e farlo studiare in un centro di riabilitazione a Jaipur.“Più della metà dei bambini del mio villaggio lavorano nella miniera di mica - racconta il ragazzo - e così anche i loro parenti. I più piccoli hanno tra i 6 ed i 7 anni”. Le famiglie di Samsahiriya sono in media composte da dieci persone e la maggior parte di loro trovano lavoro nella “khadan”, la miniera. Manna racconta che i minerali spesso si trovano in superficie, ma il materiale migliore è in profondità e sono soprattutto i bambini quelli che si immergono nei tunnel sotto terra per andare a recuperali. Talvolta i cunicoli collassano e così i piccoli minatori muoiono. La loro giornata lavorativa inizia alle 10 del mattino e sino alle 6 di sera lavorano nella miniera. Guadagnano in base ala qualità del materiale estratto: un chilo di minerale viene pagato un minimo di 4 o 8 rupie sino a 20, l’equivalente di 30 centesimi di euro.
Le giornate di Manan si sono svolte in questo modo sino a quattro anni fa, quando grazie alla Bba ha iniziato a studiare a Jaipur. Da allora è diventato anche un difensore dei diritti dei bambini. Torna appena può al villaggio per visitare i parenti e in questi anni è riuscito a convincere le famiglie di altri otto bambini a toglierli dalla miniera per mandarli a scuola. Manan racconta: “Spiego loro che se non sono d’accordo che i figli studino, la prossima generazione soffrirà ancora di più. Ma devo fare tanti tentativi prima di convincerli”.
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