È stato rilasciato su cauzione lo chef del Castel Inn arrestato con l’accusa di possesso di bevande alcoliche illegali. E' stato rinchiuso per due settimane in una prigione con altri 240 detenuti, la cella ne può contenere 20. Ora si attende il processo, la comunità cattolica chiede “giustizia”.
Dhaka (AsiaNews) – Ha trascorso più di due settimane nel carcere di Dhaka, rinchiuso in una cella “capace di contenere 20 detenuti mentre noi eravamo 240”, la sua pelle si è ammalata per le “pessime condizioni igieniche” e il cibo servito “non bastava nemmeno a sfamare un bambino”. Sapon D Costa, il cuoco cattolico arrestato la notte del 25 maggio per possesso di alcolici illegali, è libero su cauzione ed è in attesa di processo. “Ho vissuto momenti terribili – racconta – rinchiuso in una piccola cella per 20 persone, anche se i detenuti erano 240. Per tutto il corpo si è diffusa una malattia della pelle, il cibo che ci davano non bastava nemmeno a un bambino. Le condizioni delle carceri di Dhaka sono davvero disumane”. Sapon D Costa è stato rilasciato su cauzione il 6 giugno scorso; uscito di prigione si è recato con tutta la famiglia nella Chiesa cattolica della città per ascoltare la messa e ringraziare Dio. Onima Corraya, moglie del cuoco, aggiunge di aver “pregato la Madonna” e ringrazia “i sacerdoti e la comunità cattolica per la solidarietà e il sostegno”. La donna auspica che il marito possa “riprendere il lavoro”.
Nelle giornate successive all’arresto numerose associazioni cristiane e attivisti per i diritti umani avevano perorato la sua causa, chiedendo un processo libero e giusto e indagini imparziali sulla vicenda. P. Edmond Cruze, sacerdote della Santa croce, spiega che non basta il rilascio, ma ora “vogliamo che sia fatta giustizia”.
Sapon D Costa spiega che per giorni è rimasto rinchiuso in una cella senza nemmeno conoscere i capi d’accusa a suo carico. Alla base dell’arresto vi sarebbe il possesso di bevande alcoliche proibite, servite durante un party che si è tenuto la sera del 24 al Castel Inn, la struttura di lusso presso la quale lavora. “Un gruppo di ragazzi e ragazze – racconta – sono stati rilasciati dopo aver versato una somma di denaro agli agenti. Io sono povero e non avevo nulla da dare loro”.
Egli aggiunge che solo dopo qualche giorno ha saputo dell’accusa a suo carico. “I clienti – conclude – hanno introdotto le bevande dall’esterno. Solo i ragazzi presenti alla festa e il manager dell’hotel – che avrebbe montato ad arte le accuse per licenziare l’uomo e assumere familiari e amici – erano a conoscenza del contenuto delle bottiglie”.
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Sapon D Costa spiega che per giorni è rimasto rinchiuso in una cella senza nemmeno conoscere i capi d’accusa a suo carico. Alla base dell’arresto vi sarebbe il possesso di bevande alcoliche proibite, servite durante un party che si è tenuto la sera del 24 al Castel Inn, la struttura di lusso presso la quale lavora. “Un gruppo di ragazzi e ragazze – racconta – sono stati rilasciati dopo aver versato una somma di denaro agli agenti. Io sono povero e non avevo nulla da dare loro”.
Egli aggiunge che solo dopo qualche giorno ha saputo dell’accusa a suo carico. “I clienti – conclude – hanno introdotto le bevande dall’esterno. Solo i ragazzi presenti alla festa e il manager dell’hotel – che avrebbe montato ad arte le accuse per licenziare l’uomo e assumere familiari e amici – erano a conoscenza del contenuto delle bottiglie”.
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