Decine di miglia di persone in tutto il paese hanno dato vita a un’intensa giornata di solidarietà con gli indigeni dell’Amazzonia in protesta contro le politiche di sfruttamento delle risorse naturali condotte dal governo del presidente Alan García, a una settimana dalle violenze che hanno causato almeno 33 vittime, sebbene il bilancio resti ancora incerto.
Agenzia Misna - Convocata dal principale sindacato nazionale, la ‘Confederación General de Trabajadores del Perú’ (Cgtp), e sostenuta da movimenti studenteschi e da altre diverse organizzazioni della società civile, la mobilitazione nazionale ha radunato oltre 10.000 persone nella capitale Lima, dove sono stati segnalati disordini con la polizia, quando un gruppo di manifestanti ha cercato di forzare i cordoni di sicurezza per dirigersi al palazzo del governo; il corteo è stato disperso dagli agenti che hanno utilizzato gas lacrimogeno e squadre a cavallo. Anche ad Arequipa, seconda città del paese, in 10.000, secondo fonti della stampa locale, hanno marciato fino alla Plaza de Armas lanciando uova contro la sede della Sovrintendenza nazionale dell’amministrazione tributaria; altre migliaia persone si sono concentrate ad Ayacucho, nella sierra andina, e lungo le rive del Lago Titicaca: hanno invocato le dimissioni del governo e la cancellazione di 11 decreti legislativi – due dei quali ‘sospesi’ mercoledì dal parlamento – all’origine delle proteste degli indigeni dell’Amazzonia, iniziate due mesi fa. Il primo ministro Yehude Simon ha intanto annunciato la formazione di un ‘tavolo del dialogo’ per esaminare le richieste dei popoli originari che, tuttavia, non hanno mai chiesto un negoziato ma insistono nell'esigere la revoca delle leggi che ritengono lesive dei loro diritti sull’utilizzo delle risorse naturali; Simon ha comunque escluso dal ‘tavolo’, l’Associazione interetnica di sviluppo della selva (Aidesep), che da sola riunisce oltre 1000 comunità native ed è la principale promotrice della più vasta mobilitazione sociale del secondo mandato del presidente García. Il capo dell’Aidesep, Alberto Pizango, accusato di ribellione, resta per il momento rifugiato a Lima presso l’ambasciata del Nicaragua che gli ha concesso asilo politico. Il governo ha tra l’altro subito sanato la crisi creata dalla rinuncia del ministro della Donna e dello Sviluppo sociale, Carmen Vildoso, che dopo le violenze in Amazzonia ha preso le distanze dall'esecutivo, sostituendola con Nidia Vichez.
Agenzia Misna - Convocata dal principale sindacato nazionale, la ‘Confederación General de Trabajadores del Perú’ (Cgtp), e sostenuta da movimenti studenteschi e da altre diverse organizzazioni della società civile, la mobilitazione nazionale ha radunato oltre 10.000 persone nella capitale Lima, dove sono stati segnalati disordini con la polizia, quando un gruppo di manifestanti ha cercato di forzare i cordoni di sicurezza per dirigersi al palazzo del governo; il corteo è stato disperso dagli agenti che hanno utilizzato gas lacrimogeno e squadre a cavallo. Anche ad Arequipa, seconda città del paese, in 10.000, secondo fonti della stampa locale, hanno marciato fino alla Plaza de Armas lanciando uova contro la sede della Sovrintendenza nazionale dell’amministrazione tributaria; altre migliaia persone si sono concentrate ad Ayacucho, nella sierra andina, e lungo le rive del Lago Titicaca: hanno invocato le dimissioni del governo e la cancellazione di 11 decreti legislativi – due dei quali ‘sospesi’ mercoledì dal parlamento – all’origine delle proteste degli indigeni dell’Amazzonia, iniziate due mesi fa. Il primo ministro Yehude Simon ha intanto annunciato la formazione di un ‘tavolo del dialogo’ per esaminare le richieste dei popoli originari che, tuttavia, non hanno mai chiesto un negoziato ma insistono nell'esigere la revoca delle leggi che ritengono lesive dei loro diritti sull’utilizzo delle risorse naturali; Simon ha comunque escluso dal ‘tavolo’, l’Associazione interetnica di sviluppo della selva (Aidesep), che da sola riunisce oltre 1000 comunità native ed è la principale promotrice della più vasta mobilitazione sociale del secondo mandato del presidente García. Il capo dell’Aidesep, Alberto Pizango, accusato di ribellione, resta per il momento rifugiato a Lima presso l’ambasciata del Nicaragua che gli ha concesso asilo politico. Il governo ha tra l’altro subito sanato la crisi creata dalla rinuncia del ministro della Donna e dello Sviluppo sociale, Carmen Vildoso, che dopo le violenze in Amazzonia ha preso le distanze dall'esecutivo, sostituendola con Nidia Vichez.| Tweet |
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