Il caso "unico" dell'Italia
Agenzia Misna - Decisa dall'Assemblea Generale dell'Onu nel 1993 in base a una raccomandazione dell'Unesco (ente Onu per la scienza, l'istruzione e la cultura), la "Giornata mondiale della libertà di stampa" (World press freedom day), che si celebra oggi, è dominata quest'anno dal rapporto 2009 di "Freedom House", l'organizzazione non governativa con sede a Washington fondata 65 anni fa da Eleanor Roosevelt. In relazione alla ricorrenza circola infatti su più testate (non solo on-line) e in più lingue la notizia della retrocessione dell'Italia e Israele tra i paesi "parzialmente liberi" in fatto di libertà di stampa. La polemica suscitata dalla notizia del 'declassamento' si è fatta particolarmente vivace in Italia con interventi di Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della Stampa" e di Beppe Giulietti dell'Associazione "Articolo 21", oltre agli articoli di diversi organi di stampa. "L'Italia - scrive 'Il Gazzettino' di Venezia - è scesa dalla fascia alta, quella dei paesi liberi, alla fascia intermedia dei paesi "parzialmente liberi", con un rating di 32 che ne fa l'unico paese dell'Europa occidentale ad essere stato declassato. Solo la Turchia, se viene considerata come parte dell'Europa occidentale, risulta messa peggio". Il quotidiano veneto cita anche Karin Karlekar, la ricercatrice che ha guidato lo studio, presentato al 'Newseum', il museo dell'informazione e del giornalismo a Washington: "Le cause della nostra decisione sono legate all'aumento del ricorso ai tribunali e alle denunce per diffamazione, e anche all'aumento di intimidazioni fisiche ed extralegali da parte sia del crimine organizzato sia di gruppi di estrema destra. Ma la concentrazione della proprietà dei media è il motivo principale del nostro voto e il problema principale dell'Italia, da questo punto di vista, è rappresentato dalla figura del presidente del consiglio». Secondo il quotidiano, Freedom House afferma di non aver rilevato segnali di attacco alla libertà dei media da parte del governo «come negli anni 2005 e 2006», ma Karlekar ritiene che per l'Italia sia urgente "affrontare il nodo della concentrazione dei media nelle mani di un solo magnate: è un caso unico al mondo". Sul sito dell'Unesco oggi si può leggere: "I riferimenti culturali determinano la nostra identità e il modo in cui interpretiamo la realtà incidono sul modo in cui percepiamo noi stessi,incontriamo gli altri e interagiamo con il mondo. I mezzi d'informazione influenzano grandemente non solo il nostro pensiero ma anche le nostre azioni". Per Italia e Israele non è esattamente una bella prospettiva, peraltro già evidenziata il 17 Aprile, molto prima del Rapporto di "Freedom House", da uno dei principali autori italiani, lo scrittore Antonio Tabucchi, che in un'intervista al periodico "Micromega" (tuttora consultabile online) aveva detto: "In Italia c'è un controllo dell'informazione come in nessun altro paese europeo. Per i giornalisti è arrivato il momento di far sapere all'Europa quello che succede qui, chiedendo un'udienza urgente alla Commissione europea".| Tweet |
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