da Radio Vaticana

Questo mese di ottobre segna due anniversari legati a San Massimiliano Maria Kolbe, il frate minore conventuale martire nel campo di concentramento di Auschwitz. Il 10 ottobre si sono compiuti 25 anni dalla sua canonizzazione e il 17, sempre di questo mese, i 90 anni della Milizia dell’Immacolata, da lui fondata a Roma nel 1917. Giovanni Peduto ha chiesto a padre Egidio Monzani, dei Frati minori conventuali, assistente nazionale per l’Italia della Milizia dell’Immacolata, di parlarci di questa iniziativa di padre Kolbe:
R. – Padre Kolbe era studente a Roma e nel 1917 c’erano delle manifestazioni della massoneria. Egli scrive nelle sue lettere alla mamma di come fosse profondamente disturbato nel vedere un giorno una processione nei pressi di Piazza San Pietro, quasi sotto le finestre del Vaticano, dove i massoni portavano in trionfo la statua di Satana, che schiacciava l’Arcangelo San Michele.
Questo giovane frate rimase sconvolto da questa cosa e subito si domandò che cosa si potesse fare. Risalendo a quelle che erano le radici dell’Ordine francescano, legato all’Immacolata, e prendendo come principio che l’Immacolata vince ogni male, ogni eresia, lui, con altri sei confratelli, si consacrò all’Immacolata. Fece questo atto di consacrazione, che poi rimase una cosa fatta nel segreto e nel silenzio per almeno due anni, quando poi tornò in Polonia e cominciò la sua attività di diffusione della conoscenza dell’Immacolata attraverso un giornale. Da lì iniziò, quindi, la sua attività straordinaria. Ricordiamoci, infatti, che padre Kolbe è stato uno dei primi ad utilizzare in modo intelligente i mezzi di comunicazione: la stampa e perfino la radio.
D. – Come si configura oggi la Milizia dell’Immacolata?
R. – Possiamo dire che sia sparsa un po’ in tutto il mondo, anche se forse le attività più significative sono in Italia, in Brasile e ovviamente in Polonia. Si configura soprattutto in un gruppo di persone che scelgono come ideale di vita la consacrazione all’Immacolata. Questo forse è il momento più delicato e più bello in prospettiva, perché il nostro tentativo è quello di aiutare la nostra gente a passare da devoti a credenti. Non semplici devoti, quindi. Non bisogna fare della devozione alla Madonna una nicchia in cui rifugiarsi, ma la consacrazione all’Immacolata deve diventare una missione, una vera e propria missione, che padre Kolbe ha esercitato attraverso l’apostolato, la missionarietà in Giappone e che poi è diventato il suo sacrificio nel campo di concentramento. Oggi, quindi, si vuole vivere la propria fede con l’aiuto di Maria. Prendendo spunto proprio da Giovanni Paolo II i militi dell’Immacolata oggi si pongono di fronte a Maria e vivono la loro relazione con la Madre e la Maestra: la Madre che ci ha generato e la Maestra che ci educa alla fede.

Questo mese di ottobre segna due anniversari legati a San Massimiliano Maria Kolbe, il frate minore conventuale martire nel campo di concentramento di Auschwitz. Il 10 ottobre si sono compiuti 25 anni dalla sua canonizzazione e il 17, sempre di questo mese, i 90 anni della Milizia dell’Immacolata, da lui fondata a Roma nel 1917. Giovanni Peduto ha chiesto a padre Egidio Monzani, dei Frati minori conventuali, assistente nazionale per l’Italia della Milizia dell’Immacolata, di parlarci di questa iniziativa di padre Kolbe:
R. – Padre Kolbe era studente a Roma e nel 1917 c’erano delle manifestazioni della massoneria. Egli scrive nelle sue lettere alla mamma di come fosse profondamente disturbato nel vedere un giorno una processione nei pressi di Piazza San Pietro, quasi sotto le finestre del Vaticano, dove i massoni portavano in trionfo la statua di Satana, che schiacciava l’Arcangelo San Michele.
Questo giovane frate rimase sconvolto da questa cosa e subito si domandò che cosa si potesse fare. Risalendo a quelle che erano le radici dell’Ordine francescano, legato all’Immacolata, e prendendo come principio che l’Immacolata vince ogni male, ogni eresia, lui, con altri sei confratelli, si consacrò all’Immacolata. Fece questo atto di consacrazione, che poi rimase una cosa fatta nel segreto e nel silenzio per almeno due anni, quando poi tornò in Polonia e cominciò la sua attività di diffusione della conoscenza dell’Immacolata attraverso un giornale. Da lì iniziò, quindi, la sua attività straordinaria. Ricordiamoci, infatti, che padre Kolbe è stato uno dei primi ad utilizzare in modo intelligente i mezzi di comunicazione: la stampa e perfino la radio.
D. – Come si configura oggi la Milizia dell’Immacolata?

R. – Possiamo dire che sia sparsa un po’ in tutto il mondo, anche se forse le attività più significative sono in Italia, in Brasile e ovviamente in Polonia. Si configura soprattutto in un gruppo di persone che scelgono come ideale di vita la consacrazione all’Immacolata. Questo forse è il momento più delicato e più bello in prospettiva, perché il nostro tentativo è quello di aiutare la nostra gente a passare da devoti a credenti. Non semplici devoti, quindi. Non bisogna fare della devozione alla Madonna una nicchia in cui rifugiarsi, ma la consacrazione all’Immacolata deve diventare una missione, una vera e propria missione, che padre Kolbe ha esercitato attraverso l’apostolato, la missionarietà in Giappone e che poi è diventato il suo sacrificio nel campo di concentramento. Oggi, quindi, si vuole vivere la propria fede con l’aiuto di Maria. Prendendo spunto proprio da Giovanni Paolo II i militi dell’Immacolata oggi si pongono di fronte a Maria e vivono la loro relazione con la Madre e la Maestra: la Madre che ci ha generato e la Maestra che ci educa alla fede.
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