venerdì, settembre 07, 2018
L’Osservatore Permanente della Santa Sede all’Onu mons. Bernardito Auza, in occasione della Giornata internazionale contro i test nucleari ha chiesto che il mondo venga liberato dallo spettro della guerra nucleare.

Vatican News - Inoltre chiede agli Stati di ratificare il Trattato sul disarmo che – ha detto - rappresenta un impegno non giuridico ma morale per il bene dell’umanità

Roberto Piermarini - Città del Vaticano 
 La Santa Sede – ha detto mons. Auza nella Sessione ONU sulla Giornata internazionale contro i test nucleari - ha chiesto un bando totale delle armi nucleari fin dagli albori dell'era nucleare. Nel febbraio 1943, due anni e mezzo prima del Trinity test (il primo test per un'arma nucleare n.d.r.), Papa Pio XII aveva già espresso profonda preoccupazione per l'uso violento dell'energia atomica. Dopo Hiroshima e Nagasaki, osservando le conseguenze totalmente incontrollabili e indiscriminate delle armi nucleari, Papa Pacelli chiese l'effettiva proscrizione della guerra atomica.

Sostenere le iniziative per un mondo libero da armi nucleari

La Santa Sede fa eco al grido dell’umanità di essere liberata dallo spettro della guerra nucleare e pertanto sostiene attivamente tutte le iniziative che contribuiscono ad un mondo libero da armi nucleari. “Vietare i test nucleari – sostiene l’Osservatore permanente della Santa Sede all’Onu - è un grande passo verso questo obiettivo. L'odierna commemorazione e promozione della Giornata internazionale contro i test nucleari è anche un'importante affermazione della nostra comune determinazione a creare le condizioni e i passi necessari per la messa al bando dei test nucleari. Per questo motivo, la Santa Sede continua a sollecitare la rapida entrata in vigore del Trattato Ctbt (Comprehensive Nuclear Test-Ban Treaty)”.

Superare gli ostacoli per l’attuazione del Trattato sulla messa al bando delle armi nucleari

Quando nel 2003 si è riunita la Conferenza per l'entrata in vigore del trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari, 168 Stati avevano firmato e 104 Stati avevano ratificato il trattato. Oggi, 183 Stati hanno firmato e 166 l'hanno ratificato. “Questi numeri dimostrano che la grande maggioranza degli Stati vuole che il Trattato entri in vigore per porre fine ai test nucleari. L'entrata in vigore del Ctbt sarebbe un passo significativo verso un mondo senza armi nucleari. Eppure questo passo è ostacolato dalla mancanza di universalità. La Santa Sede – afferma mpns. Auza - aggiunge quindi la sua voce all'appello agli Stati la cui ratifica è necessaria per l'entrata in vigore del Trattato. Sono passati ventidue anni da quando il Trattato è stato aperto alla firma e alla ratifica”.

Trattati sul disarmo: obblighi morali basati sulla fiducia tra Stati

L'entrata in vigore del Ctbt può avvenire solo se esiste una fiducia reciproca, soprattutto tra gli Stati la cui ratifica è necessaria per l'entrata in vigore del trattato.”I trattati sul disarmo non sono solo obblighi giuridici, ma anche impegni morali basati sulla fiducia tra Stati e radicati nella fiducia che i cittadini ripongono nei loro governi. Tutti devono contribuire a costruire e consolidare la fiducia necessaria per un mondo libero da armi nucleari. L'entrata in vigore del Ctbt – conclude mopns. Auza - sarà una pietra angolare della fiducia reciproca di cui abbiamo bisogno”.

Ratifica del Trattato ostacolato dai Paesi in possesso di armi nucleari

Come si ricorderà, nell’Assemblea delle Nazioni Unite, il 7 luglio del 2017, è stato votato a larghissima maggioranza il ‘Nuclear Ban’, un Trattato vincolante che mette fuori legge tutte le armi nucleari, sia le testate esistenti (in mano a Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele, Nord Corea) sia lo sviluppo di nuovi sistemi d’arma nucleare. Il testo del trattato è stato approvato con 122 voti favorevoli, un voto contrario (Olanda) e un astenuto (Singapore). Dopo anni di lavoro per rendere il Trattato una realtà, pur se ostacolati dai Paesi che possiedono armi nucleari e dai Paesi Nato, si può dire finalmente che c’è un Trattato che può permettere di liberarsi dalla minaccia nucleare.



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