lunedì, agosto 07, 2017
Cento anni di silenzio su l’ “orrore e sangue su roma” dei 240 e piu’, giovani morti senza nome e senza sepoltura !...del Forte dell’ “acqua santa”.

recensione di Vincenza Trentinella

Eravamo preparati, a che nelle celebrazioni per il centenario della Grande Guerra qualcosa di poco “ortodosso“, prima o poi, dai polverosi archivi della Storia sarebbe saltato fuori. Eravamo preparati a che quella terribile parola - tanto spesa e pronunciata dai generali di Cadorna - “decimazione” non volesse significare l’annientamento del nemico ma l’inutile massacro dei propri soldati, atterriti dagli orrori in trincea. Ma allo sterminio in suolo patrio di giovani militi, lontano dal fronte e per scopo di biechi “interessi”, no !… A questo proprio, non eravamo preparati. E’ la storia che stiamo per raccontare.

Una vicenda assurda, di giovani vite massacrate e nascoste non dal furore della guerra ma dal freddo calcolo di pochi. Da chi, per dovere ed amore patrio, invece, ne avrebbe dovuto custodire l’affidamento e l’identità.

A farla scoprire è il recente libro “ORRORE E SANGUE SU ROMA - LA STRAGE DELL‘ACQUA SANTA“ del giornalista d’inchiesta, Enrico Malatesta.

Come succede per le vicende che gridano giustizia, è stato un documento: un memoriale di un giovanissimo fante. Rimasto sepolto nella polvere del tempo, il testo dettato da un mutilato a Gorizia e trasportato all’ospedale Sales di Napoli, è raccolto da un altro giovane commilitone vicino di branda del primo, proprio al Sales. Qui, l’autore del racconto, disperato e stravolto perde la fede in Dio.

Ma la ritroverà grazie proprio ad un santo frate, cappellano militare nella Sanità, ispiratore del “Memoriale”. Il documento rimasto sepolto nella polvere del tempo per decenni, rivive ora nella ricostruzione dei fatti così come accaduti, nel racconto documentato di Malatesta.

Questi i fatti. E’ il 24 agosto 1917 e da poco sono scoccate le 20 e trenta, quando a Roma una micidiale esplosine riecheggia violentemente in tutta la capitale. L’immane fragore è così intenso da essere udito fino in centro, al palazzo della Regia Questura, dove il vibrare dei vetri dell’ufficio del questore, ricordano all’alto dirigente un’altra precedente vicenda. Una bomba nemica aveva distrutto nel 1916 la Polveriera di Roma in via Terme di Tito al Colosseo. Il primo pensiero del questore dunque, per la portata dell’onda d’urto, corre subito sul filo dell’angoscia, alla possibile esplosione della polveriera di Centocelle. Solo più tardi si scoprirà che quell’immensa sciagura riguarda invece la Caserma dell’Appia Nuova. Già a partire da qui c’è la prima scoperta. La Caserma Appia, altro non è che il Vecchio Forte dell’Acqua Santa, ovvero il deposito carburanti per Aerostati e Dirigibili. In estrema segretezza e fuori del recinto murario del Forte, sono stati approntati due enormi capannoni che rilevati da privati, dopo lavori di ampliamento, erano stati attrezzati per la fabbricazione di bombe da lanciare proprio da mezzi d’aria come aerostati o palloni, sulle trincee nemiche.

Tutto quindi coperto dal più stretto riserbo, tanto da richiedere l’applicazione del “Segreto Militare di Stato”. E fin qui gli imposti “omissis” ci starebbero pure se, all’improvviso, non emergessero incredibili contraddizioni. Come a tal punto (queste poi emergeranno come giustificazioni addotte), di richiedere l’ausilio di militari ordinari e manovali al posto di personale competente come artificieri specializzati, proprio al fine di non attirare le attenzioni del controspionaggio nemico.

Una serie in somma, di “omissis” più utili a coprire “segreti” nostrani che la pericolosa azione di arguti “007” degli imperi Germanico ed Austro-Ungarico.

Ed a caratterizzare questa assurda storia, saranno proprio quelle menzogne camuffate da ridicole giustificazioni che alla futura inchiesta del Regio Tribunale Militare faranno emergere le peggio perplessità e saranno consacrate da una sentenza militare estremamente “equivoca”.

Come ad esempio la lista dei caduti, che non compare nella sentenza del Tribunale Militare ma al contrario è resa pubblica da una sentenza del Tribunale civile, finalizzato alla “sola trascrizione” dei morti, dichiarati nel numero di 79 caduti tutti, Aerostieri e Dirigibilisti. Ma colpo di scena: tra questi 79 c’è anche l’autore del memoriale che non è aerostiere ne tanto meno dirigibilista ma un semplice fante, ferito e mutilato a Gorizia che finisce al Sales di Napoli per finire i suoi giorni e restituire la salma ai genitori catanesi. Ma la caparbietà a salvargli la vita del capitano medico Digiannattasio, lo spedisce a Roma e dopo una nuova operazione che gli salva la vita, lo appoggiano per la convalescenza alla Caserma Appia, famosa per essere un posto tranquillo. Il giorno dopo il suo arrivo, la base militare esplode. E’ proprio dai riscontri effettuati dal bravo autore del libro “Orrore e sangue su Roma - la strage dell’Acqua Santa - che appunto Enrico Malatesta scopre che la presenza del fante mutilato, e fatto passare per essere un dirigibilista, rende quella lista “dei 79” un documento non rispondente al vero. Ma Malatesta fa di più, incrociando i documenti militari con altri altrettanto sconosciuti e segretati della Questura di Roma, scopre che i morti del Forte dell’Acqua Santa, alias Caserma Appia, sono più di 240 e sono tutti ragazzi tra i diciassette ed i vent’anni, analfabeti e soldati di bassa forza, senza la minima cognizione di competenze di artificieri, cui invece segretamente era ciò che facevano per armare bombe, granate ed altri proietti, con polveri anche scadenti.

Ma non vogliamo però svelare tutte le verità di questa storia assurda che invece meritano l’approfondita lettura di un libro zeppo di notevoli documentazioni inedite ed occultate, per nascondere la verità all’Italia di allora e presentate in questo libro con le trascrizioni integrali dei documenti e le fotografie degli originali. Ma non basta. Malatesta ha intervistato il Generale Luciano Iannetta il quale esaminando tutti i carteggi ha rilasciato una conferma sconcertante.

Concludiamo però, questa galleria di “orrori” voluti, della Grande Guerra con un “paradosso” agghiacciante: l’Italia di oggi è piena di Sacrari di morti della Prima Guerra Mondiale con tanto di nomi e gradi …. e allora perché si è dovuto proprio nascondere i nomi di questi caduti cui non si conosce neanche la doverosa sepoltura delle loro spoglie .… senza ne nome, ne bara ….. ?


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