giovedì, dicembre 15, 2016
Il ministro del Lavoro invoca il voto anticipato, temendo l'esito del referendum abrogativo, promosso dalla Cgil, sui voucher e l'art 18 che, Consulta permettendo, è previsto in primavera.

Con la fiducia ieri al Senato, è ufficialmente cominciato il governo Gentiloni. Le tappe davanti sono tante ed importanti, dal nodo Mediaset a quello delle banche - il più grave - per poi arrivare alle questioni prettamente politiche, come la necessità di un appoggio sicuro proprio al Senato, che con la rottura con Verdini rischia di azzoppare l'esecutivo sin dai primi vagiti. Ora, però, un altro ostacolo si prospetta all'orizzonte: il referendum sul Jobs Act, la famosa e discussa riforma sul lavoro voluta dal precedente governo Renzi.

"Una rogna". Così l'aveva definita a suo tempo Matteo Renzi, l'ipotesi che la Corte Costituzionale, il prossimo 11 gennaio, dichiari ammissibili i tre referendum presentati dalla Cgil che chiedono l’abolizione del Jobs Act e il ritorno all'articolo 18, la cancellazione dei voucher e il ritorno alle garanzie per i contributi dei lavoratori delle ditte che subappaltano lavori.

In caso di affermazione positiva, ecco che praticamente l'intero operato del governo Renzi - già uscito bocciato dal referendum costituzionale - andrebbe in fumo. Difficile ipotizzare, dovessimo tornare alle urne, una vittoria del Sì. I No sancirebbero quello che finora molti dati Istat hanno dimostrato: che il Jobs act è stata la vittoria del precariato e dei vaucher sulla dignità stessa di molti lavoratori (soprattutto giovani), nonché la mancanza delle famose "tutele crescenti" che avrebbero dovuto ammortizzare la cancellazione dell'articolo 18.

La caduta della legge certificherebbe il fallimento del precedente esecutivo, facendo tornare alla luce le discusse, e discutibili, vicinanze da parte del segretario del principale partito di centrosinistra con Confindustria - che già minaccia di bloccare ogni assunzione.

Così si arriva alle dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro Poletti: "Si andrà alle elezioni prima del referendum Jobs Act. Così facendo, argomenta ancora il ministro "diventa ovvio che per legge l'eventuale referendum sarebbe rinviato. Il governo attende la decisione nel pieno rispetto delle competenze della Corte Costituzionale".

Dure le reazioni al ministro. Il primo è proprio il compagno di partito, Roberto Speranza (Pd): "Più che invocare le urne per evitare il referendum, si lavori subito per modificare il Jobs Act. Sui voucher in modo particolare è esplosa una nuova precarietà sulla quale è doveroso intervenire". Così la leader Cgil, Susanna Camusso: "Penso che bisogna confrontarsi con i problemi invece di pensare di rinviarli". Critico Fabrizio Cicchitto: "Dire che bisogna fare le elezioni anticipate per evitare il referendum sul Jobs Act è del tutto inaccettabile e per certi aspetti suicida".

Sarà possibile per questo governo procedere ad una modifica della legge sul lavoro? Certo si tratterebbe di un segno di discontinuità rispetto al passato, che molti elettori attendono. Nel Pd la discussione l'avrebbe avviata Cesare Damiano. Secondo la sua analisi, per i voucher basterebbe recuperare la legge Biagi e farli tornare veramente strumenti per pagare collaborazioni occasionali. Più complesso il nodo articolo 18: dall'abrogazione delle norme sul Jobs act verrebbe esteso alle aziende con più di 5 dipendenti. Ma proprio Damiano avrebbe confessato a Franceschini: "il Jobs act mi sembra defunto".

Il dibattito proseguirà anche sotto Natale, in attesa del fatidico 11 Gennaio. Resta, come sempre, un dato politico del quale dobbiamo tener conto. La narrazione renziana - ora sui benefici del Jobs act - si ferma quando incontra il Paese reale, quello dei giovani e non, impossibilitati ad arrivare a fine mese o costretti a passare da un lavoretto all'altro senza tutele, diritti né continuità di reddito. Così finisce l'era della propaganda, che Berlusconi aveva plasmato, e con essa la paura dei mercati finanziati (spread). L'elettorato vota in base alle proprie condizioni materiali.

Questo è quello Poletti ha capito ed ha cercato di esprimere, a modo suo. Che si parli della diminuzione della disoccupazione o che si cerchi di illustrare dati, un lavoratore oggi sa bene, sulla propria pelle, gli effetti del Jobs Act, tra un voucher e l'altro.


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