350.org: «Agire per la transizione socialmente giusta verso un'energia 100% rinnovabile»
Green Report - La settimana scorsa un’ondata mondiale di iniziative per lasciare i combustibili fossili sotto terra ha percorso tutto il mondo e 350.org che l’ha organizzata insieme a una miriade di associazioni locali dice che «Le parole non bastano a esprimere un momento di azione di una tale potenza» e ricorda che in soli 6 giorni la campagna “Break Free from fossil fuels” ha già ottenuto notevoli successi. «Tutto è iniziato in Galles – dicono a 350,org – dove più di 300 persone hanno paralizzato la più vasta miniera di carbone a cielo aperto del Regno Unito per una giornata. Qualche ora più tardi, 10.000 cittadinbi/e venuti/e da tutte le Filippine si sono diretti verso la città di Batangas per esigere la cessazione dello sfruttamento carbonifero. In Nuova Zelanda, centinaia di persone hanno chiesto conto all’ANZ, una delle principali banche del Paese, che finanzia il cambiamento climatico traendone profitto. In Australia, centinaia di militanti a bordo di kayak, di canoe e di imbarcazioni di fortuna hanno bloccato il più grande porto carbonifero del Paese. E questo è solo l’inizio. Numerose altre azioni entusiasmanti sono previste il 15 maggio».
Ieri a Maringá, nello Stato brasiliano del Paraná, c’è stata una manifestazione artistica durante l’Expo Ingá, la principale fiera rurale annuale organizzata dal Paraná, seguita da una mobilitazione di massa contro il fracking. Altre manifestazioni ci sono state negli Usa, in Canada, Sudafrica, Germania e Turchia.
Oggi a Wellington, in Nuova Zelanda, una protesta ha bloccato le attività di una società che raccoglie fondi per l’industria fossile chiedendo che invita nella transizione verso l’energia pulita. Manifestazione anche a Oloibiri, in Nigéria, sul sito del primo storico pozzo di petrolio nigeriano, per evidenziare i danni ambientali e sociali laciati ai territori quando le multinazionali petrolifere abbandonano i giacimenti sfruttati e alla comunità resta solo che l’inquinamento prodotto dall’arricchimento altrui.
Domani sarà la volta di Jakarta, in Indonesia, dove un’azione di massa chiederà al presidente Joko Widodo di rivedre il sujo ambizioso pian energetico da 35.000 megawatts, abbandonando il carbone per puntare sulle abbondanti energie rinnovabili dell’arcipelago.
Insomma, in tutto il mondo, con azioni concrete o on-line, sempre più persone stanno manifestando la loro adesione alla campagna mondiale per lasciare i combustibili fossili sotto terra, come prevede anche l’Accordo di Parigi firmato dal nostro governo, che però ha esultato quando il referendum che puntava a lasciare una minima parte di quei combustibili sotto il mare non ha raggiunto il quorum.
350.org assicura che «I giorni a venire saranno altrettanto incredibili, soprattutto perché le azioni combinate preparano la transizione socialmente giusta verso un’energia 100% rinnovabile della quale la nostra Terra surriscaldata ha così ha urgente bisogno».
Green Report - La settimana scorsa un’ondata mondiale di iniziative per lasciare i combustibili fossili sotto terra ha percorso tutto il mondo e 350.org che l’ha organizzata insieme a una miriade di associazioni locali dice che «Le parole non bastano a esprimere un momento di azione di una tale potenza» e ricorda che in soli 6 giorni la campagna “Break Free from fossil fuels” ha già ottenuto notevoli successi. «Tutto è iniziato in Galles – dicono a 350,org – dove più di 300 persone hanno paralizzato la più vasta miniera di carbone a cielo aperto del Regno Unito per una giornata. Qualche ora più tardi, 10.000 cittadinbi/e venuti/e da tutte le Filippine si sono diretti verso la città di Batangas per esigere la cessazione dello sfruttamento carbonifero. In Nuova Zelanda, centinaia di persone hanno chiesto conto all’ANZ, una delle principali banche del Paese, che finanzia il cambiamento climatico traendone profitto. In Australia, centinaia di militanti a bordo di kayak, di canoe e di imbarcazioni di fortuna hanno bloccato il più grande porto carbonifero del Paese. E questo è solo l’inizio. Numerose altre azioni entusiasmanti sono previste il 15 maggio».
Ieri a Maringá, nello Stato brasiliano del Paraná, c’è stata una manifestazione artistica durante l’Expo Ingá, la principale fiera rurale annuale organizzata dal Paraná, seguita da una mobilitazione di massa contro il fracking. Altre manifestazioni ci sono state negli Usa, in Canada, Sudafrica, Germania e Turchia.
Oggi a Wellington, in Nuova Zelanda, una protesta ha bloccato le attività di una società che raccoglie fondi per l’industria fossile chiedendo che invita nella transizione verso l’energia pulita. Manifestazione anche a Oloibiri, in Nigéria, sul sito del primo storico pozzo di petrolio nigeriano, per evidenziare i danni ambientali e sociali laciati ai territori quando le multinazionali petrolifere abbandonano i giacimenti sfruttati e alla comunità resta solo che l’inquinamento prodotto dall’arricchimento altrui.
Domani sarà la volta di Jakarta, in Indonesia, dove un’azione di massa chiederà al presidente Joko Widodo di rivedre il sujo ambizioso pian energetico da 35.000 megawatts, abbandonando il carbone per puntare sulle abbondanti energie rinnovabili dell’arcipelago.
Insomma, in tutto il mondo, con azioni concrete o on-line, sempre più persone stanno manifestando la loro adesione alla campagna mondiale per lasciare i combustibili fossili sotto terra, come prevede anche l’Accordo di Parigi firmato dal nostro governo, che però ha esultato quando il referendum che puntava a lasciare una minima parte di quei combustibili sotto il mare non ha raggiunto il quorum.
350.org assicura che «I giorni a venire saranno altrettanto incredibili, soprattutto perché le azioni combinate preparano la transizione socialmente giusta verso un’energia 100% rinnovabile della quale la nostra Terra surriscaldata ha così ha urgente bisogno».
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