martedì, aprile 26, 2016
Il Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Maria Santissima di Astana, in Kazakhstan si è espresso in merito all’esortazione apostolica di Papa Francesco, predicando cautela nelle interpretazioni. L’auspicio è una chiarezza per l’unità di pensiero.

di Dario Cataldo

Mai un documento pontificio ha provocato così tante polemiche, visioni discordanti e contraddittorie. Nell’ambiente dell’episcopato, neanche a dirlo, la questione cruciale del Testo è l’accesso al Sacramento della Comunione per i divorziati risposati. Mons. Athanasius Schneider loda la “ricchezza spirituale e pastorale” dell’esortazione, preziosa per “la vita nel matrimonio e nella famiglia cristiana della nostra epoca”.

La nota dolente riguarda invece l'interpretazione al capitolo VIII, quello più discusso, sia dalla frangia più conservatrice della Chiesa, che quella più progressista. Come suggerisce il Prelato: “Analizzando con onestà intellettuale alcune affermazioni di Amoris Laetitia, viste nel loro contesto, si constata una difficoltà di interpretarla secondo la dottrina tradizionale della Chiesa.

Questo fatto - continua l'Arcivescovo - si spiega con l'assenza dell'affermazione concreta ed esplicita della dottrina e della pratica costante della Chiesa, basata sulla Parola di Dio e reiterata dal papa Giovanni Paolo II che dice: La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia”.

Nel documento “Familiaris Consortio", di Papa Wojtyla, al punto 84, si fa esplicito riferimento all’assunzione di un “impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi”. Ecco perché secondo l’Arcivescovo il rischio più concreto è quello di fuoriuscire da quanto affermato dal Magistero della Chiesa, creando confusione per ciò che concerne l’indissolubilità del matrimonio.

Auspica Schneider che: “La Sede di Pietro, cioè il Sovrano Pontefice, è il garante dell'unità della fede e della disciplina sacramentale apostolica. Considerando la confusione venutasi a creare tra i sacerdoti e vescovi nella pratica sacramentale per quanto riguarda i divorziati risposati e l'interpretazione di Amoris Laetitia, si può considerare legittimo un appello al nostro caro papa Francesco, il Vicario di Cristo affinché ordini la pubblicazione di una interpretazione autentica di Amoris Laetitia, che dovrebbe necessariamente contenere una dichiarazione esplicita del principio disciplinare del Magistero universale e infallibile riguardo l’ammissione ai sacramenti dei divorziati-risposati, così come è formulato nel n. 84 della "Familiaris Consortio”.

Secondo il Prelato dunque, una eventuale interpretazione definitiva della Santa Sede, che si riallacci esplicitamente alla formula del documento redatto da Papa Wojtyla, confermerebbe in maniera ufficiale la volontà all’unione d’intenti della Chiesa, fugando ogni dubbio esegetico o possibili strumentalizzazioni.

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