Vicinanza e incoraggiamento ai tanti cristiani che, soprattutto in Siria e Iraq, stanno sperimentando una disumanità che costringe alla fuga.
Radio Vaticana - Sono questi i sentimenti espressi da Papa Francesco durante l’incontro con la comunità cattolica siro-antiochena, riunita a Roma per il suo Sinodo, che si è svolto fuori dal territorio patriarcale a causa della guerra. A guidare la delegazione siro-cattolica, il patriarca Ignace Youssif III Younan. Il servizio di Sergio Centofanti: ascolta
Al centro del discorso del Papa la drammatica situazione delle comunità cristiane in Medio Oriente:
“Tramite voi, posso far giungere il mio saluto alle vostre comunità sparse nel mondo, ed esprimere il mio incoraggiamento in particolare a quelle dell’Iraq e della Siria, che vivono momenti di grande sofferenza e di paura di fronte alle violenze”.
Il Sinodo dei siro-cattolici ha cercato di rispondere ai “bisogni impellenti” di questa Chiesa e “alle attese spirituali dei fedeli”. In particolare, ha discusso la riforma della Divina Liturgia, per permettere un nuovo slancio di devozione. “Questo lavoro – ha sottolineato il Papa - ha richiesto un intenso approfondimento della Tradizione e molto discernimento, sapendo quanto l’assemblea dei fedeli è sensibile al grande dono della Parola e dell’Eucaristia”:
“La difficile situazione nel Medio Oriente ha provocato e continua a provocare nella vostra Chiesa spostamenti di fedeli verso le Eparchie della diaspora, e questo vi mette di fronte a nuove esigenze pastorali”.
E’ una duplice sfida – ha osservato il Papa – “da una parte, rimanere fedeli alle origini; dall’altra, inserirsi in contesti culturali diversi operando al servizio della salus animarum e del bene comune. Questo movimento di fedeli verso Paesi considerati più sicuri impoverisce la presenza cristiana in Medio Oriente, terra dei profeti, dei primi predicatori del Vangelo, dei martiri e di tanti santi, culla degli eremiti e del monachesimo”. Tutto ciò – ha affermato – richiede che ci siano pastori e fedeli “coraggiosi, capaci di testimoniare il Vangelo nel confronto, a volte non facile, con persone di etnie e religioni diverse”:
“Tanti sono fuggiti per mettersi al riparo da una disumanità che getta sulle strade popolazioni intere, lasciandole senza mezzi di sussistenza. Con le altre Chiese cercate di coordinare i vostri sforzi per rispondere ai bisogni umanitari sia di quanti restano in patria, sia di coloro che si sono rifugiati in altri Paesi”.
Papa Francesco esorta, infine, la Chiesa siro-cattolica a proseguire il suo “ministero di speranza” al servizio di questa antica comunità cristiana.
Radio Vaticana - Sono questi i sentimenti espressi da Papa Francesco durante l’incontro con la comunità cattolica siro-antiochena, riunita a Roma per il suo Sinodo, che si è svolto fuori dal territorio patriarcale a causa della guerra. A guidare la delegazione siro-cattolica, il patriarca Ignace Youssif III Younan. Il servizio di Sergio Centofanti: ascolta
Al centro del discorso del Papa la drammatica situazione delle comunità cristiane in Medio Oriente:
“Tramite voi, posso far giungere il mio saluto alle vostre comunità sparse nel mondo, ed esprimere il mio incoraggiamento in particolare a quelle dell’Iraq e della Siria, che vivono momenti di grande sofferenza e di paura di fronte alle violenze”.
Il Sinodo dei siro-cattolici ha cercato di rispondere ai “bisogni impellenti” di questa Chiesa e “alle attese spirituali dei fedeli”. In particolare, ha discusso la riforma della Divina Liturgia, per permettere un nuovo slancio di devozione. “Questo lavoro – ha sottolineato il Papa - ha richiesto un intenso approfondimento della Tradizione e molto discernimento, sapendo quanto l’assemblea dei fedeli è sensibile al grande dono della Parola e dell’Eucaristia”:
“La difficile situazione nel Medio Oriente ha provocato e continua a provocare nella vostra Chiesa spostamenti di fedeli verso le Eparchie della diaspora, e questo vi mette di fronte a nuove esigenze pastorali”.
E’ una duplice sfida – ha osservato il Papa – “da una parte, rimanere fedeli alle origini; dall’altra, inserirsi in contesti culturali diversi operando al servizio della salus animarum e del bene comune. Questo movimento di fedeli verso Paesi considerati più sicuri impoverisce la presenza cristiana in Medio Oriente, terra dei profeti, dei primi predicatori del Vangelo, dei martiri e di tanti santi, culla degli eremiti e del monachesimo”. Tutto ciò – ha affermato – richiede che ci siano pastori e fedeli “coraggiosi, capaci di testimoniare il Vangelo nel confronto, a volte non facile, con persone di etnie e religioni diverse”:
“Tanti sono fuggiti per mettersi al riparo da una disumanità che getta sulle strade popolazioni intere, lasciandole senza mezzi di sussistenza. Con le altre Chiese cercate di coordinare i vostri sforzi per rispondere ai bisogni umanitari sia di quanti restano in patria, sia di coloro che si sono rifugiati in altri Paesi”.
Papa Francesco esorta, infine, la Chiesa siro-cattolica a proseguire il suo “ministero di speranza” al servizio di questa antica comunità cristiana.
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