mercoledì, luglio 30, 2014
Organizzati e medievali, con ben 8 anni di anticipo, i katarini hanno messo alla costruzione degli stadi personale sfruttato senza ritegno. Spese previste, oltre 120 miliardi. 

News York (WSI) - Mancano poco meno di otto anni ma gli scandali dietro la Coppa del Mondo più discussa della storia sono all'ordine del giorno. Qatar 2022 è semplicemente uno dei più grossi errori, commessi da un organizzazione sportiva, di tutti i tempi e ora nuovi dettagli sono venuti alla luce. Il Guardian riporta come i lavoratori migranti, sfruttati come schiavi, per costruire il primo stadio vengono pagati intorno ai 45 pence all'ora, nonostante il Paese ospitante stia spendendo 136 miliardi di sterline nelle infrastrutture.

Sono più di 100 i lavoratori, provenienti da alcuni dei paesi più poveri al mondo, che stanno lavorando nel calore del deserto per la costruzione di uno stadio da 40.000 posti, l'al-Wakrah, che è stato progettato dall'architetto britannico Zaha Hadid, e dovrebbe ospitare un quarto di finale. È già scattata una protesta internazionale per la morte di centinaia di costruttori in incidenti di vario tipo e per suicidi e insufficienza cardiaca. Inoltre la bassa retribuzione, ritardi nei pagamenti e, spesso, il non venire proprio pagati, sono ormai una preoccupazione crescente. Le buste paga indicano che in molti stanno lavorando fino a 30 giorni al mese per un minimo di 4,90 sterline al giorno.

Jim Sheridan, deputato laburista, nonché membro della Commissione Commons che sta indagando sulla Coppa del Mondo ha dichiarato: "Ci sono salari da fame. Questo non è quello che il calcio, il gioco del popolo, dovrebbe mostrare. Come si farà a guardare la Coppa del Mondo del 2022 sapendo che le persone che stanno costruendo gli stadi sono andate incontro a queste condizioni? Il Qatar dovrebbe fermare le costruzioni fino a quando questi problemi non vengono risolti".

Molti dei passaporti dei lavoratori o, forse è il caso di chiamarli "detenuti", vengono sequestrati dai manager in moto tale che questi non possano abbandonare il Paese, rendendoli quindi a tutti gli effetti schiavi e violando i propri diritti.

Le aziende per cui lavorano hanno comunque assicurato che gli alloggi dove risiedono sono di alta qualità. Vivono in tre piani di appartamenti solidi e puliti, con stanza e bagno privato in alcuni casi. Tre pasti al giorno e salotti dotati di TV a schermo piatto e connessione internet wireless.


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