lunedì, giugno 02, 2014
 Gli 'amici della Siria' dicono che la consultazione è 'una farsa' ma le ragioni addotte non reggono.

di Patrizio Ricci

Manca poco: in patria si voterà domani, mentre all'estero le elezioni si sono già svolte. I candidati sono tre: Mahir Abdal Hafiz Hajar (deputato comunista); Hassan Abdallah al-Nuri (ex-ministro della funzione pubblica, deputato dell’opposizione interna); Bashar al-Assad (Presidente uscente della Repubblica, Presidente del Partito Baath). Ad ogni candidato sono assicurati mezzi finanziari, scorta della polizia ed accesso ai media. Il favorito è Assad. La ragione è semplice: dopo tre anni di guerra è chi conosce meglio come procedere ; non è come cambiare l'amministratore di condominio .

Il voto è un messaggio a chi, all'esterno, vuole la Siria cancellata come stato laico e sovrano. Ha un merito: dimostra che un cambiamento è possibile senza le bombe e la distruzione totale del paese.
In un paese dilaniato dalla guerra, la difficoltà allo svolgimento delle elezioni è oggettiva. Tuttavia, è innegabile che alle difficoltà 'tecniche' si aggiunge anche l'ostilità esterna.
Questa 'ostilità esterna' è sostenuta ed alimentata dagli 'amici della Siria' la cui azione è completamente indirizzata verso il sostegno politico e militare della guerra combattuta in massima parte da jadisti. Le atrocità perpetrate dai ribelli hanno ridotto di molto gli stati che vi aderiscono. Il progetto perseguito dagli 'amici della Siria' è la sostituzione violenta del governo attuale con uno funzionale ai propri interessi d'area: è questa la sola ragione del conflitto.
La mission del gruppo 'amici della Siria' è riassunta dalle parole del segretario di Stato americano Kerry nel documento conclusivo della riunione a Doha del 22 giugno 2013: "L'unica strada per portare la pace è armare l'opposizione siriana".


E' evidente perché un simile progetto non si sposa con le urne: quella che si vuole è una vittoria totale senza condizioni per imporre. Il progetto è l'apertura del paese agli investitori esteri per la ricostruzione e innanzitutto un deciso cambiamento dell'orbita politica attuale.
Naturalmente, secondo una consuetudine ormai acclarata, per ragioni di immagine, si reputa non conveniente dire chiaramente le cose come stanno. Per questo, si discredita il nemico e si delegittima ogni sua iniziativa (secondo i principi descritti da Noam Comsky).
Ma la strategia per la vittoria finale non passa solo attraverso queste tattiche: si serve anche del terrore. Gli jadisti compiono attentati, intensificano i tiri di mortaio, minacciano la popolazione con l'obiettivo dichiarato di impedire l'affluenza alle urne. Chi andrà a votare rischia la decapitazione: i ribelli dell'ISIS lo hanno promesso. Per nulla infastidita , l'Europa si avventa contro il ferito anziché contro l'aggressore: ha rafforzato le sanzioni contro la Siria prorogandole ulteriormente per un anno. All'apice della follia e del controsenso, UE e USA hanno appena annunciato di voler intensificare gli aiuti a questi terroristi 'moderati' che combattono il 'regime' siriano. Déjà vu, misto di cinismo ed ipocrisia: anche nella guerra contro Gheddafi, 'la coalizione dei volenterosi' sostenne di appoggiare solo ribelli 'moderati ' ma non era vero sin dall'inizio.

Ma facciamo finta di non sapere queste cose. Vediamo perché le elezioni sarebbero 'una farsa' e perché questa tesi non regge:

1) Le elezioni non sono valide perché nei territori occupati dai ribelli non si vota. E' un'obiezione debole: nella situazione di conflitto attuale non si poteva fare altrimenti. Non sfugge una contraddizione: in casi simili ( Ucraina) nonostante non si sia votato in tutte le regioni , le elezioni sono state comunque dichiarate valide dalla Comunità Internazionale. E' il classico esempio della logica 'dei due pesi e due misure': da una parte si denuncia il pericolo di scarsa affluenza alle urne e dall'altra anziché sostenere l'esercizio del voto si ostacola: Francia, Germania e Belgio lo hanno vietato sul proprio territorio. Dove si è potuto votare, all'estero, presso 39 sedi diplomatiche, l'afflusso è stato altissimo, in special modo in Libano.

2) Le elezioni non sarebbero valide perché ai leader dell'opposizione in esilio è preclusa la partecipazione: una clausola costituzionale prevede che i candidati devono aver essere vissuto in Siria ininterrottamente per 10 anni. Anche in questo caso l'obiezione non regge: anche negli USA c'è una clausola costituzionale simile: per diventare presidente bisogna aver vissuto nel paese almeno 15 anni.

3) Le elezioni non sarebbero valide perché i candidati alla presidenza devono avere l'appoggio di almeno 35 deputati (e quindi il Parlamento a maggioranza Bath impedirebbe l'elezione degli gli avversari ). E' un'osservazione inconsistente: la situazione del paese di per sé pone limiti oggettivi . Anche gli USA (sebbene in una situazione meno estrema di pericolo), hanno posto severe limitazioni ai diritti dei propri cittadini con il Patriot Act ed il National Defense Authorization Act .

Ciononostante il governo siriano non ha usato la guerra al terrore come alibi: anche se non pubblicizzate, sono avvenute importanti riforme come il multipartitismo. In tema di democrazia, non sfugge che ad unirsi al coro delle ' elezioni sono una farsa' ci sono nientemeno che Arabia Saudita e Qatar : come si fa a non notare che questi paesi (principali sostenitori arabi del conflitto) invocano maggior democrazia in casa d'altri, mentre in casa propria governano in modo assoluto e nepotistico (senza concedere le elezioni ai propri sudditi)?
Si è in palese mala fede: alla luce di questi fatti il punto non è giudicare seduti in poltrona se dare o meno un bel voto (secondo i nostri canoni ) alla democrazia siriana ma se è giustificabile la guerra in corso in nome 'della democrazia'. Evidentemente non è possibile: su tutto spicca che il tentativo di delegittimazione del le elezioni non è messo in atto per una sincera preoccupazione per il popolo siriano ma è usato pretestuosamente per evitare di accettare una legittimazione popolare certa. Un’indagine commissionata dal Qatar, sondaggi realizzati dall’Onu e da Organizzazioni Internazionali convengono che la popolarità di Assad è in continua crescita. Il motivo è semplice: Assad ha dimostrato di avere la chiave per evitare al paese una dominazione esterna brutale.

I siriani reclamano non un partito o un uomo ma il proprio diritto di esistere. Riaffermare la propria dignità ha un caro prezzo. Sarebbe semplice capire che esiste una sola via per la pace, perché come ha detto il Papa " è un dono da accogliere con pazienza e costruire in modo artigianale” e  "non può essere comprata"  Purtroppo neanche 'comprare la pace' interessa quando lo si può fare con le armi e la devastazione. L'elemento più significativo, sempre sotteso, è che è l'esistenza stessa di questa guerra il delitto più grave: più di tutti i crimini che si possano fare dentro di essa. Questo conflitto semplicemente non ha più alcun senso. La ragione stessa che lo tiene in piedi è una bufala.

È presente 1 commento

Anonimo ha detto...

I compagni di merende della Mogherini non ci stanno perché sanno di perdere.
Il popolo sirino non li vuole.

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