Giugno 1989: carri armati a Tienanmen
Radio Vaticana - 25 anni fa, in questi giorni, la protesta di Piazza Tienanmen, a Pechino, duramente repressa dalle autorità della Repubblica Popolare Cinese. Ma le istanze di libertà, di tutela dei diritti umani e di miglioramento sociale, espresse allora dai cittadini, non sono rimaste lettera morta. Giancarlo La Vella ne ha parlato con Cecilia Brighi, autrice del volume “L’imperatore e l’elettricista – Tien an Men e i giorni del coraggio”, edito da Dalai Editore: ascolta
R. - Tienanmen è stata una rivolta popolare di giovani studenti, ma anche di lavoratori scesi in piazza per chiedere democrazia, libertà, lotta alla corruzione: quindi un profondo cambiamento della Cina e un’apertura verso il rispetto dei diritti umani.
D. - In questi anni la leadership della Repubblica Popolare ha avuto modo di meditare su quegli episodi e modificare il suo modo di essere?
R. - Per quanto riguarda i diritti umani, assolutamente no! C’è stata una grande apertura sul piano economico e questo lo vediamo tutti; c’è stato anche un impegno nei confronti della lotta alla povertà, alle divaricazioni economiche, che in Cina però rimangono profonde. Ma sulla questione dei diritti umani, la vicenda di Tienanmen è rimasta nascosta: ci sono molti giovani di oggi che neanche sanno cosa sia successo a Piazza Tienanmen. Nonostante la repressione, la cancellazione di quei fatti dalla storia e il non aver mai riconosciuto gli errori che sono stati fatti a Tienanmen, oggi abbiamo una ripresa delle mobilitazioni, sia per quanto riguarda i diritti umani, sia la violazione di altri diritti sociali, come per esempio la confisca delle terre, il degrado ambientale, gli abusi di potere... Credo ci siano dalle 300 alle 500 proteste al giorno in tutta la Cina, soprattutto nei luoghi di lavoro e soprattutto nelle concentrazioni industriali del Guangdong, ma non solo…
D. - E’ possibile oggi fare luce sulle ombre lasciate dagli episodi di Piazza Tienanmen a livello di giustizia, anche sociale?
R. - C’è un attivismo sociale e politico che vuole che questi fatti non siano dimenticati. Ci sono migliaia di attivisti politici che sono sotto la scure della repressione; c’è una censura molto forte per quanto riguarda Internet, perché ormai – nonostante tutto – con i telefonini e con i microblog le proposte e le manifestazioni contro la discriminazione, contro la repressione, contro la confisca delle terre girano in tutto il Paese.
Radio Vaticana - 25 anni fa, in questi giorni, la protesta di Piazza Tienanmen, a Pechino, duramente repressa dalle autorità della Repubblica Popolare Cinese. Ma le istanze di libertà, di tutela dei diritti umani e di miglioramento sociale, espresse allora dai cittadini, non sono rimaste lettera morta. Giancarlo La Vella ne ha parlato con Cecilia Brighi, autrice del volume “L’imperatore e l’elettricista – Tien an Men e i giorni del coraggio”, edito da Dalai Editore: ascolta
R. - Tienanmen è stata una rivolta popolare di giovani studenti, ma anche di lavoratori scesi in piazza per chiedere democrazia, libertà, lotta alla corruzione: quindi un profondo cambiamento della Cina e un’apertura verso il rispetto dei diritti umani.
D. - In questi anni la leadership della Repubblica Popolare ha avuto modo di meditare su quegli episodi e modificare il suo modo di essere?
R. - Per quanto riguarda i diritti umani, assolutamente no! C’è stata una grande apertura sul piano economico e questo lo vediamo tutti; c’è stato anche un impegno nei confronti della lotta alla povertà, alle divaricazioni economiche, che in Cina però rimangono profonde. Ma sulla questione dei diritti umani, la vicenda di Tienanmen è rimasta nascosta: ci sono molti giovani di oggi che neanche sanno cosa sia successo a Piazza Tienanmen. Nonostante la repressione, la cancellazione di quei fatti dalla storia e il non aver mai riconosciuto gli errori che sono stati fatti a Tienanmen, oggi abbiamo una ripresa delle mobilitazioni, sia per quanto riguarda i diritti umani, sia la violazione di altri diritti sociali, come per esempio la confisca delle terre, il degrado ambientale, gli abusi di potere... Credo ci siano dalle 300 alle 500 proteste al giorno in tutta la Cina, soprattutto nei luoghi di lavoro e soprattutto nelle concentrazioni industriali del Guangdong, ma non solo…
D. - E’ possibile oggi fare luce sulle ombre lasciate dagli episodi di Piazza Tienanmen a livello di giustizia, anche sociale?
R. - C’è un attivismo sociale e politico che vuole che questi fatti non siano dimenticati. Ci sono migliaia di attivisti politici che sono sotto la scure della repressione; c’è una censura molto forte per quanto riguarda Internet, perché ormai – nonostante tutto – con i telefonini e con i microblog le proposte e le manifestazioni contro la discriminazione, contro la repressione, contro la confisca delle terre girano in tutto il Paese.
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