C’è uno scontro in atto tra l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Moretti, e il presidente del Consiglio: questione di stipendio.
Il manager delle Ferrovie fa il paragone con l’omologo tedesco che prende “tre volte e mezzo tanto”, e minaccia di andarsene in caso di tagli. Lo stipendio di Moretti è di 850mila euro l’anno. Una miseria, se consideriamo: l’inflazione e la deflazione, le tasse, le responsabilità, i treni che arrivano in ritardo e quelli che non arrivano perché si fermano in campagna per ore, i treni locali che sono la gioia dei pendolari, i super treni veloci che collegano solo le grandi città (perché sembra che esistano solo quelle), i treni “normali” che ti collegano se cambi per due e tre volte (impiegando 6 ore per percorrere 500 chilometri).
Moretti fa un paragone ardito con la Germania. Ma lui ha mai visto i treni tedeschi e quali servizi offrono? (Ma basta andare in Svizzera: altro mondo, altri binari e altri comfort).
Inoltre, la Germania ha bisogno di tagli come noi?
Sono discorsi troppo banali, forse macchiati di demagogia, i nostri. Basta sentire ancora Moretti, “siamo delle imprese che stanno sul mercato e sul mercato bisogna avere la possibilità di poter retribuire”, e allora tutto si chiarisce: non importa la qualità dei servizi o il declino dell’Italia, conta il mercato.
Il manager non vuole scendere dal “Freccia rossa”. Pena l’uscita di scena, anzi dai binari. Sarà compito del Matteino Renzi nostro (che dice “Moretti capirà”) quello di fargli comprendere che 850mila euro sono troppi nell’Italia attuale. Prima che il mercato finisca d’ingoiare quel poco che è rimasto. O prima che il mercato delle vacche rimanga l’unico disponibile.
Da ultimo: non vorremmo mai che tanti manager in gamba, se ne andassero a lavorare all’estero, perché altrove guadagnano di più. Ma - a pensarci bene - i “cervelli” non sono già fuggiti all’estero?
Il manager delle Ferrovie fa il paragone con l’omologo tedesco che prende “tre volte e mezzo tanto”, e minaccia di andarsene in caso di tagli. Lo stipendio di Moretti è di 850mila euro l’anno. Una miseria, se consideriamo: l’inflazione e la deflazione, le tasse, le responsabilità, i treni che arrivano in ritardo e quelli che non arrivano perché si fermano in campagna per ore, i treni locali che sono la gioia dei pendolari, i super treni veloci che collegano solo le grandi città (perché sembra che esistano solo quelle), i treni “normali” che ti collegano se cambi per due e tre volte (impiegando 6 ore per percorrere 500 chilometri).
Moretti fa un paragone ardito con la Germania. Ma lui ha mai visto i treni tedeschi e quali servizi offrono? (Ma basta andare in Svizzera: altro mondo, altri binari e altri comfort).
Inoltre, la Germania ha bisogno di tagli come noi?
Sono discorsi troppo banali, forse macchiati di demagogia, i nostri. Basta sentire ancora Moretti, “siamo delle imprese che stanno sul mercato e sul mercato bisogna avere la possibilità di poter retribuire”, e allora tutto si chiarisce: non importa la qualità dei servizi o il declino dell’Italia, conta il mercato.
Il manager non vuole scendere dal “Freccia rossa”. Pena l’uscita di scena, anzi dai binari. Sarà compito del Matteino Renzi nostro (che dice “Moretti capirà”) quello di fargli comprendere che 850mila euro sono troppi nell’Italia attuale. Prima che il mercato finisca d’ingoiare quel poco che è rimasto. O prima che il mercato delle vacche rimanga l’unico disponibile.
Da ultimo: non vorremmo mai che tanti manager in gamba, se ne andassero a lavorare all’estero, perché altrove guadagnano di più. Ma - a pensarci bene - i “cervelli” non sono già fuggiti all’estero?
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È presente 1 commento
E si i cervelli migliori se ne sono andati e qui sono rimasti quelli che fanno poco ma pretendono tanto , e poi hanno anche il coraggio di portare ad esempio la Germania ,( tanto odiata ) ma non quando conviene. Questo "signore" ha la vaga impressione di come si vive con /500 euro al mese???
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