lunedì, febbraio 24, 2014
Week-end di tensione e sangue in Thailandia con una sessantina di feriti e almeno cinque morti in diversi episodi di violenza, tra cui tre bambini. Dati che portano il totale delle vittime dal 30 novembre a 20 morti e 718 feriti.  

Misna - Ultimo episodio, il ferimento di un militare in borghese presso uno dei siti della protesta in un’area semi-periferica di Bangkok. Tuttavia a segnare il fine settimana sono stati soprattutto esplosioni di granate. Questa mattina una bambina è deceduta per le ferite riportate ieri per l’esplosione di due granate nell’area al centro dello shopping di lusso a Bangkok ma anche di buoni affari per i turisti che l’affollano abitualmente. La piccola era sorella di un 12enne morto domenica per le ferite riportate, insieme a una donna di 59 anni; in tutto 25 i feriti. Nella stessa area e sempre a ridosso di uno dei siti della protesta, quello che occupa i due importanti incroci di Ratchaprasong e Prathunam, venerdì sera due esplosioni avevano provocato sei feriti tra passanti e servizio d’ordine della protesta. L’episodio più grave, quello di sabato notte nella città orientale di Trat. Esplosioni e spari sulla folla di antigovernativi ma anche su venditori di gadget, cibo e bevande, sono costate la vita a almeno una bambina e un adulto, con altri tre bambini in gravi condizioni tra i 35 feriti.

Il primo ministro, la signora Yingluck Shinawatra, che ormai trascorre la maggior parte del tempo fuori dalla capitale senza apparente capacità di agire coerentemente nella crisi che va aggravandosi, ha condannato i fatti di sangue, incolpando però ancora una volta gli oppositori, che incentiverebbero le violenze per propiziare un intervento delle forze armate al loro fianco.

Una violenza che sta chiaramente accentuandosi ma soprattutto che sempre meno sembra discrimina tra manifestanti consapevoli e passanti innocenti.

Dall’altra parte, come dimostrato chiaramente negli scontri della settimana scorsa, la protesta è in modo crescente sotto la tutela di elementi disciplinati e determinati a reagire con la forza al tentativo di repressione.

Il contrasto tra polizia filo-governativa e militari per ideologia e interessi vicini ai manifestanti va accentuandosi, non a caso, anche nelle contrastanti dichiarazioni e accuse sulle responsabilità degli atti violenti. Uno dei tanti elementi che contribuiscono alla tensione e insieme rendono sempre più difficile vedere uno sbocco nonviolento.

Ieri nella città settentrionale di Korat, i leader del Fronte unito per la democrazia contro la dittatura, comunemente noto come Camicie Rosse, si è schierato apertamente con il governo, pronto a un intervento diretto, anche a Bangkok, se necessario. Il movimento filo-governativo ha anche chiesto che la polizia antisommossa venga armata e il boicottaggio di istituzioni pubbliche (Commissione elettorale, Commissione anti-corruzione, Corte costituzionale…) in contrasto con il governo provvisorio in carica. Nel dibattito, si è riaffacciata anche l’ipotesi di un governo in esilio. Questo potrebbe anticipare una divisione di fatto del paese, possibilità affacciata diverse volte da sostenitori della premier Yingluck Shinawatra e della sua famiglia che controlla il partito di maggioranza, Puea Thai e la sua base elettorale nel Nord e nel Nord-Est del paese.


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