Dopo tre giorni di tregua, dichiarata in onore del sovrano Bhumibhol Adulyadej, Rama IX, la Thailandia, che ieri aveva accolto con commozione e partecipazione il messaggio di unità del suo sovrano, oggi torna a guardare in faccia la sua crisi.
Misna - Atti e messaggi preannunciano quanto meno un fine settimana ad alta tensione con le possibilità di violenze e disordine ben superiori a quelle di una soluzione pacifica e negoziata. Nella notte, ignoti hanno attaccato due luoghi della protesta, sparando e gettando piccoli ordigni esplosivi. Due i feriti tra gli uomini del servizio d’ordine e ferito anche un giovane manifestante. Episodi non si sa ancora se dovuti a esecutori prezzolati, elementi ostili ai manifestanti o “terze forze” che sono abitualmente presenti in queste situazioni per alzare tensione e intimidazione. Voci anch’esse incontrollabili allo stato attuale fatte circolare dal leader della protesta, Suthep Thaugsuban, segnalano l’arresto di cinque cittadini cambogiani per la loro intenzione di dar fuoco al palco presso il Monumento alla Democrazia.
Anche in questo caso, agitatori veri o presunti di origine straniera, utili a rinsaldare il nazionalismo e ad acuire la tensione. Diversi segnali suggeriscono che la tensione si sta avvicinando al punto di rottura. Questa mattina Surapong Tovichakchaikul, vice-premier e ministro degli Esteri da pochi giorni anche responsabile del Centro per l’amministrazione della pace e dell’ordine (Capo), organismo in caricato della gestione della crisi ha ribadito ai manifestanti la richiesta di interrompere le loro azioni. Il ministro ha però anche avvisato che le autorità procederanno all’immediato arresto dei leader della protesta quando possibile. “Il tempo dei discorsi è finito”, ha avvertito Tovichakchaikul. Proposto anche l’arresto dei responsabili delle manifestazioni e dei dirigenti del canale digitale Blue Sky accusati di sostenere la protesta e del governatore di Bangkok per “tradimento”, dato che fornisce gabinetti mobili e acqua ai manifestanti (come abituale in ogni evento del genere, indipendentemente dal colore).
Questa mattina si è riunita d’urgenza la dirigenza del Puea Thai, partito di maggioranza nel governo guidato dalla signora Yingluck Shinawatra per escludere ancora la possibilità di dimissioni dell’esecutivo. In vista del fine settimana e del prevedibile nuovo, massiccio afflusso di cittadini a rafforzare le manifestazioni, il comitato di coordinamento della protesta han fatto conoscere da oggi la ripresa delle iniziative per far cadere il governo e procedere con una road-map di un “potere popolare” che porti a un sovvertimento dell’attuale sistema giudicato corrotto e inefficiente, a un maggiore ruolo della monarchia e alla fine del controllo della famiglia Shinawatra sul paese. Le forze armate, che sempre più sembrano essere “ago della bilancia” di una soluzione almeno temporanea, continuano a proclamare la propria neutralità. Difficile per esse, dopo i pessimi risultati dell’ultimo colpo di stato nel settembre 2006, un nuovo intervento.
Il coinvolgimento nella contesa le costringerebbe a dover scegliere tra una protesta in maggioranza filo-monarchica e nazionalista, che aspira a un “potere popolare” sotto un controllo più diretto del sovrano, e un governo biasimato da molti per arroganza, incompetenza e corruzione ma democraticamente eletto 29 mesi fa. Probabilmente, nel primo caso, ad affrontare un confronto duro con i sostenitori del governo in carica, in particolare con il movimento delle Camicie Rosse, già represso sanguinosamente nel 2009 e 2010. Proprio il movimento simpatizzante per l’esecutivo guidato dalla sorella dell’ex premier in esilio, Thaksin Shinawatra che ha sempre mantenuto un ruolo consistente nella vita del paese, hanno annunciato per il 10 dicembre, Festa della Costituzione, una massiccia manifestazione ad Ayutthaya, antica capitale non lontana da Bangkok.
Misna - Atti e messaggi preannunciano quanto meno un fine settimana ad alta tensione con le possibilità di violenze e disordine ben superiori a quelle di una soluzione pacifica e negoziata. Nella notte, ignoti hanno attaccato due luoghi della protesta, sparando e gettando piccoli ordigni esplosivi. Due i feriti tra gli uomini del servizio d’ordine e ferito anche un giovane manifestante. Episodi non si sa ancora se dovuti a esecutori prezzolati, elementi ostili ai manifestanti o “terze forze” che sono abitualmente presenti in queste situazioni per alzare tensione e intimidazione. Voci anch’esse incontrollabili allo stato attuale fatte circolare dal leader della protesta, Suthep Thaugsuban, segnalano l’arresto di cinque cittadini cambogiani per la loro intenzione di dar fuoco al palco presso il Monumento alla Democrazia.
Anche in questo caso, agitatori veri o presunti di origine straniera, utili a rinsaldare il nazionalismo e ad acuire la tensione. Diversi segnali suggeriscono che la tensione si sta avvicinando al punto di rottura. Questa mattina Surapong Tovichakchaikul, vice-premier e ministro degli Esteri da pochi giorni anche responsabile del Centro per l’amministrazione della pace e dell’ordine (Capo), organismo in caricato della gestione della crisi ha ribadito ai manifestanti la richiesta di interrompere le loro azioni. Il ministro ha però anche avvisato che le autorità procederanno all’immediato arresto dei leader della protesta quando possibile. “Il tempo dei discorsi è finito”, ha avvertito Tovichakchaikul. Proposto anche l’arresto dei responsabili delle manifestazioni e dei dirigenti del canale digitale Blue Sky accusati di sostenere la protesta e del governatore di Bangkok per “tradimento”, dato che fornisce gabinetti mobili e acqua ai manifestanti (come abituale in ogni evento del genere, indipendentemente dal colore).
Questa mattina si è riunita d’urgenza la dirigenza del Puea Thai, partito di maggioranza nel governo guidato dalla signora Yingluck Shinawatra per escludere ancora la possibilità di dimissioni dell’esecutivo. In vista del fine settimana e del prevedibile nuovo, massiccio afflusso di cittadini a rafforzare le manifestazioni, il comitato di coordinamento della protesta han fatto conoscere da oggi la ripresa delle iniziative per far cadere il governo e procedere con una road-map di un “potere popolare” che porti a un sovvertimento dell’attuale sistema giudicato corrotto e inefficiente, a un maggiore ruolo della monarchia e alla fine del controllo della famiglia Shinawatra sul paese. Le forze armate, che sempre più sembrano essere “ago della bilancia” di una soluzione almeno temporanea, continuano a proclamare la propria neutralità. Difficile per esse, dopo i pessimi risultati dell’ultimo colpo di stato nel settembre 2006, un nuovo intervento.
Il coinvolgimento nella contesa le costringerebbe a dover scegliere tra una protesta in maggioranza filo-monarchica e nazionalista, che aspira a un “potere popolare” sotto un controllo più diretto del sovrano, e un governo biasimato da molti per arroganza, incompetenza e corruzione ma democraticamente eletto 29 mesi fa. Probabilmente, nel primo caso, ad affrontare un confronto duro con i sostenitori del governo in carica, in particolare con il movimento delle Camicie Rosse, già represso sanguinosamente nel 2009 e 2010. Proprio il movimento simpatizzante per l’esecutivo guidato dalla sorella dell’ex premier in esilio, Thaksin Shinawatra che ha sempre mantenuto un ruolo consistente nella vita del paese, hanno annunciato per il 10 dicembre, Festa della Costituzione, una massiccia manifestazione ad Ayutthaya, antica capitale non lontana da Bangkok.
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