Una cerimonia interreligiosa con preghiere e canti: così sul litorale di Agrigento sono state commemorate ieri le 400 vittime dei naufragi avvenuti ad ottobre nel Mediterraneo. Presenti oltre a superstiti e parenti anche i rappresentanti del governo, il vicepremier Alfano - contestato dalla folla e portato via dalla scorta - e i ministri dell’Integrazione e della Difesa. Intanto il sindaco di Lampedusa ha portato a Roma le sue proposte per un nuovo sistema di protezione umanitaria da far arrivare all’Europa.
Radio Vaticana - Musulmani, cattolici, ortodossi, insieme sul molo san leone di Agrigento: sono i superstiti e i parenti delle vittime di quei tragici 3 e 11 ottobre scorsi, giunti dall’Europa e da diverse città italiane, 150 circa, hanno pregato e hanno lanciato in mare una corona di fiori. Sono tanti ma non tutti: per coloro che al mare sono sopravvissuti e sono a Lampedusa, non è stato possibile. Ieri mattina con una rivolta al centro di accoglienza, poi rientrata, hanno manifestato tutto il loro disappunto.Qui oggi non c’è spazio per le polemiche, solo per il ricordo dei nostri fratelli, dice la comunità eritrea e lo ripete anche mons Domenico Mogavero vescovo di Mazara del Vallo al loro fianco:
“Al di là di tutte le ragioni polemiche, delle rivendicazioni alquanto giuste, sui tempi e sull’opportunità di questa manifestazione, io credo che in questo momento bisogna rivolgere un pensiero sia ai superstiti, sia ai defunti: fratelli che cercando un approdo di pace e di speranza, quando già lo intravvedevano sulle coste lampedusane, hanno visto naufragare tutte le loro attese. Quindi in questo momento, forse, i sentimenti migliori sono quelli che ha espresso Papa Francesco nella sua visita a Lampedusa: sentimenti di compassione e di condivisione, oltre che di solidarietà e di suffragio. Queste morti ci appartengono comunque, anche se non sono morti di italiani”.
Come vescovi rappresentanti della Sicilia, chiamati sempre in causa e sempre in prima linea, dopo questa esperienza, mons Mogavero, come state reagendo e soprattutto quale urgenza che vi siete posti?
“Ci siamo posti un’urgenza di carattere umanitario, che ci fa dare offerte di disponibilità per la prima accoglienza e per il soccorso. E poi, soprattutto, ci siamo detti che è urgente un’opera di formazione per la nostra gente, perché non si lasci prendere da sentimenti o da atteggiamenti che non siano umanitari ed evangelici. Consapevoli - come siamo - che anche al nostro interno qualcuno si lascia prendere la mano da emozioni o sensazioni che hanno poco di umano e di cristiano. Quindi una strategia di carattere educativo, oltre a confermarci nell’opera di accoglienza e di solidarietà per le prime cure da prestare a questi nostri fratelli”.
Intanto le urgenze in tema di immigrazione restano: qualcuno a fine cerimonia grida “basta con la Bossi-Fini” al vicepremier Alfano e lo stesso sindaco di Lampedusa ieri al Senato e al Quirinale ha proposto nuove forme di protezione umanitaria da ottenere già nei Paesi di partenza o di passaggio attraverso presidi internazionale. Giusi Nicolini fa presente la necessità di cambiare i piani umanitari e cambiare la normativa:
“Noi dobbiamo subito cambiare qualcosa: ci vuole una risposta umanitaria e u apolitica spciale che ancora stentiamo ad avere” La speranza è che se ne prenda atto al Consiglio europeo del 24 e 25 ottobre prossimo quando anche lei sarà a Bruxelles per incontrare il presidente del parlamento Martin Schultz.
Radio Vaticana - Musulmani, cattolici, ortodossi, insieme sul molo san leone di Agrigento: sono i superstiti e i parenti delle vittime di quei tragici 3 e 11 ottobre scorsi, giunti dall’Europa e da diverse città italiane, 150 circa, hanno pregato e hanno lanciato in mare una corona di fiori. Sono tanti ma non tutti: per coloro che al mare sono sopravvissuti e sono a Lampedusa, non è stato possibile. Ieri mattina con una rivolta al centro di accoglienza, poi rientrata, hanno manifestato tutto il loro disappunto.Qui oggi non c’è spazio per le polemiche, solo per il ricordo dei nostri fratelli, dice la comunità eritrea e lo ripete anche mons Domenico Mogavero vescovo di Mazara del Vallo al loro fianco:
“Al di là di tutte le ragioni polemiche, delle rivendicazioni alquanto giuste, sui tempi e sull’opportunità di questa manifestazione, io credo che in questo momento bisogna rivolgere un pensiero sia ai superstiti, sia ai defunti: fratelli che cercando un approdo di pace e di speranza, quando già lo intravvedevano sulle coste lampedusane, hanno visto naufragare tutte le loro attese. Quindi in questo momento, forse, i sentimenti migliori sono quelli che ha espresso Papa Francesco nella sua visita a Lampedusa: sentimenti di compassione e di condivisione, oltre che di solidarietà e di suffragio. Queste morti ci appartengono comunque, anche se non sono morti di italiani”.
Come vescovi rappresentanti della Sicilia, chiamati sempre in causa e sempre in prima linea, dopo questa esperienza, mons Mogavero, come state reagendo e soprattutto quale urgenza che vi siete posti?
“Ci siamo posti un’urgenza di carattere umanitario, che ci fa dare offerte di disponibilità per la prima accoglienza e per il soccorso. E poi, soprattutto, ci siamo detti che è urgente un’opera di formazione per la nostra gente, perché non si lasci prendere da sentimenti o da atteggiamenti che non siano umanitari ed evangelici. Consapevoli - come siamo - che anche al nostro interno qualcuno si lascia prendere la mano da emozioni o sensazioni che hanno poco di umano e di cristiano. Quindi una strategia di carattere educativo, oltre a confermarci nell’opera di accoglienza e di solidarietà per le prime cure da prestare a questi nostri fratelli”.
Intanto le urgenze in tema di immigrazione restano: qualcuno a fine cerimonia grida “basta con la Bossi-Fini” al vicepremier Alfano e lo stesso sindaco di Lampedusa ieri al Senato e al Quirinale ha proposto nuove forme di protezione umanitaria da ottenere già nei Paesi di partenza o di passaggio attraverso presidi internazionale. Giusi Nicolini fa presente la necessità di cambiare i piani umanitari e cambiare la normativa:
“Noi dobbiamo subito cambiare qualcosa: ci vuole una risposta umanitaria e u apolitica spciale che ancora stentiamo ad avere” La speranza è che se ne prenda atto al Consiglio europeo del 24 e 25 ottobre prossimo quando anche lei sarà a Bruxelles per incontrare il presidente del parlamento Martin Schultz.
| Tweet |

Nicolò Renna, chitarrista palermitano, sbanca il web con il suo singolo Breathing. Lo abbiamo incontrato a Palermo. L'intervista di Paolo A.Magrì
Domenico Fioravanti, la Leggenda di Sydney 2000. Una vita da rincorrere a bracciate.Il ranista, prima medaglia d’oro azzurra alle Olimpiadi di Sydney 2000, intervistato da Emanuela Biancardi.
"L'intelligenza umana è la nostra principale risorsa". Parla Ermete Realacci, tra attivismo e sfide economiche
mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara, intervistato per LPL News 24 da Patrizio Ricci su politica europea ed immigrazione.
Max Cavallari della coppia 'I Fichi d'India', intervistato per LPL News 24 da Emanuela Biancardi.
Laura Efrikian, Attrice, scrittrice, promotrice di 'Laura For Afrika', intervistata per LPL News 24 da Emanuela Biancardi.
Patty Pravo festeggia cinquant’anni di successi intramotabili nel mondo della musica, tirando fuori ancora una volta pezzi da ‘90. Intervista di S. Santullo
Sergio Caputo celebra i trent’anni di “ Un Sabato Italiano”, con un nuovo omonimo album. Intervista a Sergio Caputo, di Simona Santullo
Sono presenti 0 commenti
Inserisci un commento
Gentile lettore, i commenti contententi un linguaggio scorretto e offensivo verranno rimossi.