martedì, aprile 30, 2013
Il 30 aprile di 68 anni fa Hitler si suicidò con un colpo di rivoltella alla testa insieme a sua moglie Eva Braun: ripercorriamo gli ultimi istanti della loro vita

di Ilaria Sulla

Alla fine del 1942, Hitler aveva in mano un impero sconfinato, e nulla sembrava poter indebolire la grande Germania, nota ormai come "nazione eletta". L'obbiettivo era quello di estendersi ad est, conquistando quei popoli considerati "inferiori", per dare spazio e potere al popolo ariano, considerato "superiore secondo le teorie naziste . Poco dopo però le cose mutarono completamente: l'esercito tedesco iniziò ad indebolirsi a poco a poco, con i rovesciamenti delle truppe iniziati a Stalingrado e finiti in Normandia con lo sbarco alleato del 1944. Queste sconfitte, all'inizio non fatali per Hitler, comunque contribuirono ad indebolirlo di molto. Negli ultimi tempi, quando la guerra oramai volgeva al termine, era un uomo stanco, debilitato nel fisico e nello spirito. Viveva in un bunker e le apparizioni erano rarissime, ma quando avvenivano era evidente la sua instabilità psico-fisica: il tremore alla mano evidenziava il Parkinson di cui molto probabilmente era affetto e Adolf non aveva più la grinta che un tempo lo aveva reso la guida indiscussa della sua nazione.

Svariati testimoni riferiscono che quella di Hitler all'interno del suo bunker era come una realtà parallela, un sogno, un'allucinazione: non c'era alcuna distinzione tra il giorno e la notte, per cui era veramente difficile riuscire a prendere lucidamente delle decisioni o anche solo riuscire a stare con i piedi per terra. Tutte le decisioni venivano prese dai suoi stretti collaboratori, Bormann e Goebbels, e a lui restava solo l'attesa dell'epilogo.

Una figura di fondamentale importanza nella vita del Fuhrer, soprattutto nei suoi ultimi attimi di vita, fu la sua amante Eva Braun. La donna era totalmente innamorata, tanto da accettare di rimanere nell'ombra più assoluta durante l'ascesa al potere del suo compagno. Tradita e umiliata, tentò più volte il suicidio e patì una vita di sofferenza molto intensa. Sofferenza che raggiunse il suo culmine il 30 aprile 1945, con il suicidio di entrambi gli amanti, divenuti un giorno prima sposi. Infatti prima di morire insieme i due avevano deciso di convolare a nozze: indossando un vestito di seta nera, Eva era orgogliosa di potersi firmare per la prima volta come "Eva Hitler".

Prima di porre definitivamente fine alla sua vita e a quella di Eva, Hitler si procurò due capsule di cianuro ed eliminò il suo cane fidato Blondi insieme ai suoi cuccioli. Poi l'epilogo dell'uomo che causò la Seconda Guerra Mondiale: la morte arrivò per mezzo di una capsula di cianuro e poi di un colpo di rivoltella in testa. Hitler ordinò che, subito dopo la morte, il suo corpo e quello di Eva venissero cremati, per evitare lo "scempio" toccato pochi giorni prima a Benito Mussolini.

Con la morte del Fuhrer era sicuramente morto il nazionalsocialismo, ma anche la possibilità per i suoi fidati di uscire indenni dalla guerra. Lo stesso "braccio destro" di Hitler, Goebbels, decise di seguire il suo capo, portando con sé sua moglie ed i loro sei figli. Magda Goebbels preparò i suoi bambini per la morte schiacciando loro in bocca il cianuro, per poi suicidarsi insieme al marito. Quella era davvero la fine di tutto: del Reich, del nazismo, della guerra.

I servizi segreti sovietici del KBG hanno sempre affermato di aver ritrovato il cadavere bruciato di Hitler e di averlo riconosciuto grazie all'impronta dentale. Intanto nacquero delle teorie parallele che vedrebbero Hitler fuggire in America Latina o altrove, ma nessuna di queste fu mai confermata. Solo nel 1993, dopo l'apertura dei documenti di FSB e KGB, che furono poi resi pubblici, si riuscì a fare chiarezza sulla morte del Fuhrer. L'armata rossa entrò nel bunker nella notte del 30 aprile e trovò un cadavere molto simile a quello di Hitler, probabilmente uno dei sosia di cui il Furher amava circondarsi per destabilizzare il nemico. Poi il vero corpo fu trovato da Ivan Churakov, capo della SMERSH, e le sue ceneri gettate nel fiume Elba dagli esponenti del KGB, per evitare che il luogo della sepoltura potesse diventare luogo di culto dei neonazisti.



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