mercoledì, aprile 17, 2013
Il 26 agosto 2010 Sarah Scazzi, la 15enne di Avetrana (Taranto), perdeva brutalmente la vita, strangolata e gettata in un pozzo pieno d'acqua. La vicenda ha avuto un grande impatto mediatico in seguito al ritrovamento del corpo della ragazzina e all'arresto dello zio Michele Misseri. 

di Giulia Bernini

Per il delitto di Sarah Scazzi si trovavano sotto processo davanti alla Corte d'Assise di Taranto la cugina Sabrina Misseri e la zia Cosima Serrano con l'accusa di omicidio doloso aggravato e lo zio Michele con l'accusa di occultamento di cadavere. La sentenza è attesa nei prossimi giorni: lunedì alle 17.30 infatti la Corte si è ritirata in Camera di consiglio. La famiglia Scazzi “attende dalla giustizia una risposta che non sia muscolare né una vendetta”, citando le parole dell'avv. Nicodemo Gentile, uno dei legali. Dall'altra parte ci sono i legali di Sabrina Misseri che respingono la condanna a carico della loro assistita, non essendoci la certezza “oltre ogni ragionevole dubbio” della sua colpevolezza. Sabrina, che oggi rischia l'ergastolo, “è un'innocente che ha bisogno di giustizia”, aggiunge l'avv. Cioppi; i legali sostengono anche che Cosima deve essere assolta perchè nel corso del processo “la sua posizione ha avuto uno spazio così risibile che non si comprende come possa trovarsi accusata di omicidio”.

Per gli inquirenti invece Sarah è stata uccisa da Sabrina e Cosima con la complicità di Michele, accusato di soppressione di cadavere insieme al fratello e al nipote. Il Procuratore di Taranto sostiene a sua volta questa linea, anche se rimangono ancora da chiare le modalità dell'omicidio. Il movente sarebbe la gelosia che Sabina nutriva nei confronti di Sarah, la quale sembrava avere un atteggiamento troppo affettuoso verso l'amico comune Ivano Russo, di cui entrambe erano invaghite. Per la Cassazione invece Michele Misseri è inattendibile (in relazione alle sue deposizioni sempre diverse) e il movente della gelosia non regge.

Ripercorriamo tutti i momenti determinanti della vicenda. Il 26 agosto Sarah Scazzi esce di casa alle 14.30 per andare a casa della cugina, con la quale avrebbe raggiunto un'amica al mare. Nonostante i 100 metri che separano l'abitazione di Sarah e quella dei Misseri in via Deledda, si perdono le tracce della ragazzina; la madre denuncia la scomparsa. Da quel momento l'attenzione dei media si sposta sulla vita privata della 15enne: vengono analizzati il suo diario segreto e il su profilo Facebook. Viene ricostruito il profilo di Sarah che la ritrae come una persona timida e inquieta, in costante conflitto con la madre, una ragazza che sul web frequentava ragazzi più grandi. Questa descrizione viene ripetutamente confermata dalla cugina che intanto fa le sue apparizioni in programmi televisivi.

Nel frattempo le ricerche di Sarah proseguono per tutto il mese di settembre. La polizia sospetta una fuga spontanea o un sequestro attuato da un uomo che l'ha adescata su Facebook. Il 29 settembre Michele Misseri trova il cellulare semi-bruciato della nipote in un campo e rivela di conoscere il luogo dove giace il corpo della stessa: “E' alla Mosca...se volete vi posso portare”. Da quel momento in poi i sospetti si concentreranno su di lui.

6 ottobre. Misseri dopo 9 ore di interrogatorio confessa di aver ucciso la ragazzina. La notizia del ritrovamento del corpo di Sarah viene comunicata alla famiglia Scazzi durante la trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?". Nei giorni seguenti Michele ritratta, poi confessa di nutrire sentimenti erotici verso la nipote, infine il 15 ottobre conferma il sospetto degli inquirenti circa il coinvolgimento della figlia Sabrina, arrestata il giorno seguente con l'accusa di concorso di omicidio. Resterà in carcere per più di due anni. Michele ritratta l'abuso del cadavere della nipote, accusa chiaramente Sabrina dell'omicidio, confessa di aver occultato il cadavere. Il 26 maggio 2011 viene arrestata Cosima Serrano, moglie di Michele, con l'accusa di concorso in omicidio e sequestro di persona poichè le sue deposizioni, i risultati delle indagini e dei tabulati telefonici non sembrano coincidere.

Il 1 luglio segna la chiusura delle indagini preliminari. Michele ritratta le accuse contro la figlia: dice che i suoi avvocati Galoppa e Bruzzone gli avevano suggerito questa mossa. Oggi lo zio Michele continua a autodenunciarsi. “L'ho uccisa io ma non mi credono più”.

Riuscirà la piccola Sarah ad avere giustizia? I genitori e il fratello sapranno finalmente la verità?


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