E’ fallita l’iniziativa del primo ministro Hamadi Jebali per la formazione di un governo di competenze: lo ha annunciato in serata lo stesso Jebali, al termine di giorni di intense trattative con i principali partiti politici della Tunisia.
Misna - “Vi dico chiaramente che l’iniziativa da me proposta non ha ottenuto il consenso di tutti ma la strada rimane aperta per trovare un compromesso sulla composizione del futuro esecutivo” ha detto il primo ministro all’agenzia ufficiale ‘Tap’, aggiungendo che “il tavolo di dialogo rimane aperto”. Jebali ha poi assicurato che “sono stati compiuti passi avanti significativi verso una nuova formula”, anticipando che “domani incontrerò il presidente (Moncef Marzouki) per parlare con lui delle prossime tappe in vista di una soluzione”. Diversamente da quanto dichiarato in passato, alla fine, malgrado il fallimento del suo progetto politico Jebali non ha rassegnato le dimissioni.
Nonostante l’opposizione interna di Ennahda, il cui storico leader Rached Ghannouchi è contrario alla formula di un governo tecnocrate, Jebali gode ancora del sostegno del suo partito che vuole mantenerlo alla guida dell’esecutivo. Ennahda ha ottenuto il 41% dei seggi all’Assemblea nazionale costituente (Anc) e dopo le elezioni di novembre 2011 si è visto attribuire i dicasteri chiave nell’esecutivo – Interno, Esteri e Giustizia – ai quali non intende rinunciare. Fonti vicine al Congresso per la Repubblica (Cpr), il partito del capo dello Stato Marzouki, hanno dichiarato ad agenzie internazionali che sarebbe già nel cassetto un accordo che prevede la formazione di un governo misto che includerebbe personalità politiche ed esperti apolitici.
Nel paese del Nord Africa, teatro due anni fa di una rivolta popolare che ha portato alla destituzione del longevo regime di Ben Ali, la crisi politica è emersa in tutta la sua forza dopo l’uccisione il 6 febbraio del leader di opposizione Chokri Belaid in circostanze ancora da chiarire. Essa ha però le sue radici nel permanente stato di crisi dell’economia nazionale che negli ultimi mesi ha riacceso le piazze a più riprese.
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Nonostante l’opposizione interna di Ennahda, il cui storico leader Rached Ghannouchi è contrario alla formula di un governo tecnocrate, Jebali gode ancora del sostegno del suo partito che vuole mantenerlo alla guida dell’esecutivo. Ennahda ha ottenuto il 41% dei seggi all’Assemblea nazionale costituente (Anc) e dopo le elezioni di novembre 2011 si è visto attribuire i dicasteri chiave nell’esecutivo – Interno, Esteri e Giustizia – ai quali non intende rinunciare. Fonti vicine al Congresso per la Repubblica (Cpr), il partito del capo dello Stato Marzouki, hanno dichiarato ad agenzie internazionali che sarebbe già nel cassetto un accordo che prevede la formazione di un governo misto che includerebbe personalità politiche ed esperti apolitici.
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