venerdì, febbraio 22, 2013
Ancora una volta una "flash flood" (cosiddetta bomba d'acqua) ha messo in ginocchio un'intera città. È quanto successo ieri a Catania, dove un nubifragio molto violento accompagnato da grandine ha messo in seria difficoltà il capoluogo etneo e i centri pedemontani contermini.

GreenReport - Per fortuna è stato registrato solo qualche ferito, anche se la paura per i fiumi d'acqua che hanno trascinato cose e persone è stata tanta. Oggi la città è semiparalizzata e con le scuole chiuse per favorire anche la conta dei danni delle strutture pubbliche e private che sono state allagate. Intanto le polemiche, purtroppo immancabili dopo episodi di questo tipo, sono già iniziate. «Alla protezione civile comunale non era giunto dagli organi competenti della Protezione civile nazionale e regionale alcun bollettino di allerta meteo» ha accusato il comune di Catania e la Protezione civile nazionale, attraverso il Centro funzionale centrale del Dipartimento che sostituisce quello della Regione siciliana ancora non istituito, replica affermando di aver emesso un bollettino di criticità ordinaria (si possono attendere temporali, rovesci di pioggia, grandinate, colpi di vento e trombe d'aria, con possibilità di allagamento dei locali interrati, interruzioni puntuali e provvisorie della viabilità a valle dei fenomeni di scorrimento superficiale) per le zone della Sicilia orientale.

Il Dipartimento ha colto l'occasione per chiedere se l'amministrazione comunale di Catania «sia dotata di un piano aggiornato, e magari esercitato, di protezione civile, unico strumento che possa garantire la sicurezza dei cittadini, e se tale piano preveda l'attivazione dei presidi territoriali fondamentali in caso di eventi come quello che si è verificato oggi; la Sicilia, infatti- ha continuato la Protezione Civile nazionale- è l'unica Regione a non avere ancora risposto alla richiesta di conoscere quanti e quali comuni sono provvisti di un piano di emergenza. Prima di rifugiarsi nel ricorrente scaricabarile sarebbe utile che chi è autorità di protezione civile conoscesse il sistema e lo mettesse a regime».

Verificare se la "filiera" di allerta (Dipartimento centrale, Regione, comuni) ha funzionato non dovrebbe essere difficile. Comunque non vi è dubbio che passi in avanti anche nel sistema di allerta di protezione civile per il miglioramento nei collegamenti tra Dipartimento nazionale e sistemi locali, ancora devono essere fatti. Ma questi eventi dovrebbero anche far scaturire altre riflessioni, che per ora non si sono sentite, sulla mancanza della prevenzione necessaria per mitigare questi fenomeni. Gli eventi estremi (piogge intense e concentrate, lunghi periodi di siccità), da tempo si stanno ripetendo in modo sempre più frequente, collegati ai cambiamenti climatici e ai mutamenti dei regimi pluviometrici.

Le nostre città non sono attrezzate per "contenere" queste portate d'acqua (i sistema fognari ad esempio non sono adeguati) come nemmeno la pianificazione per la riduzione dei rischi idrogeologici, la dove è stata messa a punto, non è tarata per questa tipologia di eventi. In attesa che vengano recepite compiutamente le nuove direttive europee (vedi direttiva alluvioni del 2007) è necessario attrezzarsi fin dalla pianificazione urbanistica per contenere i danni. In altri termini è necessario istruire strategie di adattamento e convivere con una percentuale di rischio sostenibile dando vita ad una nuova stagione di governo del territorio. Stop al cemento e al consumo di suolo e via ad un Piano sostenuto economicamente (in grado tra l'altro di fornire "buona" occupazione), che punti a riqualificazione, manutenzione e a nuove infrastrutture di base di cui il paese è carente come appunto nel settore idrico. Un piano che affronti in modo intelligente tutti gli aspetti, sapendo che, tornando alla Sicilia, tra qualche mese magari saremo in emergenza siccità e quell'acqua "pubblica", caduta ieri dal cielo, sarebbe stato opportuno in qualche modo averla tesaurizzata.


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