La denuncia dell’All India Christian Council (Aicc). Celebrati questa mattina i funerali della vittima dello stupro di gruppo di New Delhi. I crimini contro le donne permeano la società indiana: stupri, aborti selettivi femminili, discriminazioni a scuola e sul lavoro. Il Dalai Lama: “Preoccupato per la degenerazione dei valori morali in India”
Asianews - La mentalità indiana "deve cambiare", perché "una cultura che accetta il degrado dell'essere umano, non potrà fermare la violenza contro le donne", in ogni sua forma. L'All India Christian Council (Aicc) commenta così il caso dello stupro di gruppo di New Delhi, la cui vittima - una ragazza di 23 anni - è morta per le gravi lesioni riportate. Questa mattina la famiglia della giovane ha cremato la salma e sparso le sue ceneri nel Gange, secondo il rito funebre indù. Intanto, continuano le proteste per chiedere processi-lampo contro i sei accusati (tra cui un minorenne) e azioni stringenti per fermare le violenze sessuali nel Paese. Un ministro del governo centrale, Shashi Tharoor, ha proposto di rendere pubblico il nome della vittima (che per legge non è mai stato rivelato, ndr) per intitolarle un nuovo decreto anti-stupro.
Secondo John Dayal, segretario generale dell'Aicc, "per troppo tempo abbiamo ammesso una cultura che prende di mira le nostre donne e giustifica varie forme di violenza contro di esse". In effetti, negli ultimi anni episodi criminali e discriminatori contro bambine, adolescenti e donne adulte sono aumentati: oltre agli stupri, anche aborti selettivi e feticidi femminili; emarginazione e penalizzazione nel mondo dello studio e del lavoro. Giorni fa ad AsiaNews il dr. Pascoal Carvalho, medico indiano della Pontificia accademia per la vita, ha sottolineato che quanto accaduto alla ragazza stuprata a New Delhi ferisce non solo per la terribile violenza, ma perché rappresenta "un attacco alla vita stessa". Le stesse reazioni della società civile al fatto, talvolta violente, per l'accademico cattolico testimoniano una "mentalità distorta" che non garantisce "vera dignità, autonomia e diritti per bambine, ragazze e donne".
All'indomani della morte della ragazza, anche il Dalai Lama, leader del buddismo tibetano ha espresso profondo dolore per quanto accaduto a New Delhi, e "grande preoccupazione per la degenerazione dei valori morali della società". "L'India - ha aggiunto - è un grande Paese con un'antica storia e un patrimonio civile come quello della nonviolenza [ahimsa], che non deve andare perduto".
Asianews - La mentalità indiana "deve cambiare", perché "una cultura che accetta il degrado dell'essere umano, non potrà fermare la violenza contro le donne", in ogni sua forma. L'All India Christian Council (Aicc) commenta così il caso dello stupro di gruppo di New Delhi, la cui vittima - una ragazza di 23 anni - è morta per le gravi lesioni riportate. Questa mattina la famiglia della giovane ha cremato la salma e sparso le sue ceneri nel Gange, secondo il rito funebre indù. Intanto, continuano le proteste per chiedere processi-lampo contro i sei accusati (tra cui un minorenne) e azioni stringenti per fermare le violenze sessuali nel Paese. Un ministro del governo centrale, Shashi Tharoor, ha proposto di rendere pubblico il nome della vittima (che per legge non è mai stato rivelato, ndr) per intitolarle un nuovo decreto anti-stupro.
Secondo John Dayal, segretario generale dell'Aicc, "per troppo tempo abbiamo ammesso una cultura che prende di mira le nostre donne e giustifica varie forme di violenza contro di esse". In effetti, negli ultimi anni episodi criminali e discriminatori contro bambine, adolescenti e donne adulte sono aumentati: oltre agli stupri, anche aborti selettivi e feticidi femminili; emarginazione e penalizzazione nel mondo dello studio e del lavoro. Giorni fa ad AsiaNews il dr. Pascoal Carvalho, medico indiano della Pontificia accademia per la vita, ha sottolineato che quanto accaduto alla ragazza stuprata a New Delhi ferisce non solo per la terribile violenza, ma perché rappresenta "un attacco alla vita stessa". Le stesse reazioni della società civile al fatto, talvolta violente, per l'accademico cattolico testimoniano una "mentalità distorta" che non garantisce "vera dignità, autonomia e diritti per bambine, ragazze e donne".
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