Il giudice D’Ambrosio del tribunale di Crotone ha emanato una sentenza storica: ha assolto tre stranieri che erano stati rinchiusi dentro al Cie di Isola Capo Rizzuto senza aver commesso alcun reato e lì privati di ogni diritto umano. Le loro proteste sono state accolte dal magistrato calabrese, molto scettico sulla reale efficienza dei “lager di Stato”
Risale a poche settimane fa la pronuncia della Corte Europea per i diritti umani che ha condannato l’Italia per il trattamento inumano inflitto a 7 detenuti nelle carceri di Busto Arsizio e Piacenza. Questi abusi sono da sommare a molti altri che vari rappresentanti delle forze dell’ordine hanno perpetrato nei confronti dei detenuti, alcuni di loro persino deceduti a causa delle violenze subite, come Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Carlo Saturno e altri ancora, nonostante i processi tuttora in corso stiano ancora appurando la precisa dinamica dei fatti. La situazione dei penitenziari italiani è diventata un’emergenza che ci auguriamo possa essere risolta al più presto dai prossimi governatori del Paese, a qualsiasi partito essi appartengano.
Il problema è diffuso anche nei Cie, i centri di identificazione ed espulsione, che sono dei veri e propri “lager di Stato”. I centri sono stati voluti per “accogliere” gli immigrati, se ne contano più di 30 su tutto il territorio italiano e non ne esiste uno il cui nome non sia salito alla ribalta della cronaca per le condizioni raccapriccianti nelle quali sono costretti a vivere gli ospiti. Malgrado il decreto proposto dai ministri della Lega (gli stessi che hanno “escogitato” questo discutibile sistema di accoglienza) non consenta l’ingresso a medici e giornalisti, molti di loro sono riusciti a compiere indagini che hanno appurato lo stato dei detenuti all’interno delle strutture.
Presso il Cie Sant’Anna che sorge nell’Isola di Capo Rizzuto, per esempio, fra il 9 e il 15 ottobre scorso tre “ospiti-detenuti” sono saliti sul tetto dell’edificio lanciando grate e suppellettili contro il personale di vigilanza. I rivoltosi, oltre ad aver digiunato per diversi giorni in segno di protesta, hanno manifestato perchè a uno di loro erano stati sottratti effetti personali, ad un altro avevano negato il permesso di visitare la madre in fin di vita e l’ultimo era stato ammanettato mentre camminava per strada senza aver commesso alcun tipo di reato. Il caso è finito in tribunale e il giudice Edoardo D’Ambrosio, il 12 dicembre scorso, con la sentenza n° 1410 ha assolto e liberato i tre manifestanti perché stando alla Costituzione italiana e alla Convenzione europea dei diritti umani “è un atto di legittima difesa reagire ad offese ingiuste”.
I Cie sono luoghi dove viene calpestata la dignità degli essere umani costretti a subire violenze fisiche e psicologiche, dove agli ospiti sono negate le cure medico-sanitarie basilari, dove le persone dormono su materassi sudici. Queste strutture sono il fallimento di una politica razzista e xenofoba giudicata negativamente da un magistrato che ha restituito legittimità a uomini che si battevano per il rispetto dei propri diritti. Anche il Papa, domenica 13 gennaio in occasione della “Giornata del migrante e del rifugiato” si è espresso a favore dell’accoglienza e del rispetto di coloro che cercano aiuto. La questione mobilita un’ampia fascia di popolazione che dimostra di essere indignata di fronte a queste sconcertanti azioni di razzismo, e la recente “Giornata della memoria” dovrebbe farci riflettere su quanto ancora bisogna fare per sconfiggere la cultura della discriminazione. Le prossime elezioni possono e devono diventare un momento di svolta per concretizzare i principi di uguaglianza usati finora solo come baluardi nelle campagne elettorali ma poi mai attuati…
di Paola Bisconti
Risale a poche settimane fa la pronuncia della Corte Europea per i diritti umani che ha condannato l’Italia per il trattamento inumano inflitto a 7 detenuti nelle carceri di Busto Arsizio e Piacenza. Questi abusi sono da sommare a molti altri che vari rappresentanti delle forze dell’ordine hanno perpetrato nei confronti dei detenuti, alcuni di loro persino deceduti a causa delle violenze subite, come Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Carlo Saturno e altri ancora, nonostante i processi tuttora in corso stiano ancora appurando la precisa dinamica dei fatti. La situazione dei penitenziari italiani è diventata un’emergenza che ci auguriamo possa essere risolta al più presto dai prossimi governatori del Paese, a qualsiasi partito essi appartengano.
Il problema è diffuso anche nei Cie, i centri di identificazione ed espulsione, che sono dei veri e propri “lager di Stato”. I centri sono stati voluti per “accogliere” gli immigrati, se ne contano più di 30 su tutto il territorio italiano e non ne esiste uno il cui nome non sia salito alla ribalta della cronaca per le condizioni raccapriccianti nelle quali sono costretti a vivere gli ospiti. Malgrado il decreto proposto dai ministri della Lega (gli stessi che hanno “escogitato” questo discutibile sistema di accoglienza) non consenta l’ingresso a medici e giornalisti, molti di loro sono riusciti a compiere indagini che hanno appurato lo stato dei detenuti all’interno delle strutture.
Presso il Cie Sant’Anna che sorge nell’Isola di Capo Rizzuto, per esempio, fra il 9 e il 15 ottobre scorso tre “ospiti-detenuti” sono saliti sul tetto dell’edificio lanciando grate e suppellettili contro il personale di vigilanza. I rivoltosi, oltre ad aver digiunato per diversi giorni in segno di protesta, hanno manifestato perchè a uno di loro erano stati sottratti effetti personali, ad un altro avevano negato il permesso di visitare la madre in fin di vita e l’ultimo era stato ammanettato mentre camminava per strada senza aver commesso alcun tipo di reato. Il caso è finito in tribunale e il giudice Edoardo D’Ambrosio, il 12 dicembre scorso, con la sentenza n° 1410 ha assolto e liberato i tre manifestanti perché stando alla Costituzione italiana e alla Convenzione europea dei diritti umani “è un atto di legittima difesa reagire ad offese ingiuste”.
I Cie sono luoghi dove viene calpestata la dignità degli essere umani costretti a subire violenze fisiche e psicologiche, dove agli ospiti sono negate le cure medico-sanitarie basilari, dove le persone dormono su materassi sudici. Queste strutture sono il fallimento di una politica razzista e xenofoba giudicata negativamente da un magistrato che ha restituito legittimità a uomini che si battevano per il rispetto dei propri diritti. Anche il Papa, domenica 13 gennaio in occasione della “Giornata del migrante e del rifugiato” si è espresso a favore dell’accoglienza e del rispetto di coloro che cercano aiuto. La questione mobilita un’ampia fascia di popolazione che dimostra di essere indignata di fronte a queste sconcertanti azioni di razzismo, e la recente “Giornata della memoria” dovrebbe farci riflettere su quanto ancora bisogna fare per sconfiggere la cultura della discriminazione. Le prossime elezioni possono e devono diventare un momento di svolta per concretizzare i principi di uguaglianza usati finora solo come baluardi nelle campagne elettorali ma poi mai attuati…
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