Nel 2012 aumentato "solo" del 5,5% il consumo di energia. Boom dei consumi elettrici nei servizi.
GreenReport -Sono lontani i giorni dei "cieli puliti" delle Olimpiadi di Pechino che il governo cinese aveva assicurato sarebbero durati in eterno. Il 12 gennaio l'inquinamento dell'aria a Pechino ha raggiunto un livello pericoloso per il secondo giorno consecutivo e le autorità della capitale cinese hanno consigliato ai cittadini di non stare all'aperto e di evitare di correre e fare ginnastica fuori. Ieri il Centro meteorologico nazionale cinese ha emesso un'allerta nebbia (ma nelle città si tratta soprattutto di smog) in diverse regioni della Cina centrale ed orientale. La visibilità è ridotta a Pechino, Tianjing e Chongqing e la nebbia avvolge le province di Hebei, Henan, Jiangsu, Sichuan, Hunan, Guizhou, Yunnan e la regione autonoma dello Zhuang, nel Guangxi. In molte province sono state chiuse le autostrade e si segnalano pesanti ritardi del traffico aereo.
Il Centro municipale di sorveglianza dell'ambiente di Pechino ha emesso un allarme di livello elevato per il particolato PM2,5 ed ha annunciato che il grave inquinamento dell'aria dovrebbe proseguire almeno fino ad oggi perché le condizioni meteorologiche non favoriscono la dispersione degli inquinanti. Ieri i dati in tempo di tutte le stazioni di rilevamento del centro di Pechino e nella sua sterminata periferia orientale e meridionale registravano livelli di inquinamento molto elevati.
Una spiegazione di questo inquinamento esteso e che pare invincibile nonostante le virtuose sicurezze del piano quinquennale approvato dal Partito comunista cinese, viene dalle cifre ufficiali fornite oggi dall'Amministrazione nazionale dell'energia (Ane): «Il consumo di energia della Cina è aumentato nel 2012 ad un ritmo più lento dell'anno precedente, a causa della crescita moderata (che nell'Italia della recessione sarebbe miracolosa, ndr) registrata dalla seconda economia mondiale. L'elettricità consumata l'anno scorso è aumentata del 5,5%, in calo annuale, per raggiungere i 4.960 miliardi di kWh. Questo tasso di crescita è nettamente inferiore a quello dell'11,7% rapportato nel 2011, dato che l'economia cinese ha subito un rallentamento l'anno scorso».
Secondo l'Ane, «I tempi operativi medi delle centrali cinesi con una capacità produttiva di oltre 6.000 kW sono calati di 158 ore per ritornare a 4.572 ore l'anno scorso. La capacità produttiva aggiunta nel 2012 è stata di 87 milioni de kW e la capacità di produzione elettrica installata aveva raggiunto 1,14 miliardi di kW a fine anno. Nel 2012 la Cina è così rimasta il più grande produttore mondiale di energia per il quinto anno consecutivo ed i suoi settori idroelettrico ed eolico possiedono le più grandi capacità produttive al mondo».
Ma nonostante le imponenti dighe ed i giganteschi campi eolici, più consumo di elettricità in Cina significa più consumo di carbone ed i dati divisi per settore dicono che questo è avvenuto proprio nelle metropoli come Pechino: nel 2012 il consumo di elettricità è aumentato dell'11% nei servizi e del 3,9% nell'industria, mentre i consumi di elettricità in agricoltura sono rimasti immutati. Per questo può addirittura sembrare una buona notizia il fatto che la Cina, secondo più grande consumatore di petrolio del mondo dopo gli Usa, abbia importato 271 milioni di tonnellate di greggio nel 2012, il 6,8% su base annua. E la domanda di petrolio, nonostante il rallentamento dell'economia, resta ancora elevata. Un altro fattore che sembra legato all'imponente aumento di auto private in Cina e quindi all'aumento dell'inquinamento in città. Una motorizzazione diffusa che rischia di costare molto cara alla Cina e non solo dal punto di vista ambientale
Secondo le statistiche dell'Amministrazione generale delle dogane della Cina, «Il valore delle importazioni è aumentato del 12,1% per raggiungere i 220,67 miliardi di dollari nel 2012, a causa del rialzo dei prezzi».
Oggi l'agenzia ufficiale Xinhua scrive che «Secondo alcuni analisti, la Cina dipenderà maggiormente dalle importazioni di petrolio greggio nei prossimi ani, perché il Paese è ancora in una fase di urbanizzazione e industrializzazione rapida».
Secondo quanto dice alla stessa Xinhua Cheng Ruifeng, un analista di Oilgas.com., «Le importazioni di petrolio greggio potrebbero raggiungere i 285 milioni di tonnellate nel 2013, con un livello di dipendenza dal petrolio importato che supererebbe il 60%».
Zhong Ren, assistente del presidente del gigante petrolifero cinese Sinopec Group, spiega che «Entro il 2020 i due terzi della domanda cinese di petrolio saranno importati. Con la ripresa monetaria mondiale che rilancia la domanda degli investitori, i prezzi del petrolio dovrebbero aumentare maggiormente nel 2013, il che attizzerà l'inflazione interna ed aumenterà i costi per gli importatori cinesi».
Mala tempora currunt per lo smog di Pechino e per l'economia cinese.
GreenReport -Sono lontani i giorni dei "cieli puliti" delle Olimpiadi di Pechino che il governo cinese aveva assicurato sarebbero durati in eterno. Il 12 gennaio l'inquinamento dell'aria a Pechino ha raggiunto un livello pericoloso per il secondo giorno consecutivo e le autorità della capitale cinese hanno consigliato ai cittadini di non stare all'aperto e di evitare di correre e fare ginnastica fuori. Ieri il Centro meteorologico nazionale cinese ha emesso un'allerta nebbia (ma nelle città si tratta soprattutto di smog) in diverse regioni della Cina centrale ed orientale. La visibilità è ridotta a Pechino, Tianjing e Chongqing e la nebbia avvolge le province di Hebei, Henan, Jiangsu, Sichuan, Hunan, Guizhou, Yunnan e la regione autonoma dello Zhuang, nel Guangxi. In molte province sono state chiuse le autostrade e si segnalano pesanti ritardi del traffico aereo.
Il Centro municipale di sorveglianza dell'ambiente di Pechino ha emesso un allarme di livello elevato per il particolato PM2,5 ed ha annunciato che il grave inquinamento dell'aria dovrebbe proseguire almeno fino ad oggi perché le condizioni meteorologiche non favoriscono la dispersione degli inquinanti. Ieri i dati in tempo di tutte le stazioni di rilevamento del centro di Pechino e nella sua sterminata periferia orientale e meridionale registravano livelli di inquinamento molto elevati.
Una spiegazione di questo inquinamento esteso e che pare invincibile nonostante le virtuose sicurezze del piano quinquennale approvato dal Partito comunista cinese, viene dalle cifre ufficiali fornite oggi dall'Amministrazione nazionale dell'energia (Ane): «Il consumo di energia della Cina è aumentato nel 2012 ad un ritmo più lento dell'anno precedente, a causa della crescita moderata (che nell'Italia della recessione sarebbe miracolosa, ndr) registrata dalla seconda economia mondiale. L'elettricità consumata l'anno scorso è aumentata del 5,5%, in calo annuale, per raggiungere i 4.960 miliardi di kWh. Questo tasso di crescita è nettamente inferiore a quello dell'11,7% rapportato nel 2011, dato che l'economia cinese ha subito un rallentamento l'anno scorso».
Secondo l'Ane, «I tempi operativi medi delle centrali cinesi con una capacità produttiva di oltre 6.000 kW sono calati di 158 ore per ritornare a 4.572 ore l'anno scorso. La capacità produttiva aggiunta nel 2012 è stata di 87 milioni de kW e la capacità di produzione elettrica installata aveva raggiunto 1,14 miliardi di kW a fine anno. Nel 2012 la Cina è così rimasta il più grande produttore mondiale di energia per il quinto anno consecutivo ed i suoi settori idroelettrico ed eolico possiedono le più grandi capacità produttive al mondo».
Ma nonostante le imponenti dighe ed i giganteschi campi eolici, più consumo di elettricità in Cina significa più consumo di carbone ed i dati divisi per settore dicono che questo è avvenuto proprio nelle metropoli come Pechino: nel 2012 il consumo di elettricità è aumentato dell'11% nei servizi e del 3,9% nell'industria, mentre i consumi di elettricità in agricoltura sono rimasti immutati. Per questo può addirittura sembrare una buona notizia il fatto che la Cina, secondo più grande consumatore di petrolio del mondo dopo gli Usa, abbia importato 271 milioni di tonnellate di greggio nel 2012, il 6,8% su base annua. E la domanda di petrolio, nonostante il rallentamento dell'economia, resta ancora elevata. Un altro fattore che sembra legato all'imponente aumento di auto private in Cina e quindi all'aumento dell'inquinamento in città. Una motorizzazione diffusa che rischia di costare molto cara alla Cina e non solo dal punto di vista ambientale
Secondo le statistiche dell'Amministrazione generale delle dogane della Cina, «Il valore delle importazioni è aumentato del 12,1% per raggiungere i 220,67 miliardi di dollari nel 2012, a causa del rialzo dei prezzi».
Oggi l'agenzia ufficiale Xinhua scrive che «Secondo alcuni analisti, la Cina dipenderà maggiormente dalle importazioni di petrolio greggio nei prossimi ani, perché il Paese è ancora in una fase di urbanizzazione e industrializzazione rapida».
Secondo quanto dice alla stessa Xinhua Cheng Ruifeng, un analista di Oilgas.com., «Le importazioni di petrolio greggio potrebbero raggiungere i 285 milioni di tonnellate nel 2013, con un livello di dipendenza dal petrolio importato che supererebbe il 60%».
Zhong Ren, assistente del presidente del gigante petrolifero cinese Sinopec Group, spiega che «Entro il 2020 i due terzi della domanda cinese di petrolio saranno importati. Con la ripresa monetaria mondiale che rilancia la domanda degli investitori, i prezzi del petrolio dovrebbero aumentare maggiormente nel 2013, il che attizzerà l'inflazione interna ed aumenterà i costi per gli importatori cinesi».
Mala tempora currunt per lo smog di Pechino e per l'economia cinese.
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