Algeria: decine di ostaggi nelle mani di islamisti algerini legati ad Al Qaeda e alla guerra in Mali
Fra i 41 ostaggi vi sono 7 americani; 5 giapponesi; 9 norvegesi; francesi, irlandesi, austriaci. Il gruppo vuole la liberazione di 100 militanti dalle carceri algerine e la fine dell'intervento della Francia in Mali. Timori di attacchi islamisti in Europa.
Algeri (AsiaNews) - Decine di occidentali e asiatici sono stati presi in ostaggio da un gruppo di islamisti che in passato si riferiva ad Al Qaeda. Il gruppo di guerriglieri, che si autodefinisce "Il battaglione del sangue", è penetrato ieri in un impianto per l'estrazione del gas a In Amenas nel sud del Paese e ha catturato 41 non algerini, fra cui sette americani, cinque giapponesi, nove norvegesi e diversi europei fra francesi, irlandesi, e austriaci.
Daho Ould Kabila, ministro algerino degli interni afferma che i militanti sono guidati da Mokhtar Belmokhtar, ex combattente in Afghanistan contro i sovietici, poi comandante di Al Qaeda nel Maghreb islamico, e da poco leader di un gruppo a sé stante.
Le richieste del gruppo islamista sono varie, anche se non confermate: essi vogliono la liberazione di 100 militanti rinchiusi nelle prigioni algerine e che si fermi l'attacco francese in Mali, un'operazione contro militanti islamici che ha ottenuto l'approvazione del Consiglio di sicurezza dell'Onu e il sostegno tecnico e militare di alcuni Paesi europei e della stessa Algeria.
La Francia è stata spinta all'intervento militare nell'antica colonia del Mali nel timore che i gruppi islamisti possano raggiungere la capitale Bamako e rafforzare la loro presenza nel Sahara e nell'Africa centrale, accumulando armi e denaro provenienti dalla Libia. Ora il timore si è allargato: Parigi e altri Paesi occidentali temono che la rete di islamisti possa colpire anche all'interno dell'Europa.
Prima della cattura degli ostaggi, i militanti avevano assaltato un bus, scortato dalla polizia algerina, uccidendo un britannico e un algerino.
Gli islamisti hanno recluso gli ostaggi in una parte dell'impianto, che si trova a 1300 km a sud-est di Algeri e a 60 km a ovest del confine libico. Essi dicono di aver minato tutto il perimetro del complesso e avvertono che ogni tentativo di liberare gli ostaggi con la forza porterebbe a "una tragica conclusione".
Il governo algerino ha escluso ogni aiuto da parte degli Stati Uniti e della Francia per la soluzione della crisi.
Algeri (AsiaNews) - Decine di occidentali e asiatici sono stati presi in ostaggio da un gruppo di islamisti che in passato si riferiva ad Al Qaeda. Il gruppo di guerriglieri, che si autodefinisce "Il battaglione del sangue", è penetrato ieri in un impianto per l'estrazione del gas a In Amenas nel sud del Paese e ha catturato 41 non algerini, fra cui sette americani, cinque giapponesi, nove norvegesi e diversi europei fra francesi, irlandesi, e austriaci.
Daho Ould Kabila, ministro algerino degli interni afferma che i militanti sono guidati da Mokhtar Belmokhtar, ex combattente in Afghanistan contro i sovietici, poi comandante di Al Qaeda nel Maghreb islamico, e da poco leader di un gruppo a sé stante.
Le richieste del gruppo islamista sono varie, anche se non confermate: essi vogliono la liberazione di 100 militanti rinchiusi nelle prigioni algerine e che si fermi l'attacco francese in Mali, un'operazione contro militanti islamici che ha ottenuto l'approvazione del Consiglio di sicurezza dell'Onu e il sostegno tecnico e militare di alcuni Paesi europei e della stessa Algeria.
La Francia è stata spinta all'intervento militare nell'antica colonia del Mali nel timore che i gruppi islamisti possano raggiungere la capitale Bamako e rafforzare la loro presenza nel Sahara e nell'Africa centrale, accumulando armi e denaro provenienti dalla Libia. Ora il timore si è allargato: Parigi e altri Paesi occidentali temono che la rete di islamisti possa colpire anche all'interno dell'Europa.
Prima della cattura degli ostaggi, i militanti avevano assaltato un bus, scortato dalla polizia algerina, uccidendo un britannico e un algerino.
Gli islamisti hanno recluso gli ostaggi in una parte dell'impianto, che si trova a 1300 km a sud-est di Algeri e a 60 km a ovest del confine libico. Essi dicono di aver minato tutto il perimetro del complesso e avvertono che ogni tentativo di liberare gli ostaggi con la forza porterebbe a "una tragica conclusione".
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