venerdì, novembre 23, 2012
L’autore Marco Codebò ricostruisce nel suo romanzo una delle pagine più nere della storia italiana mettendo in risalto “quel po’ di democrazia” che c’è stata in seguito al tragico 14 dicembre del 1969, quando Giuseppe Pinelli gridava il suo “No” a chi lo colpevolizzava di un reato che non aveva commesso

di Paola Bisconti

Spesso accade che i libri siano vergati da scrittori che avvertono l’esigenza impellente di colmare un vuoto, di soddisfare un desiderio imminente, come solo la scrittura è in grado di fare. Proprio com’è accaduto a Marco Codebò, autore di “La bomba e la Gina. Intorno a piazza Fontana”, che racconta ciò di cui la storia ci ha privato: la verità sulla strage di Piazza Fontana. Riguardo ai veri colpevoli di quello che fu il più atroce delitto della prima Repubblica (avvenuto il 12 dicembre del 1969) ci sono solo tanti misteri: a distanza di oltre 30 anni non è stato ancora individuato un colpevole. Le forze dell’ordine, per volere di alcune autorità governative a loro volta invischiate con terroristi neofascisti, lasciarono credere ad un’intera nazione che l’anarchico Giuseppe Pinelli fosse il responsabile della morte di 17 persone e del ferimento di 88 vittime colpite dall’esplosione dell’ordigno collocato nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano.

Marco Codebò si concentra sul caso Pinelli e su tutto ciò che ruota intorno alla tragedia, proprio come lascia presagire il titolo del libro pubblicato nella collana Babordo di Round Robin Editrice. Con l’abilità che appartiene solo ai grandi scrittori, Codebò mette insieme personaggi reali e altri fittizi che tessono la trama del suo brillante romanzo storico. È il 1998 quando il ventiseienne Jeremy Ventura decide di partire da New Brunwick, nel New Jersey, e raggiungere l’Italia, terra dei suoi avi. Grazie ad una borsa di studio dovrà completare nel Bel Paese la tesi in scienze politiche. Il ragazzo in realtà, nell’arco dei tre mesi, intende scoprire il segreto che Pier Paolo Pasolini si portò via con sé la notte in cui morì a Ostia: Jeremy è infatti rimasto folgorato dalla lettura del celebre articolo “Cos’è questo golpe? Io so”, firmato dal grande intellettuale, pubblicato il 14 novembre del 1974 sul Corriere della Sera. Decide così di risolvere l’enigma e scoprire i veri colpevoli della strage di piazza Fontana, ossia i neofascisti sostenuti dai servizi segreti deviati.

Le indagini hanno inizio con la consultazione dei documenti custoditi nella biblioteca centrale di Milano, presso il palazzo Sormani. Qui Jeremy conosce Eumeo Samaritani, settantenne entrato in pensione dopo aver prestato servizio alle ferrovie milanesi. L’uomo trascorre gran parte delle sue giornate a leggere i preziosi volumi custoditi all’interno della biblioteca. Fra tutti i libri, il signor Eumeo predilige “Cittadino Sandro Pertini”, una biografia del settimo Presidente della Repubblica. Al personaggio politico lo scrittore dona particolare rilevanza, tanto da dedicargli un intero capitolo attraverso un flashback di quando, nel 1940 a Ventotene, isola del mar Tirreno, il socialista Sandro Pertini fu arrestato dalle milizie fasciste e si distinse per la volontà con cui si ribellò alla dittatura.

Un altro personaggio è Telemaco Neofytos, studente di Princeton, di origini greche e italiane, che sta conducendo una ricerca accademica ma decide di dedicarsi alla storia di Pino Pinelli per scrivere un graphic novel. Nel 2005 Telemaco decide di raggiungere Gallipoli, dove vive lo zio che fu il carceriere degli antifascisti più pericolosi nonché questore nella città di Torino e poi a Milano, dove diresse le indagini sull’attentato di piazza Fontana. Chi meglio di lui poteva svelare i retroscena di ciò che accadde la notte del 15 dicembre del 1969, quando Pinelli morì? La versione ufficiale dei fatti racconta che dopo tre giorni di interrogatori l’anarchico decise di gettarsi dal quarto piano della Questura… In realtà a questa morte seguì un gran clamore e risuonò l’indignazione dei cittadini. Sorprese soprattutto la reazione del presidente Pertini che nel 1970 si rifiutò di stringere la mano al questore Marcello Guida, implicato nella morte di Pinelli.

“Sciagurato il Paese che ha bisogno di romanzi per ricordarsi del proprio passato” scrive Marco Codebò, docente di letteratura e lingua italiana presso la Long Island University di New York, nelle pagine del suo libro, che invitiamo a leggere per acquisire più consapevolezza sugli eventi che ci accadono intorno, un po’ come fanno gli archivisti che animano la trama del testo e che sono rappresentati da “Giano, il dio con due facce, perché con il loro mestiere rendono un doppio servizio ai cittadini. Salvano la memoria del passato e gli aprono le porte del futuro”.

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