lunedì, settembre 24, 2012
“Non cedere alla provocazione che cerca di farci passare per violenti”: è il messaggio che da Bamako hanno diffuso importanti capi religiosi musulmani del Mali, dopo giorni di proteste in tutto il mondo arabo, ma non solo, per la diffusione del film anti-islamico ‘L’innocenza dei musulmani’ e le vignette pubblicate dal settimanale satirico francese ‘Charlie Hebdo’.

Misna - In conferenza stampa quattro leader religiosi – Oumsmane Cherif Madani Haidara, Thierno Hadi Thiam, Mohamed Diallo e Mohamed Macky Bah – hanno chiesto ai fedeli di “esprimere il loro malcontento con altri strumenti visto che le manifestazioni si concludono con violenze e distruzioni”. Hanno inoltre invitato il governo a rivolgersi alle Nazioni Unite per proporre, con il coinvolgimento della comunità musulmana, leggi a tutela dei profeti di tutte le religioni monoteiste. Ricollegando l’attualità internazionale alla difficile situazione interna – dal Nord, controllato da gruppi armati islamici, arrivano regolarmente notizie di violazioni dei diritti umani e distruzioni di mausolei – i capi religiosi sottolineano che film e vignette anti-islamiche “purtroppo non facilitano il contesto nel quale ci troviamo, aumentando i rischi di tensioni” ha riferito il quotidiano locale ‘Journal du Mali’.

Dopo gli attacchi all’ambasciata statunitense in Libia e le minacce alla Francia in seguito alla pubblicazione delle caricature di ‘Charlie Hebdo’, oggi Parigi ha predisposto la chiusura di ambasciate e scuole in una ventina di paesi nel mondo. Tra questi ci potrebbe anche essere il Mali, anche perché negli ultimi giorni si è alzato il tono delle accuse e minacce tra il governo francese e Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi). Aqmi è presente in territorio maliano anche tramite il Movimento per l’unità e il Jihad in Africa occidentale (Mujao), uno dei gruppi armati islamici – come Ansar Al Din – che da cinque mesi hanno preso il controllo delle regioni di Kidal, Gao e Timbuctù, ipotecando l’integrità territoriale del Mali.

Parigi, tramite il suo ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian, si è detta pronta a fornire “soltanto un sostegno logistico” a un eventuale intervento militare nel Nord del Mali, uno scenario ancora remoto: non c’è ancora il via libera dell’Onu a causa delle divergenze tra Bamako e la Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) sulla possibilità di dispiegare truppe straniere nel paese. “Non possiamo permettere che la zona del Sahel, in particolare il Mali, diventi una specie di santuario terroristico delle bande armate organizzate che si autoproclamano affiliate a Aqmi” ha insistito Le Drian. Da canto suo, tramite il sito mauritano ‘Saharamedias’, Aqmi si è detto pronto a “negoziare la liberazione dei quattro ostaggi francesi” ma ha accusato Parigi di “spingere per l’invasione del paese dei musulmani maliani: un’iniziativa folle che potrebbe avere conseguenze sugli ostaggi e trascinerà la Francia nel pantano dell’Azawad”.

Anche se il governo di Bamako e la Cedeao non sono finora riusciti a mettersi d’accordo sulle modalità di intervento per liberare il Nord, in visita a Parigi il primo ministro maliano Cheikh Modibo Diarra ha sottolineato l’urgenza di trovare una soluzione: “E’ una corsa contro il tempo e più tempo perdiamo più i terroristi potranno causare danni, radicarsi e perfezionare la loro strategia” ha detto confermando le capacità numeriche dell’esercito nazionale ma chiedendo ai partner regionali ed internazionali “addestramenti, armi, munizioni e informazioni”. Il 26 settembre a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York è stata convocata una conferenza internazionale sul Sahel presieduta da Ban Ki-moon.

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