giovedì, settembre 13, 2012
“Le proteste contro il video di produzione statunitense che mette alla berlina la religione musulmana e il profeta Maometto possono costituire il primo vero banco di prova del nuovo presidente Mohammed Morsi sul piano dei rapporti tra oriente e occidente, tra il Cairo e Washington, tra due modi di pensare diversi”.  

Misna - Alla MISNA che lo raggiunge al Cairo, padre Giovanni Maria Esti, missionario comboniano da alcuni anni in Egitto, sottolinea come un fatto apparentemente minore rischia di portare in superficie la contraddizione di fondo dei Fratelli musulmani, i nuovi governanti egiziani. “Fortunatamente il livello di violenza al Cairo non ha raggiunto i picchi di Bengasi – dice padre Giovanni – ma i riflettori sono tutti puntati sulle reazioni di Morsi e dei Fratelli musulmani. In particolare, sta venendo fuori molto chiara una contraddizione interna allo stesso movimento ora al potere: da una parte si criticano i canoni su cui si regge la cultura occidentale, si presta molta attenzione al costume e alla morale con misure ad hoc; dall’altra parte, l’esigenza di sviluppo economico reca con sé la necessità di collaborare con quegli stessi paesi occidentali che vengono criticati. In cantiere, per rilanciare il paese ci sono grandi opere infrastrutturali difficili da realizzare senza l’apporto di grossi capitali che possono venire soltanto dall’estero”.

Intanto nel centro della città proseguono le proteste, con lancio di fumogeni e cariche della polizia. Per domani, venerdì, giorno di preghiera islamico, Fratelli Musulmani e Salafiti hanno indetto una manifestazione e invitato tutti gli egiziani a scendere in piazza Tahrir contro gli insulti alla religione islamica e al profeta. Alla manifestazione, secondo fonti della MISNA, potrebbero partecipare non solo musulmani ma anche cristiani copti e laici.

Una condanna ferma del video anti-islamico all’origine dei disordini è giunta anche dal grande imam di Al Azhar, principale centro teologico dell’islam sunnita, che ha definito il filmato “frutto di menti disturbate” e condannato tutti coloro che “dietro il pretesto della libertà di parola nasconodono posizioni ostili contro l’islam e i suoi fedeli”. Lo seikh Ahmed al Tayyeb ha condannato, allo stesso modo “ogni forma di violenza” in relazione alla vicenda.

Una posizione simile è stata espressa anche dal patriarca copto provvisorio Vescovo Pachomius che ha condannato, a nome della Chiesa copta, gli autori del film che insulta il profeta Maometto.


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