giovedì, luglio 05, 2012
In Italia il consumo di antidepressivi nell'ultimo decennio "è cresciuto in maniera drammatica", soprattutto tra le donne e gli anziani, tanto che il 15% degli over 75 ne fa uso

Radio Vaticana - E' l'allarme lanciato dall'Aifa, l’Agenzia del Farmaco, durante la presentazione, oggi a Roma, del rapporto sul consumo di farmaci nel Paese. Nel 2011 il mercato farmaceutico totale è stato pari a 26,3 miliardi di euro, di cui tre quarti rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale che risparmia il 4,6% rispetto all’anno precedente. Ma qual è oggi il rapporto degli italiani con i medicinali? Salvatore Sabatino lo ha chiesto a Luca Pani, direttore generale dell’Aifa:ascolta. R. - Il rapporto degli italiani con i medicinali sta maturando, ha bisogno ancora di un po’ di strada per diventare completamente maturo; non a caso noi col decreto liberalizzazioni, dietro indirizzo del governo e del Ministero della Salute, abbiamo spostato alcuni farmaci in automedicazione perché il rapporto di maturità del cittadino verso i farmaci sta migliorando. C’è ancora strada da fare perché bisogna stare attenti alla propria appropriatezza prescrittiva sia da parte del medico come tutti raccomandano ma anche da parte dei pazienti. Anche i pazienti devono pensare che sono una parte di questa appropriatezza prescrittiva. Non si può demandare completamente sempre ai farmaci la cura di determinate patologie o almeno non solo; c’è anche il bisogno di intervenire con stili di vita attenti, ordinati, che consentano al farmaco di funzionare meglio e di aver meno effetti collaterali. Il contesto della salute umana e il controllo della protezione della salute umana sono inseriti in un’ipotesi globale. Non può essere soltanto il farmaco il responsabile del miglioramento della salute. 

D. - Quindi non solo cura ma puntare molto anche sulla prevenzione… 

R. - Prevenzione e stili di vita. Non posso pensare di dovermi curare la pressione alta se continuo a mettere un chilo di sale ogni volta in tutto quello che mangio; sarebbe meglio iniziare a fare una dieta iposodica, con poco sodio, una dieta per perdere chili e vedere se magari diminuisce la pressione. Tutto questo è il farmaco con cui diminuisco la pressione.

D. - In un momento di forte crisi come è possibile arrivare al giusto punto tra taglio della spesa farmaceutica e garanzia per i cittadini dal punto di vista dei farmaci? 

R. – La spesa farmaceutica va analizzata. Bisogna fare tagli che, se sono necessari perché il governo ci dice che quelle sono le risorse che noi abbiamo, ci diano modo di scegliere tra l’armamentario di farmaci che noi abbiamo, quelli che consentono ai cittadini di avere sempre assicurato un livello essenziale di assistenza farmacologica che è quello che fino ad oggi il nostro Paese ha dato egregiamente. 

D. - A proposito degli antidepressivi ci sono stati giorni fa notizie abbastanza allarmanti legate all’uso degli antidepressivi che aumentano proprio in periodo di crisi… 

R. - Nonostante la tendenza all’uso degli antidepressivi, all’uso delle terapie psicofarmacologiche, esploda in certi periodi dell’anno questa è comunque una categoria, la malattia depressiva, le malattie psichiatriche, che di solito globalmente sono malattie poco curate perché c'è una vergogna ancora molto alta. In generale l’uso di antidepressivi, di psicofarmaci - non sono solo antidepressivi, sono spesso anche ansiolitici o ipnotici per dormire meglio -, aumenta nei periodi di crisi mentre nei periodi di gravissima crisi, come le guerre, le malattie molto gravi come la depressione suicidaria e il suicidio diminuiscono. Quindi ci sono dati che fanno riflettere sulla percezione della crisi, sui disturbi sintomatici della crisi. Sto pensando per esempio alla difficoltà di andare a dormire, di concentrazione, stanchezza: sono sintomi neurovegetativi, psicosomatici, usando un termine un po’ abusato; quelli sicuramente aumentano nei periodi di crisi perché c’è l’incertezza del futuro.

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