Aveva appena ufficializzato il suo ritiro da EPEAT (Electronic Product Environmental Assessment Tool), il registro dei produttori di dispositivi elettronici che rispettano i più verdi requisiti di produzione e commercializzazione.
NBtimes - Ma Apple, nel compiere questo passo, non aveva considerato le conseguenze: le critiche incassate dall’opinione pubblica e dai clienti più green hanno esercitato una tale pressione che ora l’azienda di Cupertino si è vista costretta ad una clamorosa inversione di marcia e ad annunciare il rientro nella certificazione EPEAT.
La motivazione addotta da Apple a spiegazione del proprio ritiro era l’incompatibilità dei requisiti EPEAT con linee progettuali aziendali: fra i punti di contrasto, ad esempio, il fatto che alcuni prodotti griffati con la mela morsicata non possono essere “aperti” con facilità, non consentendo quindi un’agevole rimozione di componenti potenzialmente tossici come le batterie. Nel registro, tra l’altro, va notato come non siano mai stati annoverati i bestseller iPhone e iPad.
Avendo sempre sbandierato con orgoglio la sostenibilità ambientale dei propri prodotti, l’azienda fondata da Steve Jobs e ora guidata da Tim Cook aveva inoltre fatto capire di non avere alcun tipo di ripensamento, spiegando di aver sempre mantenuto un approccio globale nel quantificare l’impatto ambientale, al punto che tutti i prodotti “sono conformi al più rigoroso standard di efficienza sostenuto dal governo degli Stati Uniti, l’Energy Star 5.2″ e “superiori in altri importanti aspetti ambientali non misurati da Epeat”.
La messa al bando dei prodotti della californiana Apple da parte di alcune municipalità altrettanto californiane come San Francisco è stata seguita dalle critiche mosse dall’opinione pubblica verso un’azienda che rifiuta di conformarsi alla certificazione di un’istituzione ritenuta autorevole. La conseguenza di questo clamore è stato un sostanziale ripensamento:
“Negli ultimi tempi abbiamo avuto notizia che molti fedeli clienti Apple sono rimasti delusi dalla cancellazione dei nostri prodotti dal sistema EPEAT. Riconosco che si è trattato di un errore. A partire da oggi, tutti i prodotti Apple ammissibili torneranno nel registro EPEAT”
Tra gli obiettivi dichiarati da Apple, inoltre, c’è una più forte collaborazione con EPEAT per portare il registro ai requisiti previsti dallo standard IEEE 1680.1.
Un dietrofront strategico, dunque, da motivare con una preoccupante reazione del mercato. Alle cui regole Apple deve sottostare, anche a costo di cambiare idea e presentare pubbliche scuse, episodio più unico che raro nella storia di un’azienda nota per essere sempre andata dritta per la propria strada.
NBtimes - Ma Apple, nel compiere questo passo, non aveva considerato le conseguenze: le critiche incassate dall’opinione pubblica e dai clienti più green hanno esercitato una tale pressione che ora l’azienda di Cupertino si è vista costretta ad una clamorosa inversione di marcia e ad annunciare il rientro nella certificazione EPEAT.
La motivazione addotta da Apple a spiegazione del proprio ritiro era l’incompatibilità dei requisiti EPEAT con linee progettuali aziendali: fra i punti di contrasto, ad esempio, il fatto che alcuni prodotti griffati con la mela morsicata non possono essere “aperti” con facilità, non consentendo quindi un’agevole rimozione di componenti potenzialmente tossici come le batterie. Nel registro, tra l’altro, va notato come non siano mai stati annoverati i bestseller iPhone e iPad.
Avendo sempre sbandierato con orgoglio la sostenibilità ambientale dei propri prodotti, l’azienda fondata da Steve Jobs e ora guidata da Tim Cook aveva inoltre fatto capire di non avere alcun tipo di ripensamento, spiegando di aver sempre mantenuto un approccio globale nel quantificare l’impatto ambientale, al punto che tutti i prodotti “sono conformi al più rigoroso standard di efficienza sostenuto dal governo degli Stati Uniti, l’Energy Star 5.2″ e “superiori in altri importanti aspetti ambientali non misurati da Epeat”.
La messa al bando dei prodotti della californiana Apple da parte di alcune municipalità altrettanto californiane come San Francisco è stata seguita dalle critiche mosse dall’opinione pubblica verso un’azienda che rifiuta di conformarsi alla certificazione di un’istituzione ritenuta autorevole. La conseguenza di questo clamore è stato un sostanziale ripensamento:
“Negli ultimi tempi abbiamo avuto notizia che molti fedeli clienti Apple sono rimasti delusi dalla cancellazione dei nostri prodotti dal sistema EPEAT. Riconosco che si è trattato di un errore. A partire da oggi, tutti i prodotti Apple ammissibili torneranno nel registro EPEAT”
Tra gli obiettivi dichiarati da Apple, inoltre, c’è una più forte collaborazione con EPEAT per portare il registro ai requisiti previsti dallo standard IEEE 1680.1.
Un dietrofront strategico, dunque, da motivare con una preoccupante reazione del mercato. Alle cui regole Apple deve sottostare, anche a costo di cambiare idea e presentare pubbliche scuse, episodio più unico che raro nella storia di un’azienda nota per essere sempre andata dritta per la propria strada.
Dario Bonacina
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