Il Presidente del Consiglio “tecnico” stronca le aspettative dei giovani disoccupati
Il posto fisso se ne va in soffitta, provocando sulla rete un’ondata di sdegno da parte dei giovani, ormai da tempo etichettati brutalmente come “bamboccioni”. Sono stati infatti invitati bonariamente a deporre le speranze di un contratto fisso che permetterebbe loro di accedere a un mutuo bancario per comprarsi casa e mettere su famiglia, di potersi acquistare un’auto a rate e via dicendo. La società parruccona critica il moltiplicarsi delle convivenze delle giovani coppie ma non si chiede quale sia la causa di questo fenomeno, bollandolo sbrigativamente come una nuova moda. Che sia perché oggi si vive senza i tradizionali valori? Che sia perché i giovani temano il matrimonio come impegno per tutta una vita? Che siano mutati i costumi e le donne sono considerate solo un divertimento maschile da mutare ad ogni spirar di vento? Personalmente credo di no.
I giovani sono i figli cui abbiamo trasmesso le nostre tradizioni e le consuetudini fondate sui valori morali e cristiani che avevano permesso alla nuova Italia di essere un grande stato fondato sul lavoro e sulla famiglia. Ora invece tutto va a scatafascio. La costituzione va corretta, a detta di alcuni, adeguata ai tempi odierni. Grande errore! Come fu scritta dai padri costituenti, oggi anche vilipesi e derisi (vedi gli attacchi insensati alla memoria del presidente Scalfaro), la costituzione va difesa come baluardo di certezze. Non è certo stravolgendola che si intraprende un cammino migliore e nuovo.
Oggi ci ritroviamo quasi nelle stesse condizioni del secondo dopoguerra, e allora ci fu un’inarrestabile ricostruzione. Ricordiamo le grandi aziende che rimisero sui giusti binari la nazione e gli imprenditori audaci e capaci che si impegnarono alla morte per portare il Paese fra le sette potenze industriali del pianeta. Oggi sembra impossibile ripetere quelle imprese. Gli italiani non sono cambiati: i figli sarebbero tal quali i padri se fosse data loro la leva adatta. Ora invece il nostro caro Professore è scivolato sulla classica buccia di banana: demotiva con le sue parole i giovani. E poi ci lamentiamo che questi un lavoro nemmeno lo cerchino più!
Non per fare il retrò, ma ricordo che nella mia gioventù un giovane che usciva dalla scuola, anche solo da quella dell’obbligo, entrava nel mondo del lavoro con l’apprendistato, diveniva un lavoratore formato e preparato e ciò che poi faceva era fatto con grande professionalità. I nostri prodotti andavano a ruba. Oggi tutto è fatto, passatemi il termine, “alla carlona”, tanto per portare a casa un pezzo di pane. Non esiste più l’amore per il proprio lavoro e per la dignità personale e l’orgoglio che procurava.
Oggi è un valore solo l’apparenza, la dimostrazione illusoria di mostrarsi ben posizionati nella società, che intanto marcisce sempre più sotto l’erosione continua del malaffare e dell’intrigo. Con questi scenari da incubo davanti agli occhi, la nostra gioventù, il nostro futuro, sospinta anche dalle parole di chi dovrebbe invece incoraggiarla, s’avvia sulla strada della rinuncia avvilita e senza meta.
Il posto fisso se ne va in soffitta, provocando sulla rete un’ondata di sdegno da parte dei giovani, ormai da tempo etichettati brutalmente come “bamboccioni”. Sono stati infatti invitati bonariamente a deporre le speranze di un contratto fisso che permetterebbe loro di accedere a un mutuo bancario per comprarsi casa e mettere su famiglia, di potersi acquistare un’auto a rate e via dicendo. La società parruccona critica il moltiplicarsi delle convivenze delle giovani coppie ma non si chiede quale sia la causa di questo fenomeno, bollandolo sbrigativamente come una nuova moda. Che sia perché oggi si vive senza i tradizionali valori? Che sia perché i giovani temano il matrimonio come impegno per tutta una vita? Che siano mutati i costumi e le donne sono considerate solo un divertimento maschile da mutare ad ogni spirar di vento? Personalmente credo di no.
I giovani sono i figli cui abbiamo trasmesso le nostre tradizioni e le consuetudini fondate sui valori morali e cristiani che avevano permesso alla nuova Italia di essere un grande stato fondato sul lavoro e sulla famiglia. Ora invece tutto va a scatafascio. La costituzione va corretta, a detta di alcuni, adeguata ai tempi odierni. Grande errore! Come fu scritta dai padri costituenti, oggi anche vilipesi e derisi (vedi gli attacchi insensati alla memoria del presidente Scalfaro), la costituzione va difesa come baluardo di certezze. Non è certo stravolgendola che si intraprende un cammino migliore e nuovo.
Oggi ci ritroviamo quasi nelle stesse condizioni del secondo dopoguerra, e allora ci fu un’inarrestabile ricostruzione. Ricordiamo le grandi aziende che rimisero sui giusti binari la nazione e gli imprenditori audaci e capaci che si impegnarono alla morte per portare il Paese fra le sette potenze industriali del pianeta. Oggi sembra impossibile ripetere quelle imprese. Gli italiani non sono cambiati: i figli sarebbero tal quali i padri se fosse data loro la leva adatta. Ora invece il nostro caro Professore è scivolato sulla classica buccia di banana: demotiva con le sue parole i giovani. E poi ci lamentiamo che questi un lavoro nemmeno lo cerchino più!
Non per fare il retrò, ma ricordo che nella mia gioventù un giovane che usciva dalla scuola, anche solo da quella dell’obbligo, entrava nel mondo del lavoro con l’apprendistato, diveniva un lavoratore formato e preparato e ciò che poi faceva era fatto con grande professionalità. I nostri prodotti andavano a ruba. Oggi tutto è fatto, passatemi il termine, “alla carlona”, tanto per portare a casa un pezzo di pane. Non esiste più l’amore per il proprio lavoro e per la dignità personale e l’orgoglio che procurava.
Oggi è un valore solo l’apparenza, la dimostrazione illusoria di mostrarsi ben posizionati nella società, che intanto marcisce sempre più sotto l’erosione continua del malaffare e dell’intrigo. Con questi scenari da incubo davanti agli occhi, la nostra gioventù, il nostro futuro, sospinta anche dalle parole di chi dovrebbe invece incoraggiarla, s’avvia sulla strada della rinuncia avvilita e senza meta.
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Sono presenti 3 commenti
Il posto fisso degli altri! Non del loro!
Siamo tutti piu' poveri. E' in corso una rivoluzione epocale: ce ne vogliamo accorgere? Per anni abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilita'. In intere regioni d'Italia si sono sistemate i problemi delinquenziali e di arretratezza con l'assunzione pubblica. Ma secondo voi, un operaio oggi ha il posto fisso? Nooo! Forse un impiegato alle poste, ma i dipendenti del privato sonontutti a rischio. Apriamo gli occhi. Non facciamo discorsi da pensionati
E se queste cose che ha detto il Sig.Monti fossero ESTESE ai POLITICI e SENATORI come facciamo???????
Perchè anche LORO hanno un posto fisso e ADDIRITTURA prendono più di noi!!!!!
DIVULGATE QUESTA DOMANDA DIVULGATE!!!
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