È di 30 morti il bilancio di tre diversi attacchi, a Hilla e Baghdad, contro la comunità sciita che celebra la festa dell’Ashura. Fra le vittime diverse donne e bambini. Ancora attacchi contro attività cristiane nel nord. Lettere minatorie ai commercianti di Baghdad. Fonti di AsiaNews: campagna che colpisce quanto “è contrario alla shariah”.
Asia News -
È di 30 morti il bilancio di una serie di attacchi avvenuto ieri nell’Iraq centrale. L’attentato più sanguinoso è avvenuto nell’area di al-Nil, a nord della città di Hilla: un’autobomba è esplosa mentre transitava una processione, provocando la morte di 16 persone fra cui donne e bambini. A seguire, un doppio attacco in due zone diverse della capitale Baghdad ha provocato almeno 11 vittime, ma il bilancio potrebbe aggravarsi.
Le violenze contro la comunità sciita irakena nel mese sacro di Muharram-ul-Haram, che culminerà oggi nella festa dell’Ashura – il “lutto” per il martirio dell’imam Husayn nel 7mo secolo – seguono di pochi giorni gli attacchi contro negozi e attività di cristiani nel nord (cfr. AsiaNews 03/12/2011 Zakho, estremisti islamici irakeni assaltano negozi e proprietà dei cristiani), a conferma del clima di insicurezza e tensione che si respira nel Paese.
Da anni la festa dell’Ashura in Iraq è occasione di violenze interconfessionali fra la maggioranza sciita e la minoranza musulmana sunnita, al potere ai tempi del dittatore Saddam Hussein. La tensione si è acuita con l’invasione statunitense nel 2003 e la seguente caduta del regime. Da due anni il controllo della sicurezza è affidato alle sole forze irakene, in previsione del ritiro completo delle truppe Usa dal Paese (circa 10mila uomini, che partiranno entro fine anno). Testimoni oculari dell’attentato a Hilla raccontano che la bomba ha colpito quanti si trovavano in fondo alla processione: “si è trattato di un’esplosione terribile – riferisce un uomo – si sentivano le urla di donne, e a terra vedevo i corpi riversi di donne e bambini”.
Il 2 dicembre, invece, gli estremisti islamici hanno preso di mira negozi e attività dei cristiani nella regione del Kurdistan irakeno: a Zakho, 470 km da Baghdad, nei pressi del confine con la Turchia, un gruppo fondamentalista aizzato dal sermone dell’imam locale ha devastato decine di negozi di liquori, un albergo e centri massaggi, causando il ferimento di almeno 30 persone. Gli attacchi sono continuati anche nei giorni successivi a Dohok, dove sono stati bruciati tre negozi e un circolo appartenente ai cristiani caldei.
Fonti cristiane di AsiaNews, anonime per motivi di sicurezza, aggiungono inoltre che “anche a Baghdad negozi di liquori sono oggetto di minacce”; i gestori hanno ricevuto lettere minatorie, in cui si afferma che l’esercizio “verrà fatto saltare in aria”. Gli attacchi sono il frutto “di una campagna” che prende di mira “tutto ciò che è contrario alla shariah” promosso da islamisti che intendono radicalizzare tutto il Paese. Purtroppo, aggiunge la fonte, manca “un movimento moderato” capace di contenere la deriva fondamentalista.
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È di 30 morti il bilancio di una serie di attacchi avvenuto ieri nell’Iraq centrale. L’attentato più sanguinoso è avvenuto nell’area di al-Nil, a nord della città di Hilla: un’autobomba è esplosa mentre transitava una processione, provocando la morte di 16 persone fra cui donne e bambini. A seguire, un doppio attacco in due zone diverse della capitale Baghdad ha provocato almeno 11 vittime, ma il bilancio potrebbe aggravarsi.Le violenze contro la comunità sciita irakena nel mese sacro di Muharram-ul-Haram, che culminerà oggi nella festa dell’Ashura – il “lutto” per il martirio dell’imam Husayn nel 7mo secolo – seguono di pochi giorni gli attacchi contro negozi e attività di cristiani nel nord (cfr. AsiaNews 03/12/2011 Zakho, estremisti islamici irakeni assaltano negozi e proprietà dei cristiani), a conferma del clima di insicurezza e tensione che si respira nel Paese.
Da anni la festa dell’Ashura in Iraq è occasione di violenze interconfessionali fra la maggioranza sciita e la minoranza musulmana sunnita, al potere ai tempi del dittatore Saddam Hussein. La tensione si è acuita con l’invasione statunitense nel 2003 e la seguente caduta del regime. Da due anni il controllo della sicurezza è affidato alle sole forze irakene, in previsione del ritiro completo delle truppe Usa dal Paese (circa 10mila uomini, che partiranno entro fine anno). Testimoni oculari dell’attentato a Hilla raccontano che la bomba ha colpito quanti si trovavano in fondo alla processione: “si è trattato di un’esplosione terribile – riferisce un uomo – si sentivano le urla di donne, e a terra vedevo i corpi riversi di donne e bambini”.
Il 2 dicembre, invece, gli estremisti islamici hanno preso di mira negozi e attività dei cristiani nella regione del Kurdistan irakeno: a Zakho, 470 km da Baghdad, nei pressi del confine con la Turchia, un gruppo fondamentalista aizzato dal sermone dell’imam locale ha devastato decine di negozi di liquori, un albergo e centri massaggi, causando il ferimento di almeno 30 persone. Gli attacchi sono continuati anche nei giorni successivi a Dohok, dove sono stati bruciati tre negozi e un circolo appartenente ai cristiani caldei.
Fonti cristiane di AsiaNews, anonime per motivi di sicurezza, aggiungono inoltre che “anche a Baghdad negozi di liquori sono oggetto di minacce”; i gestori hanno ricevuto lettere minatorie, in cui si afferma che l’esercizio “verrà fatto saltare in aria”. Gli attacchi sono il frutto “di una campagna” che prende di mira “tutto ciò che è contrario alla shariah” promosso da islamisti che intendono radicalizzare tutto il Paese. Purtroppo, aggiunge la fonte, manca “un movimento moderato” capace di contenere la deriva fondamentalista.
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