Continuano le proteste a Mosca da parte di studenti, giornalisti e membri dell’opposizione che sono scesi in piazza Triumfalnaja subito dopo l’esito delle elezioni della Duma dello scorso 4 dicembre, che hanno confermato alla guida della Russia, ancora una volta, il partito “Russia Unita” di Vladimir Putin che, seppur in calo rispetto agli anni passati, ha sfiorato il 50% di preferenze.
L’ennesima vittoria del premier russo sta suscitando numerosi dubbi circa la validità del voto: anche l’Osce (l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), preoccupata per le procedure delle elezioni e per una sospetta mancanza di imparzialità nei media, invita le autorità russe a controllare il loro corretto svolgimento. A questo appello si unisce quello di Mikhail Gorbaciov, il quale chiede al governo di indire nuove elezioni legislative, giudicando "non oneste" quelle svoltesi domenica scorsa, e del popolare scrittore russo Boris Akunin, che invita a boicottare le presidenziali del prossimo marzo non considerandole “non vere elezioni”.
La vittoria di Putin gli permette di avere sempre la maggioranza nella Duma, ma vede crescere a discapito di “Russia Unita” la presenza di altri tre partiti: “Russia Giusta”, “Partito comunista (Kprf)”, “Partito liberaldemocratico (Ldpr)”. Il calo di elettori del partito putiniano non basta a mitigare le proteste dei russi, che denunciano grossi brogli e censure elettorali. Migliaia sono le persone scese in piazza nei giorni scorsi: si sono registrati numerosi scontri con le forze dell’ordine che hanno caricato la folla e arrestato circa 300 protestanti. In manette sono finiti anche membri dell’opposizione come Nemtsov, del Partito della libertà popolare, e gli attivisti di Solidarnost Ljaskin e Shnejder e del blogger Navalny. Il governo aveva già percepito la possibilità di questi incidenti, avendo già dispiegato ampie misure anti-sommossa e avendo mosso addirittura colonne di mezzi militari nella capitale moscovita.
Le proteste, che durano ormai da 5 giorni, non si fermano: per sabato è in programma una manifestazione in piazza della Rivoluzione con oltre 8.000 persone, soprattutto giovani che già da qualche giorno stanno richiamando alla partecipazione l’intera popolazione sui social network Facebook e Twitter,.
In questo clima di alta tensione Putin, ormai assoluto leader del Cremlino e definito il «nuovo zar», dopo aver dichiarato che gli elettori hanno consentito al partito di mantenere una posizione di leadership nel paese”, ha espresso il suo parere sui commenti degli altri paesi circa la validità delle elezioni. Dell’esito delle votazioni aveva infatti parlato Hillary Clinton, spiegando come "il popolo russo meriti un'inchiesta approfondita sui presunti brogli elettorali nelle elezioni politiche". Il premier russo ha detto che tali giudizi (soprattutto quelli americani) sono stati molto frettolosi, e anzi le dichiarazioni della Clinton hanno certamente incitato le proteste degli attivisti e degli oppositori. Secondo Putin, inoltre, sono stati utilizzati fondi esteri (per un importo pari a svariate centinaia di milioni di dollari) per influire sul risultato elettorale contro di lui.
In attesa del rapporto dell'Osce, il presidente Medvedev tenta di tranquillizzare il paese sulla correttezza delle norme: "Tutte le questioni che vengono sollevate adesso devono essere indagate e per questo esiste la commissione elettorale centrale, non ci sono altre procedure per compiere queste indagini". Invitando alla moderazione, ha poi aggiunto: "La cosa più importante ora è calmare i nervi e lasciare il nuovo parlamento lavorare tranquillamente".
Con una popolazione pronta a mobilitarsi ulteriormente, con un premier che continua a governare senza ostacoli e con gli occhi del mondo addosso che esortano alle giuste procedure democratiche, la Russia deve dare prova di un governo regolare e che non badi esclusivamente a priorità di natura economica, come fin qui messo in luce, in maniera quasi esclusiva, da Putin.
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La vittoria di Putin gli permette di avere sempre la maggioranza nella Duma, ma vede crescere a discapito di “Russia Unita” la presenza di altri tre partiti: “Russia Giusta”, “Partito comunista (Kprf)”, “Partito liberaldemocratico (Ldpr)”. Il calo di elettori del partito putiniano non basta a mitigare le proteste dei russi, che denunciano grossi brogli e censure elettorali. Migliaia sono le persone scese in piazza nei giorni scorsi: si sono registrati numerosi scontri con le forze dell’ordine che hanno caricato la folla e arrestato circa 300 protestanti. In manette sono finiti anche membri dell’opposizione come Nemtsov, del Partito della libertà popolare, e gli attivisti di Solidarnost Ljaskin e Shnejder e del blogger Navalny. Il governo aveva già percepito la possibilità di questi incidenti, avendo già dispiegato ampie misure anti-sommossa e avendo mosso addirittura colonne di mezzi militari nella capitale moscovita.
Le proteste, che durano ormai da 5 giorni, non si fermano: per sabato è in programma una manifestazione in piazza della Rivoluzione con oltre 8.000 persone, soprattutto giovani che già da qualche giorno stanno richiamando alla partecipazione l’intera popolazione sui social network Facebook e Twitter,.
In questo clima di alta tensione Putin, ormai assoluto leader del Cremlino e definito il «nuovo zar», dopo aver dichiarato che gli elettori hanno consentito al partito di mantenere una posizione di leadership nel paese”, ha espresso il suo parere sui commenti degli altri paesi circa la validità delle elezioni. Dell’esito delle votazioni aveva infatti parlato Hillary Clinton, spiegando come "il popolo russo meriti un'inchiesta approfondita sui presunti brogli elettorali nelle elezioni politiche". Il premier russo ha detto che tali giudizi (soprattutto quelli americani) sono stati molto frettolosi, e anzi le dichiarazioni della Clinton hanno certamente incitato le proteste degli attivisti e degli oppositori. Secondo Putin, inoltre, sono stati utilizzati fondi esteri (per un importo pari a svariate centinaia di milioni di dollari) per influire sul risultato elettorale contro di lui.
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