Ad Haiti, continua l’opera della Fondazione “Francesca Rava” in favore della popolazione colpita dal devastante terremoto di quasi due anni fa.
Radio Vaticana - In particolare, presso la Casa dei Piccoli Angeli, è stato realizzato un centro per garantire la riabilitazione dei bambini rimasti mutilati a causa del sisma. Circo 180 bambini hanno ripreso a camminare grazie alle protesi fornite dal sodalizio. Al microfono di Alessandro Gisotti, il presidente della Fondazione, Maria Vittoria Rava, si sofferma su questa iniziativa per i bambini di Haiti: ascolta
R. – Tantissimi bambini sono rimasti feriti. Quelli che sono sopravvissuti, sono fortunati, ma nella fortuna hanno spesso avuto la sfortuna di perdere, oltre alla casa, oltre alla famiglia, anche un braccio o una gamba . In Haiti, questo è ancora più grave che in qualunque altro Paese perché non esistono infrastrutture, non esiste trasporto pubblico, non esistono case nel senso proprio del termine, dove un bambino possa stendersi su un letto o sedersi per essere accudito e aiutato: è davvero un dramma grandissimo. Così, si è attivata questa macchina: abbiamo portato i primi tecnici ortopedici dall’Italia e le macchine per realizzare le protesi lì, sul posto. E padre Nik, che è nostro direttore da oltre 25 anni in Haiti e dirige tutti i nostri progetti, è stato subito molto lungimirante ed ha detto: “Guardate che bisogna immediatamente mettere queste protesi, altrimenti poi i monconi non riusciranno più a riceverle”. Soprattutto, bisogna pensare di seguirli nel tempo e di fare quindi la riabilitazione, di aiutarli, di insegnare loro a camminare, di insegnare alle famiglie come curarli.
D. – C’è qualche storia, tra le tante di questi bambini, che sintetizzi l'importanza del vostro intervento?
R. – Abbiamo seguito tanti bambini nelle tendopoli dove ora vivono e il fatto di avere una gamba con cui poter camminare è fondamentale, già solo per la sopravvivenza: lo è per poter seguire il papà, la mamma o il fratello più grande nell’intera giornata in cui si va in giro a cercare cibo. Mi ha colpito tantissimo una ragazzina che ho trovato in ospedale, in uno stato di profonda tristezza; lei diceva: “Io rivoglio la mia gamba!”. In realtà, poi, è stata salvata e recuperata nel fisico nella Casa dei piccoli angeli dove le è stata applicata la protesi. E quando ha incominciato a camminare, ci ha chiesto: “Ma veramente posso camminare? Ma allora, posso anche correre e posso ballare!”. In una situazione come questa, che io stessa non riuscivo ad accettare, perché aveva perso tutta la famiglia e oltre a questo anche la casa e oltre a questo anche una gamba, lei invece ha detto: “Che bello, posso ballare!”. E’ stato veramente molto commovente ma anche incredibile, perché nella morte c’è vita… (gf)
Radio Vaticana - In particolare, presso la Casa dei Piccoli Angeli, è stato realizzato un centro per garantire la riabilitazione dei bambini rimasti mutilati a causa del sisma. Circo 180 bambini hanno ripreso a camminare grazie alle protesi fornite dal sodalizio. Al microfono di Alessandro Gisotti, il presidente della Fondazione, Maria Vittoria Rava, si sofferma su questa iniziativa per i bambini di Haiti: ascoltaR. – Tantissimi bambini sono rimasti feriti. Quelli che sono sopravvissuti, sono fortunati, ma nella fortuna hanno spesso avuto la sfortuna di perdere, oltre alla casa, oltre alla famiglia, anche un braccio o una gamba . In Haiti, questo è ancora più grave che in qualunque altro Paese perché non esistono infrastrutture, non esiste trasporto pubblico, non esistono case nel senso proprio del termine, dove un bambino possa stendersi su un letto o sedersi per essere accudito e aiutato: è davvero un dramma grandissimo. Così, si è attivata questa macchina: abbiamo portato i primi tecnici ortopedici dall’Italia e le macchine per realizzare le protesi lì, sul posto. E padre Nik, che è nostro direttore da oltre 25 anni in Haiti e dirige tutti i nostri progetti, è stato subito molto lungimirante ed ha detto: “Guardate che bisogna immediatamente mettere queste protesi, altrimenti poi i monconi non riusciranno più a riceverle”. Soprattutto, bisogna pensare di seguirli nel tempo e di fare quindi la riabilitazione, di aiutarli, di insegnare loro a camminare, di insegnare alle famiglie come curarli.
D. – C’è qualche storia, tra le tante di questi bambini, che sintetizzi l'importanza del vostro intervento?
R. – Abbiamo seguito tanti bambini nelle tendopoli dove ora vivono e il fatto di avere una gamba con cui poter camminare è fondamentale, già solo per la sopravvivenza: lo è per poter seguire il papà, la mamma o il fratello più grande nell’intera giornata in cui si va in giro a cercare cibo. Mi ha colpito tantissimo una ragazzina che ho trovato in ospedale, in uno stato di profonda tristezza; lei diceva: “Io rivoglio la mia gamba!”. In realtà, poi, è stata salvata e recuperata nel fisico nella Casa dei piccoli angeli dove le è stata applicata la protesi. E quando ha incominciato a camminare, ci ha chiesto: “Ma veramente posso camminare? Ma allora, posso anche correre e posso ballare!”. In una situazione come questa, che io stessa non riuscivo ad accettare, perché aveva perso tutta la famiglia e oltre a questo anche la casa e oltre a questo anche una gamba, lei invece ha detto: “Che bello, posso ballare!”. E’ stato veramente molto commovente ma anche incredibile, perché nella morte c’è vita… (gf)
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