Il presidente siriano ribadisce l’esistenza di un “complotto straniero” sul Paese e incassa il sostegno dei leder religiosi musulmani. Il tentativo di far nascere un “consiglio nazionale” unitario dell’opposizione a Istanbul è naufragato per il sospetto sui Fratelli musulmani. Fra gli oppositori vi sono islamisti, nazionalisti e liberali. E poi i giovani disoccupati, che non si vedono rappresentanti in nessuno di loro.
Damasco (AsiaNews) – Il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha insistito sul fatto che le riforme sociopolitiche in corso "non sono contraddittorie con gli sforzi dello Stato per garantire la sicurezza dei cittadini", cioè le operazioni militari e di polizia contro i "gruppi terroristi armati". Ieri sera, il presidente ha ricevuto un gruppo di ulema (dignitari religiosi musulmani), accompagnati dal ministro dei beni religiosi musulmani (awqaf) e dal gran mufti e, dopo la preghiera vespertina, ha offerto loro un "iftar" (il pranzo di "rottura del digiuno"), durante il quale ha pronunciato un lungo discorso.
Ai suoi ospiti, il capo dello Stato - che parlava a braccio - ha sottolineato l'importanza dei valori religiosi e morali, e la "normalità" del vincolo tra fede e patriottismo, come pure la profonda relazione tra Islam ed arabità. Ha chiesto la cooperazione degli ulema per "rinforzare la coesione dei siriani" e "partecipare nel processo delle riforme".
Ha aggiunto che "lo Stato progredisce nel processo delle riforme con fermezza", processo che è "vitale per il futuro del Paese e delle nuove generazioni" e che deve essere "minuziosamente studiato e basato sulle rivendicazioni naturali della società".
Una volta di più, il leader siriano si è riferito al "complotto straniero" che vuole "seminare la discordia nel Paese", specialmente criticando "il ruolo patriottico delle forze armate, che proteggono i cittadini ed i beni pubblici e privati", oltre il fatto che "l'esercito incarna l'unità nazionale".
Le pressioni dall'estero, ha aggiunto il capo dello Stato, non provengono da un interesse per il bene del popolo siriano e per le riforme, come si dice in occidente, bensì della volontà di "asservire la Siria", cosa che "non succederà mai, perché il popolo siriano ha scelto l'indipendenza e non è in vendita, perché la sovranità è il suo onore e l'unità nazionale è una rocca invincibile".
Nel frattempo, continua la repressione, con numerosi morti, feriti ed arresti, specialmente nelle città di Homs e Deir ez-Zor e ad Harasta, nella periferia di Damasco.
Intanto, il tentativo avvenuto il 23 agosto a Istanbul di costituire un "consiglio nazionale" dell'opposizione, non ha creato unanimità né in Siria, né all'estero. Diversi oppositori dicono che ciò che è stato fatto nella città turca è stato preparato dai Fratelli Musulmani, con un orientamento islamista, rifiutato da gran parte di coloro che vogliono la fine del regime attuale. Del resto, una settimana fa, cioè prima dell'annuncio di Istanbul, era sorta una "Commissione generale della Rivoluzione Siriana", creata da 44 gruppi e comitati locali di coordinamento delle manifestazioni,
Il problema dell'opposizione siriana è la sua mancanza totale di unità. Ci sono, grosso modo, tre tendenze principali: quella islamista con i Fratelli Musulmani ed altri; quella nazionalista che ha formato il "Comitato nazionale per il cambiamento democratico"; quella liberale che segue la linea iniziata nel 2005 dalla "Dichiarazione di Damasco". D'altra parte, i giovani senza lavoro e disperati che hanno iniziato il movimento a Deraa il 15 marzo, seguiti da migliaia di altri nelle diverse città e tanti villaggi del Paese, non si considerano rappresentati da quelle tre tendenze né da nessun partito politico esistente.
La Lega Araba dovrebbe esaminare la situazione siriana il 27 agosto prossimo al
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