lunedì, maggio 02, 2011
L’arcivescovo emerito di Lahore chiede maggiore protezione per i fedeli, nel timore di attacchi da parte dell’ala fondamentalista pakistana. Chiuse scuole, uffici e istituti nel timore di attentati. Movimenti estremisti negano la morte del leader di al Qaeda. Per un alto esponente dei servizi segreti pakistani è una mossa elettorale di Barack Obama. Ancora due vittime cristiane.

Is
lamabad (AsiaNews) – Istituti, scuole e uffici cristiani in Pakistan hanno chiuso i battenti nel timore di attentati. Il blitz delle forze speciali statunitensi che ha portato alla morte di Osama Bin Laden potrebbe infatti scatenare la reazione dei musulmani contro la minoranza religiosa. Mons. Lawrence John Saldanha, arcivescovo emerito di Lahore, chiede maggiore protezione per i cristiani, “facile obiettivo” di possibili rappresaglie. Intanto i movimenti vicini al fondamentalismo islamico smentiscono la notizia dell’uccisione del leader di al Qaeda. La società civile è divisa fra rabbia e felicità, mentre il governo e il presidente del Pakistan stanno elaborando un comunicato “equilibrato” per evitare di esacerbare gli animi.

Dalle prime ricostruzioni emerge che Bin Laden è stato ucciso con un colpo di arma da fuoco alla testa. Insieme a lui sarebbero morte altre quattro persone. Il cadavere sarebbe nelle mani delle forze speciali Usa, anche se un funzionario statunitense ha riferito di una sepoltura in mare già effettuata “rispettando i dettami della dottrina islamica”. Diversi siti dubitano dell’autenticità della foto, definita un falso clamoroso, mentre le autorità di Islamabad negano di aver partecipato o collaborato alla preparazione del blitz.


Il movimento estremista Pakistan Tehrik-e-Taliban parla di “falsa operazione” e ritengono che Osama sia ancora vivo. Hameed Gul, ex capo dei potenti servizi segreti pakistani (Isi), mette in dubbio le immagini – “sembra troppo giovane” – e le modalità secondo cui è stata condotta l’operazione. A suo avviso si tratta di propaganda elettorale del presidente Usa: “Obama è una persona intelligente – riferisce l’ex militare – questo è un gran colpo per iniziare la campagna elettorale” per le presidenziali del 2012.


Gli analisti sono divisi: alcuni pensano che la rete del terrore verrà indebolita, altri temono un’escalation di violenze in risposta alla morte del leader fondamentalista. Fonti locali riferiscono di un vertice fra l’ambasciata Usa e altri Paesi occidentali a Islamabad, sull’ipotesi di chiusura delle sedi diplomatiche in via precauzionale.


Molti istituti, scuole e uffici cristiani hanno interrotto i lavori; la minoranza religiosa è in allerta e teme nuove violenze, dopo gli attacchi in risposta al rogo del Corano in Florida delle scorse settimane. I controlli sono stati aumentati anche davanti alle chiese, nel timore di vendette “anti-crociati”.


Mons. Lawrence Saldanha, arcivescovo emerito di Lahore, teme possibili azioni di rappresaglia contro i cristiani da parte dei movimenti estremisti. Il prelato sottolinea che il governo deve mettere in campo tutti gli sforzi per prevenire fenomeni di vendetta. Riferendosi, in particolare, alla minoranza cristiana egli parla di “facile bersaglio”, molto più semplice da colpire che gli Stati Uniti autori del blitz. Per questo sollecita “l’attuazione delle misure di sicurezza” a garanzia della minoranza.


Nonostante l'appello lanciato dal prelato, in Pakistan continuano gli omicidi contro esponenti della minoranza cristiana. Questa mattina è stato ucciso a colpi di pistola Younas Masih, un commerciante del sotto-distretto di Chak Jhumra, a Faisalabad. Due persone – con precedenti penali – sono entrate nel suo negozio e hanno chiesto delle sigarette. Al rifiuto di procedere al pagamento, sarebbe divampata una colluttazione conclusa con l’omicidio dell’uomo, freddato da alcuni proiettili.


Sarebbe invece morto per le ferite riportate in carcere Yiunas Masih (è un caso di omonimia con il precedente), in galera dal 2005 per blasfemia e condannato a morte nel 2007. Egli era oggetto di minacce di morte da parte dei compagni di cella, che lo scorso 28 aprile lo hanno attaccato al termine di una discussione. Il responsabile della prigione di Faisalabad nega ogni responsabilità. P. Mark Lucas, sacerdote a Faisalabad, punta il dito contro i funzionari del carcere, che hanno permesso “le ripetute minacce e l’attacco contro il cristiano”. Egli non avrebbe ricevuto cure mediche adeguate ed è deceduto durante il ricovero in ospedale.


(Ha collaborato Jibran Khan)

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