martedì, aprile 12, 2011
Esiste un Afghanistan diverso da quello che siamo abituati a conoscere attraverso giornali e televisioni, che del paese ci raccontano la guerra, i talebani, i kamikaze e le donne in burqa. È un Afghanistan che cerca di rinascere dopo trent’anni di distruzione e sofferenze, che guarda al futuro con lo spirito di ragazzi troppo giovani per aver conosciuto la pace e che sognano un futuro migliore.

della nostra Daniela Vitolo

I Kabul Dreams, prima band indierock afghana, oggi sono uno dei simboli della rinascita. Nata nel 2009, oggi la band è molto amata nel Paese, ha numerosi fan in occidente ed è un modello da seguire per altri giovani che vogliono dedicarsi al rock. I tre giovani membri della band, Sulayman Quardash, Siddique Ahmad e Mujtaba Habibi, hanno vissuto rispettivamente in Uzbekistan, Pakistan e Iran durante il regime dei talebani e sono tornati in Afghanistan solo da pochi anni. I talebani infatti vietarono la musica costringendo gli afghani ad abbandonare la propria importante tradizione musicale. I membri dei Kabul Dreams hanno avuto la possibilità di avvicinarsi alla musica nei paesi in cui sono cresciuti, e quando, alla fine del 2008, si sono conosciuti a Kabul, hanno scoperto di avere interessi musicali in comune ed hanno cominciato un po’ per gioco a creare testi e musiche che sarebbero diventati parte del loro primo album.

Il loro primo singolo, Crack in the radio, uscito nel 2010, racconta di una ragazza che lavora alla radio. Poiché le radio erano state abolite dai talebani e ancora oggi è molto raro che una ragazza lavori in radio o in televisione, i Kabul Dreams sono stati presentati dalla stampa internazionale come la band che sfida i talebani. I ragazzi ci tengono tuttavia a dire che non vogliono trasmettere un messaggio politico ma semplicemente desiderano dare voce ai sogni e alle speranze dei giovani afghani. Per questo cantano la pace, l’amore, la solidarietà, l’unità tra gli afghani e bandiscono dai loro testi la guerra e la sofferenza.

I Kabul Dreams sono loro stessi un messaggio di unità per il popolo afghano, spaccato al suo interno secondo linee etniche e tribali. I tre ragazzi infatti provengono da zone del paese molto distanti tra loro, appartengono a tre etnie diverse - sono un tagiko, un uzbeko e un pashtun - e parlano tre lingue diverse. Il primo album è tutto in inglese perché, come hanno detto, “abbiamo sempre ascoltato musica in inglese, così ci è venuto naturale cantare anche in inglese”. Sembra superfluo dire che questo ha permesso loro di essere ascoltati anche fuori dai confini afghani e di riuscire a far capire a chi guarda dall’esterno che i giovani afghani non sono per niente diversi da tutti gli altri. Nel secondo album, la cui uscita è prevista nei prossimi mesi, le canzoni sono invece in pashto, dari e uzbeko.

Certo il successo non risparmia loro alcuni problemi, come quello economico, giacché sono produttori di se stessi e non hanno in genere sponsor per i loro concerti, o quello tecnico, poiché non dispongono di buone sale di registrazione. Tuttavia né queste né altre difficoltà impediscono loro di continuare con passione e di progettare il futuro con entusiasmo.

Il sogno di questi ragazzi, che pochi anni fa sembrava realizzato nella creazione della prima indie-rock band afghana, è oggi quello di esportare la propria musica per far conoscere attraverso di essa un volto sconosciuto del loro Paese. Intanto ai giovani afghani dicono che, nonostante la difficile situazione in cui versa il Paese, realizzare i propri sogni è ancora possibile.

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