L’apertura del cantiere di una grande miniera di rame a pochi chilometri dalla città di Chililabombwe ha seguito la diffusione dei dati sull’aumento della produzione di questo metallo dai riflessi rossi, speranza e al tempo stesso tormento dei poveri dello Zambia.
Agenzia Misna - La nuova cava sarà gestita da due colossi del settore, la sudafricana African Rainbow Minerals (Arm) e soprattutto la brasiliana Vale, seguita anche nello Zambia da polemiche e sospetti di sfruttamento del lavoro e irresponsabilità ambientale. Secondo il presidente Rupiah Banda, ospite d’onore Venerdì alla cerimonia di apertura del cantiere, a partire dal 2012 nella miniera lavoreranno più di 1500 persone e saranno estratte ogni anno 45.000 tonnellate di rame. L’entrata in produzione del sito dovrebbe accrescere ancora di più il peso del settore minerario nell’economia nazionale. Una tendenza sottolineata di recente dal ministro delle Finanze Situmbeko Musokotwane, che ha descritto il 2010 come l’anno dei record: entro il 31 Dicembre la produzione dovrebbe superare le 720.000 tonnellate, uguagliando i livelli del 1973. Dati incoraggianti, sottolineano alcune fonti della MISNA, ma che non risolvono i problemi strutturali dell’economia dello Zambia. “La ripresa produttiva dà ossigeno alle regioni minerarie del nord – sottolinea padre Piero Milan, missionario comboniano a Lusaka – ma aggrava l’esposizione alle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime sui mercati mondiali”. Tra il 2008 e il 2009, lo Zambia è stato colpito duramente dalla crisi economica internazionale. Il crollo delle quotazioni del rame ha ridotto i margini di profitto delle imprese, in gran parte straniere, e spinto migliaia di persone a riversarsi su Lusaka in cerca di improbabili opportunità di impiego. Quest’esperienza dolorosa, sostiene padre Milan, dovrebbe spingere il governo a puntare su un’alternativa. Ci sarebbe il turismo e ci sarebbe l’agricoltura, non quella di sussistenza che dà da mangiare ai contadini ma quella meccanizzata e commerciale, in crescita nel sud grazie all’arrivo di capitali sudafricani. Scelte complesse ma necessarie, avvertono le fonti della MISNA. Tanto più che l’apertura di nuove miniere è spesso vista con sospetto dalle associazioni della società civile. Da ultimo a esprimere preoccupazione è stato il sindacato nazionale dei minatori, che ha ricordato al governo alcuni controversi precedenti di Vale in Canada. I dubbi riguardano anche le imprese cinesi, finora le più abili a inserirsi tra le maglie delle privatizzazioni avviate negli anni ’90 dopo il tramonto del socialismo di Kenneth Kaunda. “Da queste parti i cinesi sono odiati cordialmente” scherza padre Milan. Spesso, spiega, da Pechino insieme con i capitali arrivano tecnici e dipendenti. I poveri restano a guardare, ma il governo di Lusaka promette di mantenere un regime fiscale “molto competitivo”.
Agenzia Misna - La nuova cava sarà gestita da due colossi del settore, la sudafricana African Rainbow Minerals (Arm) e soprattutto la brasiliana Vale, seguita anche nello Zambia da polemiche e sospetti di sfruttamento del lavoro e irresponsabilità ambientale. Secondo il presidente Rupiah Banda, ospite d’onore Venerdì alla cerimonia di apertura del cantiere, a partire dal 2012 nella miniera lavoreranno più di 1500 persone e saranno estratte ogni anno 45.000 tonnellate di rame. L’entrata in produzione del sito dovrebbe accrescere ancora di più il peso del settore minerario nell’economia nazionale. Una tendenza sottolineata di recente dal ministro delle Finanze Situmbeko Musokotwane, che ha descritto il 2010 come l’anno dei record: entro il 31 Dicembre la produzione dovrebbe superare le 720.000 tonnellate, uguagliando i livelli del 1973. Dati incoraggianti, sottolineano alcune fonti della MISNA, ma che non risolvono i problemi strutturali dell’economia dello Zambia. “La ripresa produttiva dà ossigeno alle regioni minerarie del nord – sottolinea padre Piero Milan, missionario comboniano a Lusaka – ma aggrava l’esposizione alle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime sui mercati mondiali”. Tra il 2008 e il 2009, lo Zambia è stato colpito duramente dalla crisi economica internazionale. Il crollo delle quotazioni del rame ha ridotto i margini di profitto delle imprese, in gran parte straniere, e spinto migliaia di persone a riversarsi su Lusaka in cerca di improbabili opportunità di impiego. Quest’esperienza dolorosa, sostiene padre Milan, dovrebbe spingere il governo a puntare su un’alternativa. Ci sarebbe il turismo e ci sarebbe l’agricoltura, non quella di sussistenza che dà da mangiare ai contadini ma quella meccanizzata e commerciale, in crescita nel sud grazie all’arrivo di capitali sudafricani. Scelte complesse ma necessarie, avvertono le fonti della MISNA. Tanto più che l’apertura di nuove miniere è spesso vista con sospetto dalle associazioni della società civile. Da ultimo a esprimere preoccupazione è stato il sindacato nazionale dei minatori, che ha ricordato al governo alcuni controversi precedenti di Vale in Canada. I dubbi riguardano anche le imprese cinesi, finora le più abili a inserirsi tra le maglie delle privatizzazioni avviate negli anni ’90 dopo il tramonto del socialismo di Kenneth Kaunda. “Da queste parti i cinesi sono odiati cordialmente” scherza padre Milan. Spesso, spiega, da Pechino insieme con i capitali arrivano tecnici e dipendenti. I poveri restano a guardare, ma il governo di Lusaka promette di mantenere un regime fiscale “molto competitivo”.| Tweet |
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