La InterfaceFlor di Atlanta dal 1994 produce moquettes da materiali riciclati. Una scelta che ha portato un miliardo di dollari di profitti e risparmi per centinaia di milioni. Obiettivo: diventare entro il 2020 la prima azienda al mondo a impatto zero.
Cuneo, 14 Ottobre: Coniugare profitti e attenzione per la sostenibilità ambientale non solo è possibile ma è una via che assicura lunga vita alle imprese. La conferma viene dagli Stati Uniti dove dal 1973 ad Atlanta opera la InterfaceFlor, che ha raccontato la sua storia e la sua strategia aziendale durante i lavori dell'VIII Forum Internazionale Greenaccord per la Salvaguardia della Natura "People Building Future, confini e Valori per un vivere sostenibile" ospitato al Centro Congressi della Provincia di Cuneo.
Dal 1994, questa azienda, leader mondiale nella produzione di pavimentazioni tessili, ha deciso di ridurre l'impatto ambientale delle proprie attività industriali. Molti suoi clienti (soprattutto architetti della West Coast statunitense) chiedevano prodotti più ecologicamente sostenibili. Da lì è nata la sfida del presidente e fondatore dell'azienda, Ray Anderson, di diventare la prima impresa a impatto zero del mondo.
"Molti all'epoca ci hanno preso per pazzi o, al massimo, per ingenui", racconta Ramon Arratia, responsabile Sostenibilità dell'azienda. Ma i risultati economici gli hanno dato ragione: oggi la InterfaceFlor ha il 30% del mercato globale di moquettes modulari e profitti per un miliardo di dollari. Il merito? Aver anticipato temi divenuti oggi drammaticamente attuali. L'obiettivo è ambizioso: diventare entro il 2020 un'azienda a emissioni zero. Finora, utilizzando materiali riciclati per produrre le nuove moquettes, si sono ridotte del 71% le emissioni di gas nell'atmosfera,del 72% il consumo di acqua per unità di produzione, del 44% il consumo di energia nelle sue fabbriche. Il tutto ha comportato anche un risparmio nei costi di produzione di 372 milioni di dollari, che si aggiungono ai 405 milioni risparmiati utilizzando scarti industriali per i propri prodotti. Tra l'altro, l'energia usata nei tre stabilimenti europei (Nord Irlanda, Gran Bretagna e Olanda) è totalmente proveniente da fonti rinnovabili.
"Inoltre -spiega ancora Arratia - abbiamo invitato i dipendenti delle nostre sedi a calcolare le emissioni di CO2 prodotte nei loro spostamenti quotidiani per motivi di lavoro e a compensarle con progetti di eliminazione dell'anidride carbonica".
Risultati che permettono di bollare come 'spazzatura' le posizioni di quanti ritengono impossibile ottenere profitti investendo nella sostenibilità ambientale, in particolare in questi anni di crisi economica. "Se non avessimo investito in tal senso non avremmo raggiunto performance economiche altrettanto brillanti. In più, ormai tutto il mondo ci conosce per la nostra scelta e la nostra immagine è migliorata enormemente. Il che si è tradotto in più vendite".
Cuneo, 14 Ottobre: Coniugare profitti e attenzione per la sostenibilità ambientale non solo è possibile ma è una via che assicura lunga vita alle imprese. La conferma viene dagli Stati Uniti dove dal 1973 ad Atlanta opera la InterfaceFlor, che ha raccontato la sua storia e la sua strategia aziendale durante i lavori dell'VIII Forum Internazionale Greenaccord per la Salvaguardia della Natura "People Building Future, confini e Valori per un vivere sostenibile" ospitato al Centro Congressi della Provincia di Cuneo.Dal 1994, questa azienda, leader mondiale nella produzione di pavimentazioni tessili, ha deciso di ridurre l'impatto ambientale delle proprie attività industriali. Molti suoi clienti (soprattutto architetti della West Coast statunitense) chiedevano prodotti più ecologicamente sostenibili. Da lì è nata la sfida del presidente e fondatore dell'azienda, Ray Anderson, di diventare la prima impresa a impatto zero del mondo.
"Molti all'epoca ci hanno preso per pazzi o, al massimo, per ingenui", racconta Ramon Arratia, responsabile Sostenibilità dell'azienda. Ma i risultati economici gli hanno dato ragione: oggi la InterfaceFlor ha il 30% del mercato globale di moquettes modulari e profitti per un miliardo di dollari. Il merito? Aver anticipato temi divenuti oggi drammaticamente attuali. L'obiettivo è ambizioso: diventare entro il 2020 un'azienda a emissioni zero. Finora, utilizzando materiali riciclati per produrre le nuove moquettes, si sono ridotte del 71% le emissioni di gas nell'atmosfera,del 72% il consumo di acqua per unità di produzione, del 44% il consumo di energia nelle sue fabbriche. Il tutto ha comportato anche un risparmio nei costi di produzione di 372 milioni di dollari, che si aggiungono ai 405 milioni risparmiati utilizzando scarti industriali per i propri prodotti. Tra l'altro, l'energia usata nei tre stabilimenti europei (Nord Irlanda, Gran Bretagna e Olanda) è totalmente proveniente da fonti rinnovabili.
"Inoltre -spiega ancora Arratia - abbiamo invitato i dipendenti delle nostre sedi a calcolare le emissioni di CO2 prodotte nei loro spostamenti quotidiani per motivi di lavoro e a compensarle con progetti di eliminazione dell'anidride carbonica".
Risultati che permettono di bollare come 'spazzatura' le posizioni di quanti ritengono impossibile ottenere profitti investendo nella sostenibilità ambientale, in particolare in questi anni di crisi economica. "Se non avessimo investito in tal senso non avremmo raggiunto performance economiche altrettanto brillanti. In più, ormai tutto il mondo ci conosce per la nostra scelta e la nostra immagine è migliorata enormemente. Il che si è tradotto in più vendite".
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