martedì, ottobre 19, 2010
È ancora presto per tirare una conclusione, tanti segnali positivi, si va in direzione di un rafforzamento dell’unità dei cattolici in Medio Oriente al di là delle differenti tradizioni delle Chiese orientali ‘sui iuris’.

Agenzia Misna - Alla MISNA che lo raggiunge telefonicamente, il ministro generale dei Frati minori, Fra José Rodriguez Carballo, risponde all’inizio della seconda settimana di lavori dell’Assemblea per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi. Dopo una prima settimana in cui il Sinodo ha manifestato “come la verità sia molto poliedrica”, una “grande pluralità nell’unità”, ma anche “sinfonia a volte sembrata cacofonia” – sottolinea Carballo - in questa seconda settimana “comincia a mostrare buoni frutti che alla fine si potrebbero raccogliere”. Così, secondo Fra José, “il Sinodo potrà sicuramente essere una chiamata per lavorare alla pace e alla giustizia, temi presenti in questi giorni sebbene l’attenzione sia dedicata soprattutto agli aspetti pastorali”. E’ indubbio, continua il ministro generale dei Frati minori, che ci siano temi dai quali non si può prescindere parlando di Medio Oriente: la questione israelo-palestinese, la corsa agli armamenti di diversi paesi della regione, le crisi tra Israele e la Siria, e tra Israele e il Libano, la questione dell’emigrazione dei cristiani. “Il Sinodo – dice – può costituire un momento di rafforzamento dei cattolici, che possono a loro volta diventare attori protagonisti, ancor più di quanto non lo siano adesso, nel dialogo ecumenico, in quello interreligioso, nella ricerca di una soluzione ai tanti problemi dell’area, culla della cristianità. “Il Sinodo si concluderà – continua Fra José – con una condanna della violenza in tutte le sue forme e da qualunque posto essa provenga, e fisserà le linee guida all’interno delle quali i cattolici opereranno”. Una minoranza unita e attiva soprattutto sul fronte del dialogo, come sta già avvenendo: “Visitando la Terra Santa, il Papa è stato molto chiaro” conclude il ministro generale. “Gerusalemme è madre di molti figli e i cristiani non solo non devono scomparire da questa terra, ma devono essere ancor più propositivi perché hanno un ruolo da giocare e non possono tacere nell’ambito del dialogo ecumenico e in quello interreligioso”.


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