Don Cozzi: «continuiamo il percorso verso la verità». Appello di “Libera. Associazione, nomi e numeri contro le mafie”, al Consiglio superiore della magistratura e al suo presidente Giorgio Napolitano, perché chiarisca i punti ancora oscuri sull’omicidio di Elisa Claps.
Liberainformazione - “Con questa lettera – ha detto il referente dell’associazione per la Basilicata, don Marcello Cozzi - continuiamo il percorso che avevamo annunciato verso la verità. Noi non ci fermiamo e continuiamo a chiedere giustizia.
Abbiamo deciso di rivolgerci al Csm – ha chiarito don Cozzi – perché nelle indagini sull’omicidio di Elisa ci sono passaggi mai chiariti e vogliamo che finalmente sia fatta luce. Ribadiamo con forza quanto già affermato in passato sull’inopportunità che un pm antimafia sia sposata ad un uomo che in passato ha avuto contatti telefonici con uomini della ’ndrangheta. E ancora ci chiediamo: come può, alla luce di quei fatti, continuare ad esercitare la professione di giudice?
A noi non interessa che la giustizia dica che questo non è reato perché si tratta di una questione di opportunità. Paolo Borsellino aveva detto: “C’è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No. La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le Istituzioni hanno il dovere di estromettere uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali”.
Ci rivolgiamo al presidente Napolitano – ha continuato
il coordinatore di Libera - perché è l’unico che ci dà garanzie. In lui abbiamo fiducia e per questo gli chiediamo di aiutarci a chiarire quali e quanti livelli di copertura hanno permesso che l’omicidio di Elisa Claps rimanesse impunito per 17 lunghi anni. Le leggerezze e i
depistaggi del 1993 hanno condizionato le indagini alla base. Se gli investigatori di Salerno oggi hanno difficoltà, è per il lavoro svolto 17 anni fa.
Nessuno vuole essere il giustizialista di nessuno ma è importante che inizi a passare l’idea che la verità giudiziaria non sempre coincide con la verità storica. E nel caso di Elisa abbiamo la forte percezione che la verità giudiziaria non ha dato nessuna risposta, anzi – ha concluso don Cozzi - spesso ha rappresentato la pietra tombale che è stata messa sulla verità dei fatti”.
Liberainformazione - “Con questa lettera – ha detto il referente dell’associazione per la Basilicata, don Marcello Cozzi - continuiamo il percorso che avevamo annunciato verso la verità. Noi non ci fermiamo e continuiamo a chiedere giustizia.Abbiamo deciso di rivolgerci al Csm – ha chiarito don Cozzi – perché nelle indagini sull’omicidio di Elisa ci sono passaggi mai chiariti e vogliamo che finalmente sia fatta luce. Ribadiamo con forza quanto già affermato in passato sull’inopportunità che un pm antimafia sia sposata ad un uomo che in passato ha avuto contatti telefonici con uomini della ’ndrangheta. E ancora ci chiediamo: come può, alla luce di quei fatti, continuare ad esercitare la professione di giudice?
A noi non interessa che la giustizia dica che questo non è reato perché si tratta di una questione di opportunità. Paolo Borsellino aveva detto: “C’è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No. La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le Istituzioni hanno il dovere di estromettere uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali”.
Ci rivolgiamo al presidente Napolitano – ha continuato
il coordinatore di Libera - perché è l’unico che ci dà garanzie. In lui abbiamo fiducia e per questo gli chiediamo di aiutarci a chiarire quali e quanti livelli di copertura hanno permesso che l’omicidio di Elisa Claps rimanesse impunito per 17 lunghi anni. Le leggerezze e i
depistaggi del 1993 hanno condizionato le indagini alla base. Se gli investigatori di Salerno oggi hanno difficoltà, è per il lavoro svolto 17 anni fa.
Nessuno vuole essere il giustizialista di nessuno ma è importante che inizi a passare l’idea che la verità giudiziaria non sempre coincide con la verità storica. E nel caso di Elisa abbiamo la forte percezione che la verità giudiziaria non ha dato nessuna risposta, anzi – ha concluso don Cozzi - spesso ha rappresentato la pietra tombale che è stata messa sulla verità dei fatti”.
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