venerdì, settembre 03, 2010
Un invito all’unità nazionale per contrastare quella che è stata definita la “principale minaccia alla pace e alla libertà dei messicani” è stato lanciato nella notte dal presidente messicano Felipe Calderon nel suo messaggio annuale alla Nazione.

Agenzia Misna - Le parole del presidente sono circolate mentre nel paese è in corso un vivace dibattito sull’intollerabile livello di violenza registrato negli ultimi anni, per la prima volta riconosciuto pubblicamente anche dal governo. Per questo, il capo di Stato ha invitato il Parlamento e gli Stati delle federazione messicana ad approvare le modifiche (al sistema giudiziario, a quello militare e della sicurezza) necessarie per dotare le istituzioni di strumenti più efficaci per combattere il crimine legato al narcotraffico.
Quasi contemporaneamente al discorso di Calderon, i mezzi di comunicazione messicani diffondevano la notizia di un’intensa sparatoria tra presunti narcotrafficanti e militari avvenuta nello Stato di Nuevo Leon, al confine col Messico, teatro, insieme a quello confinante di Tamaulipas, negli ultimi sei mesi di una fiammata di violenze criminali, apparentemente da imputare alla guerra tra due dei cartelli (‘Los Zetas’ e ‘del Golfo’) che gestiscono il trasporto della droga verso gli Stati Uniti. Secondo un comunicato dell’esercito, almeno 25 criminali sarebbero stati uccisi nello scontro che avrebbe permesso di liberare tre persone rapite e sequestrare un ingente quantitativo di armi e droga. Secondo bilanci dello stesso governo messicano dall’arrivo di Calderon al governo, la guerra al narcotraffico ha provocato dal 2006 ad oggi almeno 28.000 morti e danni economici per 10 miliardi di dollari, pari all’1,2% del prodotto interno lordo (Pil) nazionale.

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