Una ragazza “dal cuore cristallino”, “dall’amore grande come l’oceano”: così mons. Angelo Amato ha descritto, nella sua omelia, la Venerabile serva di Dio, Chiara Luce Badano, da oggi Beata. La cerimonia di beatificazione si è tenuta questo pomeriggio nel Santuario Romano del Divino Amore con la partecipazione di migliaia di persone venute da diversi Paesi del mondo. Il Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi ha definito questa giovane legata al Movimento dei Focolari- morta a soli 19 anni per un osteosarcoma - “una missionaria di Gesù, un’apostola del Vangelo”, colei che “ci invita a ritrovare la freschezza e l’entusiasmo della fede”.
R. – Una fede nell’amore di Dio: “Dio mi ama immensamente”. Di qui, la necessità di ricambiarlo: fare la volontà di Dio. L’ascolto della Parola di Dio l’ha conquistata fin da quando utilizza il Vangelo donatole in occasione della Prima Comunione. Poi, lo sviluppo della valorizzazione della Parola di Dio e dell’Eucaristia: sono state quelle le fonti principali della sua formazione, dando un esempio di serenità, di pace, di perseveranza che il Signore ha ricambiato dandole il centuplo, cioè la certezza del Paradiso, quella felicità per cui conclude la vita mettendo la mano sul capo della mamma e dicendo: “Ciao, mamma, sii felice perché io lo sono!”.
D. – Chiara aveva il soprannome di “Luce”, che le era stato dato da Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari: perché?
R. – Rispecchiava l’azione dello Spirito Santo su di lei. La luminosità del suo sorriso, dei suoi occhi, della sua disponibilità agli altri, del suo apostolato, del suo impegno nel donare tutto quello che aveva per i bambini dell’Africa, cosa che fede ripetutamente: i regali della Prima Comunione, poi quelli dei 18 anni e effettivamente poco dopo il 2000 abbiamo potuto realizzare due centri nel Benin proprio servendoci dei suoi primi doni per l’Africa.
D. – Mons. Maritano, cosa l’ha spinta a promuovere il processo di Beatificazione di Chiara?
R. – La certezza che fosse una ragazza veramente impegnata nella sua graduale santificazione, nell’apostolato che svolgeva, nella testimonianza di fede incrollabile, una fiducia incrollabile in Dio! L’amore così vicino a Gesù Cristo per cui tutto diventava l’occasione di un dialogo con lei: tutto questo mi assicurava un livello di virtù non comune! Non potevo tenere chiuso in una piccola diocesi, come quella di Acqui con 150 mila abitanti, una testimonianza così importante: di giorno in giorno si moltiplicano le risonanze della sua statura morale e spirituale. Tantissime persone mi hanno detto: “Mi ha cambiato la vita!”.
D. – A distanza di 20 anni dalla sua morte, cosa ci dice oggi, Chiara?
R. – Dice l’attualità dei valori per i quali lei è vissuta, quindi un messaggio per i giovani. Un’espressione sua: “Vorrei passare loro la fiaccola, come alle Olimpiadi, perché la vita è una sola e vale la pena di spenderla bene”. Può essere una bella testimonianza per animare i giovani a santificare il tempo dello studio come il tempo del gioco, dello sport, in unione con Gesù: e tutto questo da un senso di gioia, di apertura alla vita e di apertura alla vita soprannaturale.
D. – Mons. Maritano, lei ha conosciuto personalmente Chiara Badano: c’è un episodio che lei vuole ricordare ai nostri microfoni?
R. – Io ho visitato, nella mia vita, tantissimi malati, ma il discorso normale con i malati era sentire come va la salute, come va la malattia, eccetera. Con lei no, perché con lei bisogna subito orientarsi nel parlare della Chiesa: era innamorata della Chiesa, perché non si può non essere innamorati quando si vuole immensamente bene a Gesù.
D. – Chiara aveva il soprannome di “Luce”, che le era stato dato da Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari: perché?
R. – Rispecchiava l’azione dello Spirito Santo su di lei. La luminosità del suo sorriso, dei suoi occhi, della sua disponibilità agli altri, del suo apostolato, del suo impegno nel donare tutto quello che aveva per i bambini dell’Africa, cosa che fede ripetutamente: i regali della Prima Comunione, poi quelli dei 18 anni e effettivamente poco dopo il 2000 abbiamo potuto realizzare due centri nel Benin proprio servendoci dei suoi primi doni per l’Africa.
D. – Mons. Maritano, cosa l’ha spinta a promuovere il processo di Beatificazione di Chiara?
R. – La certezza che fosse una ragazza veramente impegnata nella sua graduale santificazione, nell’apostolato che svolgeva, nella testimonianza di fede incrollabile, una fiducia incrollabile in Dio! L’amore così vicino a Gesù Cristo per cui tutto diventava l’occasione di un dialogo con lei: tutto questo mi assicurava un livello di virtù non comune! Non potevo tenere chiuso in una piccola diocesi, come quella di Acqui con 150 mila abitanti, una testimonianza così importante: di giorno in giorno si moltiplicano le risonanze della sua statura morale e spirituale. Tantissime persone mi hanno detto: “Mi ha cambiato la vita!”.
D. – A distanza di 20 anni dalla sua morte, cosa ci dice oggi, Chiara?
R. – Dice l’attualità dei valori per i quali lei è vissuta, quindi un messaggio per i giovani. Un’espressione sua: “Vorrei passare loro la fiaccola, come alle Olimpiadi, perché la vita è una sola e vale la pena di spenderla bene”. Può essere una bella testimonianza per animare i giovani a santificare il tempo dello studio come il tempo del gioco, dello sport, in unione con Gesù: e tutto questo da un senso di gioia, di apertura alla vita e di apertura alla vita soprannaturale.
D. – Mons. Maritano, lei ha conosciuto personalmente Chiara Badano: c’è un episodio che lei vuole ricordare ai nostri microfoni?
R. – Io ho visitato, nella mia vita, tantissimi malati, ma il discorso normale con i malati era sentire come va la salute, come va la malattia, eccetera. Con lei no, perché con lei bisogna subito orientarsi nel parlare della Chiesa: era innamorata della Chiesa, perché non si può non essere innamorati quando si vuole immensamente bene a Gesù.
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