del nostro collaboratore Stefano Buso
Cambogia - Kaing Guek Eav, noto alle cronache con il nomignolo“Duch”, è stato condannato da un tribunale speciale della Cambogia a 35 anni di carcere, ridotti alla fine in maniera discutibile. Il compagno Duch era il “direttore” dell’orribile S-21, lager dove furono torturate e uccise oltre 15.000 persone: uomini, donne e persino bambini piccoli. S-21 era uno dei tanti centri di detenzione e purificazione creati fra il 1975 e il 1979 dall’altro illuminato compagno, Pol Pot. Un carnefice spietato, assetato di sangue, senza scrupoli, che perpetrò un sistematico sterminio di massa. Egli fu l’ideatore dell’anno zero: dal quel momento in poi le cose per il paese sarebbero cambiate. E mutarono, infatti, ma nella peggiore delle previsioni possibili. Pot iniziò le sue nefandezze svuotando la capitale – Phnom-Penh – costringendo così migliaia di persone ad andare a lavorare nei campi. Lavorare suona come un rassicurante eufemismo, poiché la gente fu ridotta in schiavitù. E altri finirono nei campi di sterminio, come l’S-21 del compagno“Duch”. L’anno zero fu in realtà una sorta di lobotomia premeditata che convogliò il paese nel terrore e lo allontananò dal mondo.Nel 1997, poco prima che morisse Pol Pot, l’Onu instaurò accordi con la Cambogia, raggiungendo un accordo formale solo nel 2003. Queste intese erano nate per realizzare i tribunali incaricati di giudicare e condannare gli ex-leader Khmer Rossi rei di stermini e sevizie. In Cambogia, nella seconda metà dei ’70, furono massacrate quasi due milioni di persone, vittime della follia del compagno Pot e suoi aguzzini. Mr. Kaing Guek Eav faceva parte di quella spettrale macchina semina-morte e contribuì consciamente ad oliarla e a renderla efficiente.
Certo, nella gabbia vitrea del tribunale che lo processava, l’ex insegnante di matematica “Duch” si è difeso asserendo di essere un mero esecutore del tiranno Pot. Frottole che in ogni caso non hanno convinto i giudici cambogiani. Kaing Guek Eav si è visto così condannare a 35 anni di carcere, pena poi ridotta a cinque, perché detenuto in modo illegale, e in parte già scontati. La sentenza non è piaciuta ai familiari delle vittime del boia che speravamo in una maggior severità.
Quel che è certo è che “Duch”, dopo la condanna che sconterà (speriamo tutta!), sarà giudicato da un altro tribunale, quello della storia e degli uomini. Un’altra pagina pietosa dell’umanità sembra essersi chiusa. Quanti esseri umani dovranno ancora capitolare nel nome di stolte ideologie e deliri d’onnipotenza?
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