sabato, aprile 03, 2010
A Gerusalemme, stamani, è già risuonato l’Alleluja pasquale. Un momento di straordinaria intensità e al tempo stesso un evento che rinnova l’invocazione per la pace in Terra Santa. Sulla Veglia mattutina nella Basilica del Santo Sepolcro, ci riferisce da Gerusalemme Sara Fornari.

RadioVaticana - La prima celebrazione della Pasqua del Signore avviene nel cuore della Città Santa, e si svolge nel luogo stesso della Resurrezione, l’Anastasis, come la chiamano i greci. La liturgia pasquale è solenne e raccolta, secondo il Rito Romano: con la benedizione del fuoco nuovo ai piedi del Calvario, la preghiera sul cero pasquale, le otto letture in latino e la proclamazione del Vangelo davanti alla Tomba del Risorto. L’annuncio del preconio ha risuonato nelle arcate della maestosa Basilica già poco dopo le 6 e 30 ora locale. E’ per ragioni di status quo – il regolamento che stabilisce i turni delle comunità latina, greco-ortodossa e armena in questo luogo santo – che la Basilica della Resurrezione ha il primato nel celebrare la vittoria della vita sulla morte. Presieduta dal patriarca di Gerusalemme dei Latini, mons. Fouad Twal, la Veglia Pasquale si è svolta intorno all'altare posto davanti all’edicola che custodisce la Tomba vuota. Vi hanno partecipato circa 200 fedeli, soprattutto religiosi locali e pochi pellegrini. Solo scortati dalla polizia israeliana frati francescani e chierici hanno potuto raggiungere la Basilica. La Città Vecchia infatti è ancora transennata a motivo del grande afflusso di ortodossi. Centinaia di pellegrini giunti dalla Grecia e dall’Est Europa si affollano nelle vie circostanti la Basilica, in attesa di partecipare alla cerimonia del Fuoco santo, la luce che secondo la tradizione nasce nel Sepolcro nel giorno della Resurrezione. Nella Gerusalemme ancora avvolta nel silenzio del sabato che conclude la Pasqua ebraica, è già risuonato l’annuncio pasquale: Surrexit! Non è qui, è risorto. E presto per le vie della città si udrà il saluto in lingua araba e greca: Ha Massiah qam, Christos anèsti, Cristo è Risorto!

Su come i fedeli stanno vivendo questa Pasqua a Gerusalemme e nei Luoghi Santi, Luca Collodi ha intervistato padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa:
R. – La speranza è che Gesù che muore e risorge proprio qui a Gerusalemme, proprio qui da Gerusalemme, possa anche invitare tutti gli uomini che vivono qui a vivere in maniera più riconciliata e più serena tra loro.

D. – Padre Pizzaballa, come si è svolta la Settimana Santa a Gerusalemme?
R. – La liturgia di Gerusalemme, durante la Settimana Santa, è una liturgia mobile, ci si sposta da luogo a luogo proprio per ricordare diversi eventi: Getsemani, Cenacolo, Santo Sepolcro, Monte degli Ulivi e così via.

D. – Qual è il messaggio pasquale per i cristiani che parte della Terra Santa?
R. – Non è una memoria di ciò che è accaduto duemila anni fa proprio qui. E’ anche questo sicuramente, ma è una consegna, uno slancio di andare là dove Gesù ci precede, e ci precede ovunque in Galilea, ma in tutto il mondo. E il messaggio di Pasqua è proprio questo: è un messaggio di gioia e di pace; Gesù che entra nel cenacolo e dice ai discepoli spaventati, nonostante tutto: “Pace a voi”.

D. – La Pasqua richiama sempre molti pellegrini in Terra Santa. Questo può aiutare la comunità cristiana locale?
R. – Certamente sì, la Città vecchia di Gerusalemme “scoppia” e le previsioni sono molto buone da questo punto di vista, per cui si prevede, oltre che il ritorno dei pellegrini, anche il ritorno di opportunità di lavoro per molte famiglie.

D. – Padre Pizzaballa, sul piano politico la crisi mediorientale sembra aggravarsi...
R. – La situazione non è buona sicuramente. C’è un deterioramento nelle relazioni tra israeliani e palestinesi qui in Terra Santa e più in generale in tutto il Medio Oriente c’è un clima sicuramente di tensione ed anche di stanchezza. Quindi, non prevedo, a breve, o a medio termine, grandi cambiamenti in senso positivo, purtroppo. Vorrei dirlo, ma con sano realismo cristiano devo dire che non si intravedono. Ci dovrà essere sicuramente una pressione internazionale, un minimo di maggiore stabilità, che, però, credo tarderanno a venire: non si vedono all’orizzonte.

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